{"id":20993,"date":"2014-05-29T11:27:25","date_gmt":"2014-05-29T09:27:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=20993"},"modified":"2023-01-21T19:16:21","modified_gmt":"2023-01-21T17:16:21","slug":"in-ordine-di-sparizione-di-hans-petter-moland","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/recensioni\/in-ordine-di-sparizione-di-hans-petter-moland.html","title":{"rendered":"In ordine di sparizione di Hans Petter Moland: la recensione"},"content":{"rendered":"<p><strong>Hans Petter Moland<\/strong> torna a lavorare con <strong>Stellan Skarsgard<\/strong> a tre anni di distanza da &#8220;En ganske snill mann&#8221;, e come per quel film mette insieme famiglia e crimine nel tentativo di denudare la logica del secondo e riformulare l&#8217;assetto della prima. Niente di nuovo e originale ovviamente, se non per questa dislocazione Norvegese di un revenge movie continuamente messo in abisso e che filma appunto la vendetta come fosse un effetto domino ridotto alle sue funzioni meccaniche.<\/p>\n<p>Nils Dickman (Skarsgard) \u00e8 un immigrato tedesco che guida veicoli pesanti adibiti allo smaltimento della neve, con i quali spiana le strade di una piccola cittadina norvegese.\u00a0Quando il figlio adolescente si imbatter\u00e0 in un gruppo di pericolosi trafficanti di droga, verr\u00e0 massacrato, e ritrovato morto, gravido di eroina. La polizia archivia il caso e Gudrun, la madre, ingoia la realt\u00e0. Chi non accetta questa versione \u00e8 proprio Nils, convinto dell&#8217;estraneit\u00e0 del figlio a quell&#8217;ambiente, un&#8217;ostinazione che da subito causer\u00e0 le prime dolorose frizioni con la moglie.<br \/>\nGrazie ad un amico del figlio, Nils riuscir\u00e0 a ricavare la lista di un gruppo di trafficanti transnazionali, tra cui una fazione Serba guidata da Papa (Bruno Ganz).<\/p>\n<p>E&#8217; l&#8217;inizio di una serie di esecuzioni senza sosta, la cui violenza contrasta con la bianchezza del paesaggio e con l&#8217;asetticit\u00e0 degli interni progettati da <strong>Jorgen Stangebye Larsen<\/strong>, grazie ai quali \u00a0lo stesso Molland costruisce una serie di gag basate proprio sulla distonia tra spazio e corpi, quasi per minare dall&#8217;interno gli &#8220;interiors&#8221; famigliari, in un bizzarro succedersi di visioni e strategie domestiche, \u00a0inserite in un contesto mafioso. Ma <em>In order of disappearance<\/em> applica la lente deformante della commedia grottesca sulla ieraticit\u00e0 dello spazio come un dato semplicemente ambientale.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che Molland si serva per ogni omicidio di un cartello che appunto indica l&#8217;ordine progressivo di scomparsa, una sorta di lunga sequenza di titoli che inesorabilmente, si trasciner\u00e0 senza alcuna mutazione fino alla fine del film.\u00a0Come a dire che l&#8217;ossessione per il quadretto o la gag ad effetto, viene dichiarata sin da subito dalla definizione di una serie di cornici, uno spazio delimitato sempre uguale a se stesso, la cui natura \u00e8 semplicemente quella seriale.<\/p>\n<p>Quello che non funziona, oltre all&#8217;inerzia di un&#8217;operazione del genere, \u00e8 la stessa costruzione dei numeri, circondati come sono da un&#8217;imbarazzante aura vernacolare che non ha certamente la forza delle varie identit\u00e0 nazionali, in una direzione, per esempio popolaresca e vitale, ma al contrario rimane ancorata ad una serie di attrazioni circensi di grana grossa, destinate a rafforzare gli stereotipi pi\u00f9 triti.\u00a0Moland si conferma in fondo come un autore buono per questi pasticci da esportazione, fatti con quell&#8217;idea di dover accontentare un po&#8217; tutti, rischiano di \u00a0&#8220;somigliare&#8221; proprio a niente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pasticcio raffreddatissimo di Hans Petter Moland, tra grottesco e ieraticit\u00e0 del paesaggio, dopo il festival di Berlino esce oggi nelle sale italiane &#8220;in ordine di sparizione&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[187,185,183,10,220],"tags":[],"class_list":["post-20993","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-alcinema","category-covercinema","category-inevidenza","category-recensioni","category-top-news"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20993","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20993"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20993\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":67337,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20993\/revisions\/67337"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20993"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20993"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20993"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}