{"id":20343,"date":"2014-04-13T14:21:56","date_gmt":"2014-04-13T12:21:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=20343"},"modified":"2023-01-21T19:17:07","modified_gmt":"2023-01-21T17:17:07","slug":"oculus-di-mike-flanagan-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/news\/oculus-di-mike-flanagan-la-recensione.html","title":{"rendered":"Oculus di Mike  Flanagan: la recensione"},"content":{"rendered":"<p><strong>Paolo Bertetto<\/strong><span style=\"line-height: 1.5em;\"> nel suo libro <\/span><strong>Lo specchio e il simulacro<\/strong> <span style=\"line-height: 1.5em;\">parte dall\u2019assunto nietzschiano secondo il quale al mondo \u201cnon ci sono fatti, solo interpretazioni\u201d. Un concetto puramente relativista, di base ad un testo che, nell\u2019ambizione di accorciare sempre pi\u00f9 la distanza tra cinema e filosofia (sui passi di Deleuze), mette in campo riflessioni sulla realt\u00e0, la finzione, l\u2019immagine. Il valore metaforico che assume lo specchio, e di cui largo uso ne ha fatto da sempre il cinema, giunge in modo pertinente ad avvalorare gli argomenti dal forte riflesso esistenziale.<\/span><\/p>\n<p>La visione del film <strong>Oculus<\/strong> di <strong>Mike Flanagan<\/strong> non pu\u00f2 non riportare alla mente simili ragionamenti. Una trama che mette in campo temi metacinematografici, spingendosi fino a lambire questioni propriamente filosofiche, dal pensiero relativista fino al<i> Lichtung<\/i> heideggeriano; ad un intreccio di eventi che sembra pi\u00f9 la metafora di una ricerca ontologica, il tutto farcito da un intelligente e mai abusato gusto orrorifico.<\/p>\n<p>La ricerca della verit\u00e0, che i due fratelli Tim (Garrett Ryan) e Kaylie (Annalise Basso) portano avanti, si inquadra quindi come&nbsp; una ricerca interiore. Un\u2019indagine nei recessi della propria mente, nella loro memoria, nei loro ricordi contrastanti (relativismo). La forza maligna che i due cercano di sgominare risiederebbe in uno specchio; un elemento che avvalora ulteriormente la reale lotta contro demoni interiori, una lotta contro se stessi e il proprio traumatico passato, combattuti tra il desiderio e l\u2019impossibilit\u00e0 di dimenticare.<\/p>\n<p>Un film quindi che, per le sue caratteristiche espressive e la sottesa filosofia, si avvicina pi\u00f9 al cinema di <strong>David Lynch<\/strong> o al thriller psicologico di <strong>M. Night Shyamalan<\/strong>. L\u2019uso del mezzo video di cui fanno uso i due ragazzi per documentare la realt\u00e0 oggettiva degli eventi, di contro alle soggettive allucinazioni, apre altre e pi\u00f9 complesse riflessioni sulla contemporanea era della multimedialit\u00e0 e sul valore che hanno assunto le immagini nella nostra societ\u00e0. Proprio sulla scia dei lavori di Lynch, in primis <strong>Strade Perdute<\/strong>, ma ancor di pi\u00f9 al <strong>Blackout<\/strong> e <strong>New Rose Hotel <\/strong>di <strong>Abel Ferrara<\/strong>, la testimonianza video assume<b> <\/b>uno statuto di verit\u00e0. L\u2019immagine come evento ontologico, si direbbe. Una immagine \u2013 che sia quella video delle riprese effettuate dalle videocamere dei due ragazzi, o quella dalle foto che Kaylie mostra al fratello per dimostrare la reale esistenza delle precedenti vittime dello specchio \u2013 che assume, nella sua essenza simulacrale uno testimonianza di verit\u00e0.<\/p>\n<p>In un\u2019era in cui il proliferare delle immagini invade sempre pi\u00f9 la nostra esistenza, la minaccia potrebbe risiedere nell\u2019impossibilit\u00e0 di cancellare, di dimenticare, perch\u00e9 eternato dallo scatto fotografico o dalla ripresa video. Un valore testimoniale che si fa garante di verit\u00e0, di contro alla labile memoria dell\u2019individuo, soggetta all\u2019oblioso influsso del tempo.<\/p>\n<p>Ma questo ricordare, questo bisogno di verit\u00e0, pu\u00f2 davvero aiutare ad esorcizzare i propri demoni? In tal senso i punti di vista di Kaylie contrastano con quelli di Tim, l\u2019una ansiosa di rievocare il passato, dove rintracciare la realt\u00e0 degli eventi, l\u2019altro desideroso di dimenticare per sempre e vivere la vita al presente. La costruzione dei personaggi che attua Flanagan converge proprio a sottolineare queste due contrastanti tendenze: Kaylie \u00e8 colei che organizza il progetto per svelare l\u2019influsso maligno dello specchio dotandosi di un complesso equipaggiamento di videocamere e dispositivi tecnologici; mentre Tim \u00e8 di contro impacciato, lo vediamo usare per la prima volta un cellulare, e propinare continuamente una versione pi\u00f9 blanda degli atroci episodi della loro infanzia. Kaylie quindi associata al mezzo video, a quello statuto di verit\u00e0; mentre Tim ne rifiuta invece l\u2019uso, limitandosi a vivere il presente.<\/p>\n<p>In definitiva, volendo attuare una lettura lynchiana alla pellicola di Flanagan, la presenza demoniaca, gli eventi di sdoppiamento, il destabilizzante intrecciarsi e fondersi di eventi del passato e del presente (in cui il racconto \u00e8 abilmente strutturato), non risultano altro che il riflesso di un mondo interiore, in una metafora sublimemente visionaria. La rielaborazione degli eventi traumatici da parte dei due ragazzi risponde forse a quella teoria psicanalitiche del <strong><i>fuzzy trace<\/i><\/strong> (traccia sfocata), e tutta la realt\u00e0 diegetica a cui assistiamo non risulta altro che l\u2019immersione nel loro universo mentale, abitato da demoni e figure familiari dall\u2019aspetto mostruoso, una vera e propria proiezione di quell\u2019<em>Unheimliche<\/em> freudiano.<\/p>\n<p>Mentre l\u2019ancor pi\u00f9 terrificante realt\u00e0 sembra invece risiedere nella depravazione del nucleo familiare. Quella famiglia americana piccolo borghese da cui i due provengono, corrotta da ipocrisie e non accettazioni dei meno trascendentali tradimenti del padre, malattie della madre e fomentazione alla violenza nel gioco (li vediamo giocare da piccoli con le pistole, fino a sparare realmente al padre). Una critica socioculturale allusa, che si avvalora tramite quel disturbo dissociativo dell\u2019identit\u00e0 del padre e la reazione verso i figli, a cui ripete convulsamente \u201cva tutto bene\u201d e che chiama con i tipici appellativi da famigliola felice \u201cprincipessa\u201d e \u201ccampione\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019espediente dello specchio assurge appunto ad immagine speculare della situazione sociale e psicologica dei protagonisti. La realt\u00e0 in cui sono immersi \u00e8 quella destabilizzante e \u201cmultiriflessa\u201d di una mise en abyme identitaria, dove la propria immagine (reale) si perde nella miriade di specchi, simulacri, ricordi e auto-rappresentazioni.&nbsp;Un film denso, moderno, importante. Da vedere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019immagine allo specchio e l\u2019immagine video: occhio soggettivo e occhio oggettivo.  Tra relativismo e visioni perturbanti, Mike Flanagan apre profonde riflessioni sul valore testimoniale dell\u2019immagine e la memoria dell\u2019individuo<\/p>\n","protected":false},"author":54,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[187,242,185,183,19,10],"tags":[523352],"class_list":["post-20343","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-alcinema","category-blumhouse","category-covercinema","category-inevidenza","category-news","category-recensioni","tag-mike-flanagan"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20343","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/54"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20343"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20343\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":56486,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20343\/revisions\/56486"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20343"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20343"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20343"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}