{"id":19504,"date":"2014-02-10T03:40:18","date_gmt":"2014-02-10T01:40:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=19504"},"modified":"2014-02-10T03:40:18","modified_gmt":"2014-02-10T01:40:18","slug":"is-the-man-who-is-tall-happy-di-michel-gondry-berlinale-64-panorama-dokumente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/festivalcinema\/berlinale64\/is-the-man-who-is-tall-happy-di-michel-gondry-berlinale-64-panorama-dokumente.html","title":{"rendered":"Is The Man Who Is Tall Happy? di Michel Gondry:  Berlinale 64 \u2013 Panorama Dokumente"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Cos\u2019ha fatto Michel Gondry per due anni e passa, nei ritagli di tempo della lavorazione di <strong>The Green Hornet<\/strong> e <strong>La schiuma dei giorni<\/strong>? \u00c8 presto detto: passava le serate ad animare col pennarello le sue conversazioni con Noam Chomsky. Il progetto di questo documentario solo all\u2019apparenza strampalato nacque quasi per caso, e si \u00e8 protratto per molto tempo a mo\u2019 di svago di lusso per il regista di <strong>Eternal Sunshine of the Spotless Mind<\/strong>, che a un dato momento ha deciso di accelerarne la lavorazione per il timore \u2013 esplicitato nel film: scritto in inglese a penna e letto con un pesantissimo accento gallico \u2013 che Noam morisse. Noam nel frattempo non \u00e8 morto, il documentario gli \u00e8 piaciuto e a detta di Gondry l\u2019ha visto tre volte invitando nipotini, parenti e amici.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u00a0<span style=\"font-size: medium;\">A partire dal 2010, Gondry ha fatto regolarmente visita al linguista statunitense, armato di carta, penna, audioregistratore e cinepresa Bolex 16 mm. Lo ha intervistato pi\u00f9 o meno a braccio, e tra una sessione e l\u2019altra ha tradotto in immagini \u2013 disegnate a mano, con pennarelli fosforescenti \u2013 le amene chiacchierate col teorico della grammatica generativa. Immagini che molto spesso hanno funzionato meglio delle parole per pungolare il pensatore e fargli capire di aver capito. Quanto a Chomsky in carne e ossa, appare ogni tanto nella selva di disegnetti, accompagnato dal chiasso meccanico della Bolex riportata in vita.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: medium;\">Chi si aspetta un documentario organico e militante, che descriva per filo e per segno teorie e modus vivendi dell\u2019anarchico Chomsky, rester\u00e0 deluso. Il film \u00e8 altro: intuitivo, raffazzonato (solo in superficie) e tenero come le migliori pagine cinematografiche di Gondry, ma anche limpido quando lascia parlare il filosofo e si limita a trasformare, con una letteralit\u00e0 spiazzante, i suoi concetti in linee colorate. Nell\u2019affrontare un campo sterminato come quello del pensiero chomskiano, il candore di Michel Gondry \u00e8 perfetto per mettere lo spettatore a proprio agio e neutralizzare la patina seriosa di alcuni concetti accademici a colpi d\u2019immaginario infantile, da quadernetto delle elementari. E quando il regista ha l\u2019impudenza di porre anche domande personali, ad esempio sulla moglie di Chomsky passata a miglior vita, all\u2019imbarazzo e alla reticenza del professore si accompagna una sequenza di disegni che ricorda il finale de <strong>L\u2019arte del sogno<\/strong> (2006). Al che si ha la netta impressione che a unire regista e intervistato sia la rara capacit\u00e0 di porsi domande che nessuno si era mai posto prima, oltre alla volont\u00e0 pazzerella di smontare l\u2019astratto, ravanare nell\u2019impensabile, restare fedele ai sogni.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gondry intervista Noam Chomsky e disegna &#8211; a mano &#8211; quel che sente. Un documentario unico.<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[209,191],"tags":[],"class_list":["post-19504","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-berlinale64","category-festivalcinema"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19504","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19504"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19504\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19504"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19504"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19504"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}