{"id":20874,"date":"2014-05-23T16:32:54","date_gmt":"2014-05-23T14:32:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=20874"},"modified":"2023-02-28T15:45:46","modified_gmt":"2023-02-28T14:45:46","slug":"le-meraviglie-di-alice-rohrwacher-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/recensioni\/le-meraviglie-di-alice-rohrwacher-la-recensione.html","title":{"rendered":"Le meraviglie di Alice Rohrwacher: la recensione"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La macchina da presa si muove come una presenza invisibile in uno spazio e in un tempo che si&nbsp;rivelano da subito appartenenti ad una dimensione onirica, evocata. \u00c8 lo sguardo di <strong>Alice Rohrwacher<\/strong>, una penetrazione nella sua memoria, in un nostalgico viaggio proustiano che parte da quei luoghi abbandonati al degrado, da quel casolare sgangherato, da quella campagna brulla e da quei personaggi trasandati; fantasmi percepibili dal solo occhio della camera che coincide con l\u2019occhio dell\u2019autrice.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Le Meraviglie <\/strong>\u00e8 infatti la pura contemplazione di un tempo cristallizzato nella memoria. Un desiderio eternante che passa immancabilmente attraverso il mezzo cinematografico. Un mondo che riprende vita come visibile elucubrazione sul passato, fino alla dissolvenza finale, al ritorno al presente, che la giovane regista mette in scena attraverso un piano sequenza che corrisponde ad un\u2019ellissi temporale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alice Rohrwacher&nbsp;d\u00e0 comprova della sua abilit\u00e0, arrivando a costruire immagini cos\u00ec cariche da sovvertire il concetto de \u201cl\u2019uomo come unit\u00e0 di misura del linguaggio cinematografico\u201d. Immagini che, volute o meno, rimandano inevitabilmente ad un modo di fare cinema costantemente all\u2019insegna della sperimentazione. L\u2019ape che si inerpica sul viso immobile di Gelsomina e l\u2019immagine della tradizionale arrampicata sull\u2019albero della cuccagna trasmesse da uno schermo TV, non possono infatti non ricordare il film <strong>Le quattro volte<\/strong> di <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/michelangelo-frammartino-una-conversazione.html\"><strong>Michelangelo Frammartino<\/strong><\/a>; se non per la citazione esplicita, di certo per il valore espressivo che comunicano. Se infatti Frammartino adotta la formica sul volto umano al fine di trasformare il primo piano in una sorta di sfondo, portando l\u2019occhio dello spettatore a concentrare l\u2019attenzione sull\u2019insetto, allo stesso modo la Rohrwacher relega il primo piano di Gelsomina a semplice sfondo per il movimento dell\u2019ape. Un simbolismo che si rafforza e si rispecchia nell\u2019arrampicata dell\u2019uomo sull\u2019albero della cuccagna, ora lui formica su uno sfondo vegetale. Immagini eidetiche dal forte spessore filosofico, che dimostrano un\u2019estrema sensibilit\u00e0 rispetto al rapporto con la natura, fino a rimettere in discussione la figura dell\u2019uomo come misura, in una visione relativista che instaura una forte relazione tra chi guarda e chi \u00e8 guardato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E se &#8220;Le quattro volte&#8221; nasceva dal desiderio di raccontare quello spirito animista, quella fede nella reincarnazione e nel raggiungimento di un\u2019immortalit\u00e0 nel ciclo eterno della natura, allo stesso modo &#8220;Le Meraviglie&#8221; fa combaciare il volto di Gelsomina con il paesaggio, a sottolineare come l\u2019evocazione di una vita passata nasca dagli spazi in cui trov\u00f2 compimento: la campagna e la cascina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo spazio chiuso, in cui il padre Wolfgang tiene la propria famiglia al sicuro da un mondo inevitabilmente corrotto, trova un\u2019efficace specularit\u00e0 nell\u2019immagine dell\u2019alveare. Un microcosmo altrettanto esclusivo ed incontaminabile (un piccolo mondo multilingue e multiculturale), in cui l\u2019avvento di un qualsiasi agente esterno pu\u00f2 portare alla compromissione, alla morte. \u00c8 ci\u00f2 che infatti capita alle api allevate dalla famiglia, e ci\u00f2 che rischia di succedere anche alla famiglia stessa, circuita da un mondo che banalizza il loro vivere secondo natura (\u00e8 in quegli anni che nasce la moda dell\u2019agriturismo) e che \u00e8 basato su una finzione e un\u2019illusione diffusa attraverso il mezzo televisivo, veicolo di un immaginario distorcente come fu quello per l&#8217;adolescenza degli anni &#8217;90. Gelsomina e Marinella cantano in un contesto di vita rurale incontaminata, &#8220;t\u2019appartengo&#8221; di Ambra, la canzone simbolo di una generazione: un cortocircuito che lascia emergere il cambiamento in atto, ma anche il desiderio di emancipazione, di superamento della fase edipica, prima di affacciarsi al mondo reale, che dalle premesse e dai modelli, sembra gi\u00e0 preannunciarsi apocalittico. Forse le parole di Wolfgang non suonano insensate, \u201cil mondo sta per finire\u201d dice, e forse \u00e8 cos\u00ec, o per lo meno quel mondo, quel passato che mai pi\u00f9 torner\u00e0, ma che rester\u00e0 in eterno cristallizzato nella memoria, sempre pronto ospitarci di nuovo come rifugio incontaminato da una realt\u00e0 che sembra guastarsi sempre pi\u00f9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019evocazione di un tempo cristallizzato nella memoria. Il passato come rifugio, esplorato dall\u2019occhio attento e sensibile di Alice Rohrwacher<\/p>\n","protected":false},"author":54,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[187,185,10],"tags":[],"class_list":["post-20874","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-alcinema","category-covercinema","category-recensioni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20874","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/54"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20874"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20874\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":67651,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20874\/revisions\/67651"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20874"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20874"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20874"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}