{"id":20413,"date":"2014-04-21T07:10:45","date_gmt":"2014-04-21T05:10:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=20413"},"modified":"2017-10-16T23:33:21","modified_gmt":"2017-10-16T21:33:21","slug":"never-mind-halb-so-wild-di-jeshua-dreyfus-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/news\/never-mind-halb-so-wild-di-jeshua-dreyfus-la-recensione.html","title":{"rendered":"Never Mind (Halb so wild) di Jeshua Dreyfus: la recensione"},"content":{"rendered":"<p>Il lungometraggio di debutto del bernese Jeshua Dreyfus ha fatto il giro dei festival elvetici, uscendo poi dai propri confini e guadagnandosi alcuni premi tra cui il Ghepardo d&#8217;oro al festival di&nbsp;Tashkent in Uzbekistan. Ambientato nel paesaggio boschivo delle alpi svizzere, segue un gruppo di trentenni durante una breve vacanza estiva in una zona del Ticino separata dal resto del mondo da una cabinovia.<br \/>\nCon un incipit che potrebbe essere quello di un teen movie oppure di uno slasher poco prima del massacro, Dreyfus introduce la voglia di uscire dal quotidiano dei quattro ragazzi, un uomo e tre donne, a cui si aggiunger\u00e0 Jonas (Oliver Russ), abbordato in una stazione di servizio da Fine (Anna von Haebler); i due, oltre alla coppia costituita da Babs (Jamila Saab) e David (Stefan Leonhardsberger) occuperanno la casa in pietra situata in mezzo al bosco, insieme alla proprietaria Mara (Karen Dahmen); un contesto apparentemente idilliaco che servir\u00e0 al regista svizzero per forzare i confini relazionali del gruppo.<br \/>\nQuando una delle ragazze proporr\u00e0 di fare una sorta di gioco della verit\u00e0, con l&#8217;imperativo di essere sinceri fino a far male, si innescher\u00e0 un meccanismo a catena dove il confine tra onest\u00e0 e crudelt\u00e0, libert\u00e0 ricercata e possesso agito, sar\u00e0 sempre pi\u00f9 sottile.<br \/>\nIl tentativo di Fine di sedurre Jonas, servir\u00e0 alla prima per suscitare la gelosia di David, mettendo cos\u00ec a nudo una relazione parallela dei due, mandata avanti per un anno intero all&#8217;insaputa di Babs; un meccanismo circolare che Dreyfus accentua con continue agnizioni dove i personaggi sono adesso saggi, adesso infantili, adesso crudeli, senza una separazione cosi netta nonostante il loro desiderio di assumere un ruolo definito all&#8217;interno del gruppo<\/p>\n<p>\u00c8 un piccolo &#8220;Desordre&#8221; il film di Dreyfus, che continua a girare senza soluzione di continuit\u00e0, spingendo il pi\u00f9 possibile sull&#8217;esacerbazione dei sentimenti, quasi sempre sottolineati come per cercare disperatamente una conferma esterna che li renda credibili; la verit\u00e0, qualsiasi sia, diventer\u00e0 insopportabile per tutti quanti, portandosi dietro un accumulo di violenza e di risentimento interiore che non esploder\u00e0 mai, tranne in alcune sequenze al limite, come quella davvero inquietante di Jonas che sfoga la sua frustrazione uccidendo un coniglio con un arco da competizione.<br \/>\nAnche in questo caso, la crudelt\u00e0 di Jonas passa come un virus attraverso personaggi apparentemente pi\u00f9 votati alla compassione, capaci un momento dopo di azioni slegate da qualsiasi forma di lucidit\u00e0.<\/p>\n<p>La generazione &#8220;precaria&#8221; di &#8220;Halb so wild&#8221;, lo \u00e8 in una dimensione identitaria; diversamente da quel cinema che ce la mostra come &nbsp;vittima della societ\u00e0 globalizzata, questa sembra tradurre su un piano collettivo le attitudini &#8220;always connected&#8221; dei social media, come se il profilo cognitivo che regola le relazioni tra i ragazzi fosse una continua demistificazione di quei valori a cui cercano spasmodicamente di attaccarsi: libert\u00e0, amore, onest\u00e0, comprensione.<br \/>\nE se la voglia quasi bulimica di vivere tutti gli istanti sembra attraversarli come un&#8217;energia libera, questa si traduce quasi sempre in un immobilismo di ritorno, entro i confini angusti di una serie di ruoli auto-imposti o auto-subiti, che delineano i rapporti nelle loro essenziali e brutali dinamiche di potere.<\/p>\n<p>Come uno slogan da condividere su Facebook, i dialoghi dei cinque amici diventano reali solo per aver sottolineato un&nbsp;enunciato; perch\u00e8 viverlo diventa improvvisamente e dolorosamente impossibile.<\/p>\n<p>Con uno stile asciutto, quasi totalmente privo di musica extradiegetica, &#8220;Halb so wild&#8221; \u00e8 un piccolo film a tratti sorprendente, forse ancora un po&#8217; lontano dal saper sfruttare i vuoti della narrazione in modo realmente radicale, ma comunque interessante come opera prima e sopratutto, non cos\u00ec incline a lasciarsi andare ad un cinismo programmatico; alla fine Dreyfus, che ha l&#8217;et\u00e0 dei suoi protagonisti (tra l&#8217;altro, quasi tutti suoi amici nella vita) dimostra un sincero affetto per le loro derive senza sbocco.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Never Mind \u00e8 il debutto nel lungometraggio del Bernese Jeshua Dreyfus; opera prima cinica e crudele su un gruppo di cinque giovani che si ritirano nelle foreste Ticinesi per le vacanze estive; una generazione la cui precariet\u00e0 \u00e8 sopratutto interiore<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[185,19],"tags":[],"class_list":["post-20413","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-covercinema","category-news"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20413","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20413"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20413\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":36426,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20413\/revisions\/36426"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20413"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20413"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20413"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}