{"id":2041,"date":"2008-12-26T20:56:57","date_gmt":"2008-12-26T18:56:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=2041"},"modified":"2023-12-14T17:28:09","modified_gmt":"2023-12-14T16:28:09","slug":"dream-bi-mong-di-kim-ki-duk-corea-2008","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/dream-bi-mong-di-kim-ki-duk-corea-2008.html","title":{"rendered":"Dream (Bi-mong) di Kim Ki Duk (Corea &#8211; 2008)"},"content":{"rendered":"<p>Di fronte all\u2019evidenza fotografica delle videocamere di sorveglianza Ran non pu\u00f2 far altro che ribellarsi fino al punto di non riconoscersi, l\u2019unica forma attendibile tra il sogno e la realt\u00e0 \u00e8 quella condizione di passaggio che lo stesso ufficiale di servizio incaricato di interrogarla chiama sonnambulismo, l\u2019unica che per un istante gli permette di sopportare l\u2019aberrazione di un sogno che si inabissa nella realt\u00e0, perch\u00e9 \u201c<em>un sogno \u00e8 un sogno e la realt\u00e0, \u00e8 la realt\u00e0<\/em>\u201d. Una finzione reale che se volessimo per forza smontare con l\u2019idea che l\u2019immaginario di Kim Ki Duk si sia irrimediabilmente arenato in una parodia schematica del suo stesso cinema, ci costringerebbe a fare i conti con il suo film probabilmente meno conosciuto e meno amato, quel <em>Real Fiction<\/em> che dell\u2019involucro teatrale si faceva in realt\u00e0 beffe aprendolo alla forza distruttiva di una deambulazione senza requie. Dream si sdipana (letteralmente) e si riavvolge entro spazi angusti, dove il riflesso, il frammento, la visione come ferita o feritoia che attraversa quasi tutta la filmografia del regista Coreano \u00e8 qui apparentemente meno esplicita e accattivante, ma proprio per questo possiede ogni singola inquadratura. Quello che pu\u00f2 sembrare uno dei film pi\u00f9 chiari di Kim Ki Duk, imprigionato sulla superficie di alcune simbologie, \u00e8 insieme a Soffio, uno dei pi\u00f9 ricchi e rigorosi; \u00e8 lo spazio stesso che si tramuta in occhio, diviso quasi sempre da un diaframma della visione, occupato com\u2019\u00e8 da quella cataratta sull\u2019immagine che sono i veli lavorati da Ran; in un set dalla planimetria sfuggente ed ec-centrica, tempo e spazio subiscono un avvitamento capace di scardinarne i confini teatrali; la bellissima sequenza ambientata nel campo di grano \u00e8 un rovesciamento continuo della visione scopica, Kim Ki Duk la filma con una distanza sorprendentemente bidimensionale, introducendo la frammentazione del punto di vista come un\u2019idea forte, stratificata e aderente all\u2019immagine stessa; senza abdicare alla presenza ingombrante del mezzo o alla forma seduttiva della visione soggettiva, lavora semplicemente con immagini dentro altre immagini. Che l\u2019ultimo film di Kim Ki Duk sia ancora una volta un esempio di cinema fatto di corpi e segni lanciato verso un minimalismo estremo orientato all\u2019invisibile \u00e8 sensazione assolutamente forte; tutti i momenti, gi\u00e0 stigmatizzati come ridicoli da un certo tipo di critica, dove J\u00f4 Odagiri e Na-yeong Lee costringono i loro volti in una galleria di maschere posturali, forzando gli occhi a rimanere aperti e vigili contro il mondo dei sogni, sono attraversati dall\u2019evidenza di un segno grottesco che si tramuta di volta in volta nell\u2019immagine opposta o in un riflesso di doppi, tripli, quadrupli significati o ancora, nell&#8217;ambi-valenza storica della maschera teatrale e nell\u2019assenza stessa di significato. Dream \u00e8 un film disperato e libero, incompiuto e apparentemente improvvisato come il cinema sognato dalla macchina ammazzacattivi, ha una valenza intima e quindi politica che conduce lo sguardo ad una percezione ambigua del reale; non si tratta delle solite banalit\u00e0 sulla separazione tra sogno e realt\u00e0, troppo frequentemente attraversate da una retorica accecante, quanto della visione ad occhi spalancati su di un abisso sonnambulo, un regno di passaggio osservato allentando la presa sull\u2019immagine del reale e allo stesso tempo reso in forma vivida, evidente, infestato da segni e dettagli, esplicito e sfuggente come la realt\u00e0 che si palesa nei sogni degli amanti o in un tunnel di specchi.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.yesasia.com\/us\/dream-aka-bi-mong-dvd-korea-version\/1013744501-0-0-0-en\/info.html\">La versione DVD di Bi-mong (Dream) si trova anche su YesAsia da questa parte.<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Senza disturbare Michel Foucault, potremmo dire che l&#8217;ultimo bellissimo film di Kim Ki Duk sia attraversato da una leggerezza eterotopica; evidente, infestato da segni e dettagli, esplicito e sfuggente come la realt\u00e0 che si palesa nei sogni o in un tunnel di specchi, Dream (Bi-mong), dopo un veloce passaggio Italiano al Festival di Torino 2008 \u00e8 appena uscito in una versione DVD per il mercato Coreano, di cui consigliamo vivamente l&#8217;acquisto, almeno nell&#8217;attesa di vederlo distribuito anche nelle nostre sale&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":71757,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[187,10,8],"tags":[525530,522077],"class_list":["post-2041","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-alcinema","category-recensioni","category-strana-illusione","tag-cinema-coreano","tag-kim-ki-duk"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2041","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2041"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2041\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":68563,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2041\/revisions\/68563"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2041"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2041"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2041"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}