{"id":19585,"date":"2014-02-14T00:05:00","date_gmt":"2014-02-13T22:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=19585"},"modified":"2014-02-19T17:02:38","modified_gmt":"2014-02-19T15:02:38","slug":"boyhood-di-richard-linklater-berlinale-64-concorso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/covercinema\/boyhood-di-richard-linklater-berlinale-64-concorso.html","title":{"rendered":"Boyhood di Richard Linklater &#8211; Berlinale 64 &#8211; Concorso"},"content":{"rendered":"<p><strong>Richard Linklater<\/strong> ha realizzato <strong>Boyhood<\/strong> con rigore, a partire dell&#8217;estate del 2002 fino all&#8217;ottobre del 2013, filmando\u00a0 una volta all&#8217;anno i protagonisti di questa vicenda famigliare. Il film \u00e8 la storia di Mason, figlio di una coppia divorziata interpretata da <strong>Ethan Hawke<\/strong> e <strong>Patricia Arquette<\/strong>, un racconto di formazione osservato dal regista americano durante quasi dodici anni di vita e con l&#8217;utilizzo degli stessi attori, nel tentativo di cogliere mutazioni intime, fisiche e anche storiche, ma sopratutto con l&#8217;intenzione di mettere insieme una sequenza di istanti senza marcature temporali evidenti se non quelle esplicitate dai cambiamenti del &#8220;visibile&#8221;.<\/p>\n<p>In questo senso Boyhood rinuncia allo sviluppo narrativo, come succede in molti film di Linklater, cercando la verit\u00e0 al di l\u00e0 del racconto e nei piccoli eventi quotidiani.<\/p>\n<p>Il suo cinema somiglia allora sempre di piu\u00a0a quello\u00a0spazio di congiunzione virtuale definito come puro luogo del possibile, non luoghi insomma, come il deserto nell&#8217;ultimo frammento di Boyhood, dove i personaggi possono intraprendere qualsiasi direzione o sospendere il tempo, in virt\u00f9 del loro percorso identitario. La stessa deriva che caratterizza il movimento di Jesse Wallace e Celine lungo la trilogia a loro dedicata, incluso il sottovalutato <em>Before Midnight<\/em>, film completamente deambulatorio e allo stesso tempo di parola, ma dove il soliloquio (come in <em>Waking Life<\/em> o nell&#8217;adattamento da Dick di A Scanner Darkly) \u00e8 un sistema ridondante e un labirinto di possibili sviluppi narrativi, che si nega e si disfa continuamente in un minuzioso e minimale gioco combinatorio, dove gli attori sono lasciati liberi di gestire le loro reazioni, il rapporto con gli altri e anche l&#8217;andamento del dialogo.<\/p>\n<p>Che Linklater insegua un sogno quasi alla <strong>Jonas Mekas<\/strong>, nell&#8217;idea di &#8220;documentare&#8221; lo spazio famigliare come luogo &#8220;fisico&#8221; di sovrimpressione della memoria, \u00e8 chiaro sin da <em>It&#8217;s Impossible to Learn to Plow by Reading Books<\/em>, il suo primo lungometraggio girato in super 8, viaggio diaristico attraverso gli Stati Uniti intrapreso per cogliere l&#8217;essenza di un paese attraverso incontri, personaggi ed eventi occasionali.<br \/>\nMa quello che nella serie &#8220;Before&#8230;&#8221; si spalmava su tre blocchi temporali circoscritti, pur indagando una mutazione che era anche quella degli attori coinvolti, in Boyhood viene concentrato e letteramente sovrimpresso sul volto e sul corpo di<strong> Ellar Coltrane<\/strong>, vera e propria testimonianza in divenire, che si pianta sulla nostra memoria a breve termine\u00a0 durante le due ore e mezza del film, in una relazione miracolosa tra cambiamento e piccoli grandi eventi quotidiani.<\/p>\n<p>Linklater riesce a mantenere un&#8217;impressionante coerenza interiore in un cinema fatto sostanzialmente di gesti e piccoli istanti senza un climax, una doppia velocita costituita dal nostro sguardo che ripercorre questa contrazione di dodici anni ricostruendola secondo un processo di libera associazione, e\u00a0 riflessa, per esempio, non solo su Mason ma anche\u00a0 sul progressivo e dolente invecchiamento di <strong>Patricia Arquette<\/strong>, sottoposta ad un travaso di energia da madre a figlio, che a un certo punto diventa visibile proprio tra le\u00a0 rughe e sul corpo dell&#8217;attrice.<\/p>\n<p>Non si tratta semplicemente di un pedinamento, o del sogno Truffautiano di raccontare 20 anni di vita di Antoine Doinel, il processo qui sembra avvicinarsi al cinema sperimentale e famigliare di cui si parlava, non tanto per la scelta di formati, prassi e strumenti che in questo caso appartengono ad un cinema\u00a0pi\u00f9 tradizionale, ma per il risultato a cui si giunge, quello di un poderoso e allo stesso tempo, quotidiano sistema di relazioni, nomi, luoghi che emergono da un percorso frammentato ma ad un certo punto,\u00a0 visibile in profondita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Boyhood \u00e8 il progetto di Richard Linklater realizzato in 12 anni di tempo, in concorso a Berlino 64<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[209,185,191],"tags":[],"class_list":["post-19585","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-berlinale64","category-covercinema","category-festivalcinema"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19585","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19585"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19585\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19585"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19585"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19585"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}