{"id":20370,"date":"2014-04-17T14:05:13","date_gmt":"2014-04-17T12:05:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=20370"},"modified":"2023-01-21T19:17:05","modified_gmt":"2023-01-21T17:17:05","slug":"lech-majevsky-onirica-raccontato-dal-suo-autore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/news\/lech-majevsky-onirica-raccontato-dal-suo-autore.html","title":{"rendered":"Lech Majewski- &#8220;Onirica&#8221; raccontato dal suo autore"},"content":{"rendered":"<p>Stratificazione ed esfoliazione. \u00c8 un processo palindromo quello che muove l&#8217;arte digitale di <strong>Lech Majewski<\/strong>, perch\u00e8 ai numerosi livelli dell&#8217;immagine che ne &#8220;<a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/digital\/i-colori-della-passione-di-lech-majewski-blu-ray-cg-home-video-2013.html\">I colori della passione<\/a>&#8221; si sovrappongono in una prospettiva intimamente tridimensionale, si oppone un movimento dell&#8217;occhio che rompe l&#8217;interpretazione statica e mono-oculare dei tableaux vivants al cinema. Era lo spazio virtuale creato a partire dall&#8217;analisi del dettaglio nel viaggio possibile e orizzontale attraverso &#8220;La processione al Calvario&#8221; di Pieter Bruegel, ed \u00e8 anche l&#8217;interazione tutta possibile e infinita tra l&#8217;attivit\u00e0 &#8220;Onirica&#8221; e un dramma personale. Se allora nel nuovo film di Majewsky il digitale erompe in modo intermittente nel quotidiano, quasi con un processo inverso a quello sperimentato nel film precedente, dove il gesto comune veniva rintracciato tra le pieghe di una realt\u00e0 transmediale densissima, \u00e8 ancora la visione multisoggettiva che \u00e8 importante per l&#8217;artista Polacco. &#8220;Onirica&#8221;, al di l\u00e0 dei ricchissimi riferimenti all&#8217;universo Dantesco che faranno la gioia di una critica interessata a sbattere il corpo del film sul tavolo autoptico, mantiene una relazione vitale e aperta con i numerosi livelli di realt\u00e0 che dischiude. \u00c8 un cinema del flusso quello di Majewsky, che senza soluzione di continuit\u00e0 passa da uno strato all&#8217;altro, instaurando un dialogo con il passato che senza mediazioni si serve del digitale come linguaggio secondo una prospettiva che era gi\u00e0 di artisti come<strong> Zbigniew Rybczy\u0144ski,<\/strong> in &#8220;Onirica&#8221; citato &#8220;massivamente&#8221;, forse anche in forma polemica, considerato il disinteresse di Majewsky per tutta l&#8217;arte moderna (ovvero dalla fine dell&#8217;800 in poi) inclusi, si presume, i mondi Magrittiani del suo collega Polacco. E se per chi scrive, la ricerca su tempo e sullo spazio dell&#8217;immagine elaborata da Zbigniew Rybczy\u0144ski rimane ancora insuperata, Majewsky si muove certamente in modo onestissimo e sofferto tra gesto e sogno, lavorando proprio sulle cicatrici del mezzo digitale invece che su un&#8217;asettica perfezione. Ne \u00e8 un esempio la formidabile sequenza dei buoi che in &#8220;Onirica&#8221; arano il pavimento del supermercato e che Majewsky stesso ha raccontato alla stampa durante l&#8217;anteprima Fiorentina del film come un processo che si \u00e8 servito di molti set, molti livelli di realt\u00e0 tra flagranza e artificio. Ecco che allora quello con Dante \u00e8 prima di tutto un dialogo, la ricezione di un senso che riesca a mettere insieme la sfera individuale con un&#8217;immagine della contemporaneit\u00e0 che diventa di volta in volta politica, metafisica, filosofica, secondo quel concetto &#8220;liquido&#8221; e permeabile di Storia gi\u00e0 delineato da un pensatore come <strong>Pierre Sorlin<\/strong>.<\/p>\n<p>Martedi 8 aprile Lech Majewski era ospite del cinema Odeon di Firenze per presentare in anteprima Nazionale &#8220;Onirica&#8221;, distribuito e co prodotto da CG; durante l&#8217;incontro con la stampa ci ha raccontato il suo rapporto con il Cinema, l&#8217;arte moderna e Dante.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L&#8217;avventura di &#8220;Onirica&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Realizzare film per me \u00e8 un processo intimo perch\u00e8 attraverso di essi narro esperienze personali, frammenti della mia vita, anche se per farlo ricorro spesso ad amici e personaggi del passato. Parlare con i maestri del passato \u00e8 una cosa che mi piace, \u00e8 come instaurare un dialogo con loro. Ho infatti la sensazione che mi possano dire molto di pi\u00f9 di quanto non facciano gli artisti del presente. Devo dire che non apprezzo affatto l&#8217;arte moderna perch\u00e8 contiene un incredibile eccesso di artificiosit\u00e0 e di semplice cattivo gusto. Certamente mi intimidisce riferirmi ai maestri del passato, ma questa relazione mi spinge ad indagare quella capacit\u00e0 creativa che ha consentito di sviluppare grandi capolavori. &#8220;Onirica&#8221; completa il trittico legato ai maestri del passato appunto, il primo film che ha introdotto questo dialogo era &#8220;il giardino delle delizie&#8221; ispirato all&#8217;arte di <strong>Hieronymus Bosch<\/strong>, seguito da &#8220;i colori della passione&#8221;, conversazione con l&#8217;arte di <strong>Pieter Bruegel&nbsp;<\/strong> e concluso da &#8220;Onirica&#8221;, dialogo costante con <strong>Dante Alighieri<\/strong>, di cui mi trovo a parlare proprio nella citt\u00e0 dal quale fu cacciato. Dante, ci parla ancora dal suo punto di vista, che ci piaccia o no, non importa se siamo d&#8217;accordo o meno con quello che ci dice, \u00e8 importante come sia stato in grado di parlare del suo mondo e di lambire i territori della filosofia, della religione e della scienza con un respiro vastissimo, che adesso sembra impossibile. La contemporaneit\u00e0 non riesce ad innalzarsi per offrire uno sguardo pi\u00f9 grande, siamo completamente persi in questa esplosione di segni e simboli informativi che non riescono ad afferrare una dimensione pi\u00f9 complessiva. \u00c8 allora un&#8217;esplosione certamente ma anche un&#8217;implosione; perch\u00e8 quello che adesso ci circonda \u00e8 un proliferare di opere, sopratutto film di genere, fatti molto bene, con grande abilit\u00e0 ma che non hanno niente di personale. Sono opere per le quali potrei esser disposto a pagare, come un contratto di dipendenza con uno spacciatore, affinch\u00e8 la mia evasione sia del tutto garantita, ma non c&#8217;\u00e8 niente di personale in questo rapporto. Quello che al contrario mi stimola della mia conversazione con Dante \u00e8 appunto il punto di vista soggettivo; ci possono anche essere delle contraddizioni, qualcosa con cui non siamo d&#8217;accordo, ma quello che manca del tutto nella relazione con il contemporaneo \u00e8 proprio questa intimit\u00e0 con gli artisti, ormai spinti oltre una distanza di tipo ufficiale, che nega personalit\u00e0 e dialogo.<\/p>\n<p><strong>La modernit\u00e0 come espressione sintomatica del brutto: Il momento presente \u00e8 l&#8217;inferno<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;inferno del presente, quello in cui ci troviamo, \u00e8 molto profumato ed attraente ma c&#8217;\u00e8 anche il proprio modo di attraversarlo e di viverlo; mi ricordo che quando studiavo all&#8217;accademia delle belle arti ero molto affamato di tutto quello che era moderno e contemporaneo, per poi sentirmi d&#8217;improvviso abbandonato, lasciato da solo. Se osservate i visitatori di un museo come il Metropolitan davanti ai lavori degli antichi maestri, questi si avvicineranno come a stabilire un rapporto di intimit\u00e0 con l&#8217;opera. Quando si passa al barocco e al neoclassico si frappone una maggiore distanza, i visitatori si sentono molto meno coinvolti e per niente spinti ad instaurare una relazione intima con l&#8217;opera, per poi scappare definitivamente quando si trovano di fronte all&#8217;arte contemporanea con cui intrattengono un rapporto di maggiore distanza, fugace, senza intimit\u00e0 e dialogo. Proprio per questo motivo ho la necessit\u00e0 di ritrovarmi in questa conversazione con i maestri del passato. Parlando con <strong>Grotowski<\/strong> mi domandavo se era possibile trovare adesso compositori sublimi come <strong>Bach<\/strong> o scrittori e drammaturghi all&#8217;altezza di <strong>Shakespeare<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Field of dogs<\/strong><\/p>\n<p>Il significato del titolo si riferisce a molte cose. Ci sono alcuni riferimenti Danteschi ma anche quello relativo ad un campo di battaglia Polacco, battaglia &nbsp;che secondo uno storico sembra sia stata vinta dalla Polonia contro i tedeschi mentre per altri non ha mai avuto luogo. Una difformit\u00e0 di opinioni che ho anche recuperato in relazione ai fatti del 2010, quando l&#8217;aereo presidenziale polacco si \u00e8 schiantato presso l&#8217;aeroporto militare di <strong>Smolensk-Siewiernyj<\/strong>; incidente dove persero la vita il Presidente <strong>Lech Kaczy\u0144ski<\/strong>, sua moglie e diversi altri membri ed ex componenti delle pi\u00f9 alte istituzioni polacche. L&#8217;incidente ha avuto luogo nello stesso punto in cui i russi uccidevano i Polacchi all&#8217;inizio della seconda guerra mondiale. Tutt&#8217;ora il popolo Polacco \u00e8 diviso su quella che sia la verit\u00e0 riguardo questi fatti. Il titolo del film fa quindi riferimento a questa ambiguit\u00e0 che lega tra di loro diversi eventi storici.<\/p>\n<p><strong>Il mio Dante<\/strong><\/p>\n<p>Ho affrontato la lettura di Dante in lingua polacca, attraverso due traduzioni e altre tre in lingua inglese, cinque traduzioni in tutto. Anche perch\u00e8 quando leggi Dante si leggono sopratutto le note a pi\u00e8 di pagina. Ho scelto di dialogare con lui perch\u00e8 per me, Dante \u00e8 stato un grande maestro nel combinare la sfera personale con quella pubblica.<\/p>\n<p><strong>Il digitale<\/strong><\/p>\n<p>La rivoluzione digitale ci consente di creare immagini che una volta non ci saremmo neanche sognati di poter pensare, detto questo anche disponendo del budget pi\u00f9 consistente e dei mezzi pi\u00f9 avanzati, non credo proprio sia possibile catturare e immaginare la densit\u00e0 visionaria del mondo Dantesco, io non volevo neppure provarci ad affrontare quella che sarebbe stata una sfida impossibile, ma sono stato ispirato da questo grande maestro senza la presunzione di rappresentarlo, per questo ho narrato la mia storia.<\/p>\n<p><strong>Il processo creativo<\/strong><\/p>\n<p>Ci sono voluti sei anni per realizzare il film; \u00e8 un processo molto intimo per me, che richiede tempo. Se prendiamo &#8220;i colori della passione&#8221;, ogni inquadratura si componeva di numerosi strati, in ogni immagine c&#8217;era pi\u00f9 di un livello. &nbsp;Per quanto riguarda &#8220;Onirica&#8221; ho dovuto affrontare molte difficolt\u00e0, per esempio la scena in cui i buoi arano il pavimento del supermercato; nessuna struttura del genere avrebbe voluto farci girare quella scena, perch\u00e8 ne sarebbe venuta fuori un&#8217;immagine sporca, che non si associava all&#8217;idea di pulizia che un supermercato deve restituirci. Alla fine abbiamo trovato una catena disposta a farci girare; si chiama &#8220;Real&#8221;, un nome che tra l&#8217;altro mi piaceva molto. Il presidente della struttura aveva visto &#8220;I colori della passione&#8221; &nbsp;alla national Gallery di Londra e gli era piaciuto molto: &#8220;Majevsky \u00e8 un artista, per me pu\u00f2 fare tutto quello che vuole&#8221;. Il problema che si poneva, da questo momento in poi, era quello dei buoi. Non potevo utilizzare dei buoi qualsiasi, mi servivano quelli sfruttati per arare, i buoi da giogo insomma, un tipo di animale che si trova solamente in Cina attualmente e farli arrivare fino sul set non era certo un&#8217;impresa semplice.&nbsp;Ma perch\u00e8 non usi i cavalli? Mi \u00e8 stato detto. No, non volevo neanche parlarne, quella scena non avrebbe avuto alcun senso senza i buoi. Oltre a questo aspetto, il pavimento di un supermercato, una volta divelto con l&#8217;aratro, non avrebbe certo fatto emergere direttamente la terra, come volevo io, per questo lo abbiamo ricostruito in studio, imitando la pavimentazione, e facendo emergere direttamente la terra dal sottosuolo. La scena dell&#8217;aratura \u00e8 stata girata senza buoi, con il padre che li traina, e ovviamente \u00e8 stato necessario fare pi\u00f9 di un take. &nbsp;I buoi poi li abbiamo trovati in una localit\u00e0 al confine tra Polonia e Germania, un luogo pedagogico, una sorta di spazio aperto dove si insegnava ai bambini le tecniche arcaiche dell&#8217;aratura, il contatto con la natura e via dicendo. &nbsp;Il trasporto era impossibile, perch\u00e8 avrebbe significato far del male alle bestie, per questo lo studio \u00e8 stato portato dove si trovavano i buoi. &nbsp;\u00c8 li che ci siamo accorti che la velocit\u00e0 con cui il padre procedeva era molto diversa da quella dei buoi, tutte le problematiche legate all&#8217;aggiustamento dei tempi ci hanno costretto a rifare tutto sul nuovo set allestito. In un lavoro complesso dove si devono ricreare le stesse condizioni di illuminazione, giusto per fare un esempio, il produttore del film quando ha visto il girato mi ha detto: &#8220;Lech, tutto questo lavoro per soli diciotto secondi?!&#8221;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Onirica&#8221;  \u00e8 il nuovo film di Lech Majevski ispirato alla Commedia di Dante. Ecco il nostro incontro con l&#8217;autore<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[187,185,183,19,10],"tags":[135433,139630],"class_list":["post-20370","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-alcinema","category-covercinema","category-inevidenza","category-news","category-recensioni","tag-cinema-polacco","tag-lech-majewski"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20370","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20370"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20370\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":45781,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20370\/revisions\/45781"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20370"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20370"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20370"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}