{"id":20691,"date":"2014-05-17T11:20:14","date_gmt":"2014-05-17T09:20:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=20691"},"modified":"2019-06-12T18:24:56","modified_gmt":"2019-06-12T16:24:56","slug":"feher-isten-white-god-di-kornel-mundruczo-god-or-dog-di-uomini-e-di-cani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/news\/feher-isten-white-god-di-kornel-mundruczo-god-or-dog-di-uomini-e-di-cani.html","title":{"rendered":"Feh\u00e9r Isten &#8211; White God &#8211; di Korn\u00e9l Mundrucz\u00f3: God or dog? di uomini e di Cani"},"content":{"rendered":"<p>Il regista Ungherese Korn\u00e9l Mundrucz\u00f3 torna a Cannes nella sezione Un Certain Regard con il suo nuovo Feh\u00e9r Isten (White God) vero e proprio racconto ammonitorio, una distopia, o quello che gli inglesi, con un&#8217;espressione molto precisa, definiscono &#8220;cautionary tale&#8221;. Il film racconta di Lili, ragazzina tredicenne e del suo cane, un bastardo chiamato Hagen. Sui bastardi c&#8217;\u00e8 una legge che impone il pagamento di una tassa per favorire i cani di razze selezionate; per questo Lili decide di darsi da fare per tenersi il cane. Il padre della ragazza decide di abbandonare l&#8217;animale per la strada e Lili ovviamente, non vuol sentir ragioni, ma alla fine \u00e8 quello che accade. Lili si sente tradita e per questo decide di mettersi alla ricerca di Hagen per salvarlo. L&#8217;animale, dalla sua parte, si rende conto che l&#8217;uomo non \u00e8 cosi amichevole e si imbatte in una serie di disavventure pericolose tra cui l&#8217;incontro con un accalappiacani, un barbone stronzo e un addestratore di cani da combattimento senza scrupoli. Hagen si unir\u00e0 allora ad un branco di cani abbandonati per poi essere catturato nuovamente. Ma ci sar\u00e0 una nuova opportunit\u00e0 di fuga, e tutto il branco progetter\u00e0 una rivolta senza alcuna piet\u00e0 contro il genere umano, solo Lili potrebbe porre fine a questa guerra tra uomini e cani.<\/p>\n<p>Per Mundrucz\u00f3 White Dog \u00e8 quello che lui stesso chiama una prima sperimentazione di &#8220;genere&#8221; o sul &#8220;genere&#8221;, ispirata agli effetti della globalizzazione e ai privilegi di natura para-castale raggiunti dall&#8217;occidente. Il film nasce da queste considerazioni e da un rovesciamento delle certezze che la massa privilegiata, pi\u00f9 che la classe, ha raggiunto, cercando di addomesticare le minoranze quando non \u00e8 riuscita a distruggerle e negando qualsiasi possibilit\u00e0 di convivenza civile. &#8220;Per questo ho scelto i cani&#8221; dice Mundrucz\u00f3 &#8220;li ho scelti per abbandonare qualsiasi tipo di tab\u00f9 nell&#8217;affrontare questo contrasto che mi interessava, fondendo cosi le istanze di un revenge movie con la qualit\u00e0 allegorica dei film e delle storie che mettono gli animali al centro, per ottenere un tono teso e allo stesso tempo emotivo&#8221;<\/p>\n<p>Lili ha per Mundrucz\u00f3 il segno di una purezza che gli adulti hanno perso e allo stesso tempo un&#8217;integrit\u00e0 che \u00e8 stata completamente persa: &#8220;lei ha il coraggio di ribellarsi e di opporsi alla legge, a costo di mettere in pericolo la sua stessa vita&#8221; . Il regista ungherese ha scelto quindi una prospettiva simbolica, dove i cani rappresentano l&#8217;immagine degli eterni emarginati e dove il padrone \u00e8 il loro dio. &#8220;ma com&#8217;\u00e8 dio?&#8221; si chiede Mundrucz\u00f3 &#8220;\u00e8 bianco oppure ogni persona ha il proprio dio dentro di se?&#8221;<\/p>\n<p>White dog \u00e8 quindi un film molto differente dai precedenti di Mundrucz\u00f3, l&#8217;esigenza \u00e8 quella di spaziare in nuove forme e nuovi generi per trovare un pubblico pi\u00f9 ampio, ma in termini di stile, ha detto il regista &#8220;questo \u00e8 un film mio e con il mio stile, dall&#8217;inizio alla fine&#8221;. Una critica all&#8217;attuale e forse ad una futura Ungheria ma anche ad una realt\u00e0 che sta diventando Europea e che potrebbe esplodere in una rivolta sociale incontrollabile, se &#8220;i politici non smetteranno di fare le star nei reality show che approntano ogni giorno&#8221;<\/p>\n<p>Lavorare con gli animali, per il regista ungherese, \u00e8 stata un&#8217;esperienza meravigliosa: &#8220;tutti i cani che ci sono nel film erano in precedenti condizioni di abbandono, e dopo la fine delle riprese sono stati adottati&#8221;. Da un punto di vista tecnico non ci sono stati problemi rilevanti e tutti gli animali sono stati guidati da addestratori qualificati, in un certo senso, dice Mundrucz\u00f3&#8221; nell&#8217;interazione, i cani sono diventati attori, e gli attori cani&#8221;; una produzione comunque complessa, considerato che il regista ha dovuto lavorare con circa 250 animali. Il film segna anche un cambio nello staff di lavoro, dopo la lunga collaborazione con Vikt\u00f3ria Petr\u00e1nyi, Mundrucz\u00f3 ha lavorato con la sceneggiatrice Kata W\u00e9ber sua collaboratrice pi\u00f9 recente.<\/p>\n<p>La direzione della fotografia \u00e8 affidata a Marcell R\u00e9v, che ha scelto uno stile documentaristico e in certi casi vicino al tono dei film scientifici sugli animali. in &#8220;White Dog&#8221; c&#8217;\u00e8 un utilizzo ironico e dialettico della nota Rapsodia Ungherese, che contrappone la parte dove Lili si prepara per il concerto annuale alla furia dei cani. Una musica &#8220;conosciuta&#8221; che identifica immediatamente l&#8217;Ungheria, ma che per Mundrucz\u00f3 sembra occasione di rovesciamento e di contrasto tra l&#8217;atmosfera di un racconto per ragazzi (Lili che suona la tromba nell&#8217;ensamble scolastico) \u00e8 i toni pi\u00f9 oscuri della rivolta.<\/p>\n<p>Curioso che il titolo internazionale sia &#8220;White God&#8221; sorta di gioco probabilmente consapevole; l&#8217;anagramma di god combinato con white potrebbe infatti ricordare l&#8217;ultimo, bellissimo film di Samuel Fuller, &#8220;white dog&#8221; che era gi\u00e0 un&#8217;allegoria sul potere e sul male.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il regista Ungherese di nuovo a Cannes con una distopia allegorica<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[191,183,19],"tags":[],"class_list":["post-20691","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-festivalcinema","category-inevidenza","category-news"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20691","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20691"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20691\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41445,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20691\/revisions\/41445"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20691"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20691"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20691"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}