{"id":21562,"date":"2014-07-04T19:31:25","date_gmt":"2014-07-04T17:31:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=21562"},"modified":"2026-01-17T15:18:37","modified_gmt":"2026-01-17T14:18:37","slug":"benedizione-mortale-di-wes-craven-la-recensione-del-blu-ray","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/dvd\/benedizione-mortale-di-wes-craven-la-recensione-del-blu-ray.html","title":{"rendered":"Benedizione Mortale di Wes Craven: la recensione del Blu-ray"},"content":{"rendered":"<p>Wes Craven gira <strong>Deadly Blessing<\/strong> tre anni dopo <strong>Stranger in Our House<\/strong>, una produzione realizzata per la televisione e&nbsp;interpretata da <strong>Linda Blair<\/strong> appena reduce dal secondo Esorcista diretto da<strong> John Boorman<\/strong>. Scritto a quattro mani con <strong>Glenn M. Benest<\/strong>, che adatta un romanzo di <strong>Lois A. Duncan<\/strong>, Stranger in Our House prepara in un certo senso il terreno al film successivo, tanto che Craven si porta dietro Benest per lavorare alla sceneggiatura insieme a <strong>Matthew Barr. <\/strong>I&nbsp;due<strong>&nbsp;<\/strong>&nbsp;dopo questa esperienza non scriveranno molto altro.&nbsp;Il contesto di Deadly Blessing avrebbe dovuto essere quindi sempre quello televisivo, ma le intenzioni di Craven di spingere molto di pi\u00f9 sulle allusioni simboliche e sessuali fa si che il film tenti la strada della distribuzione in sala, pur mantenendo alcuni elementi occulti entro un&#8217;atmosfera famigliare non cos\u00ec distante da quella del titolo&nbsp;precedente, una sovrapposizione perturbante che oltre a gettare le basi per un setting tra i preferiti del regista di Cleveland (le famiglie e le case di Invito all&#8217;inferno, Nightmare, Dovevi essere morta, La casa Nera) anticipa quei continui slittamenti di senso che diventeranno l&#8217;ossessione di un autore che ha sempre messo in discussione l&#8217;essenza stessa del suo cinema, rivelandone doppi fondi, improvvisi deturnamenti e disfacendolo continuamente proprio a partire dai suoi elementi pi\u00f9 mainstream.<\/p>\n<p>Siamo lontani dallo slasher lurido e malato di &#8220;The Last House on the Left&#8221; e &#8220;Hills Have Eyes&#8221; grazie anche alla fotografia di <strong>Robert Jessup<\/strong>, un veterano delle produzioni televisive, reduce dalla direzione della fotografia per le prime serie di <strong>Dallas<\/strong> e <strong>Hazzard<\/strong>, che insieme a Craven filma l&#8217;estensione rurale di&nbsp;Waxahachie in Texas accentuando quella patina sfumata e sognante che attraversa molti telefilm della fine degli anni settanta e di fatto finendo per rendere incollocabili e astratte molte delle location del film, che avrebbero dovuto simulare un villaggio nel cuore della Pennsylvania.<\/p>\n<p>A conferma di questa tendenza sottile che consente al film di rimanere in uno strano equilibrio tra familiarit\u00e0 ed estraneit\u00e0, l&#8217;idea di sviluppare il racconto intorno ad una setta&nbsp;religiosa molto simile agli Amish per abbigliamento e regole di comportamento, aderente alla comunit\u00e0 degli &#8220;ittiti&#8221;, via di mezzo immaginaria tra gli Hittiti citati dalla Bibbia che abitavano le terre di Canaan quando ci entr\u00f2 Abramo e le comunit\u00e0 anabattiste hutterite.<\/p>\n<p><strong>Lisa Hartman<\/strong>, che tra il 77 e il 78 poco pi\u00f9 che ventenne aveva interpretato la sitcom <strong>Tabitha<\/strong>, spin-off del notissimo <strong>Bewitched<\/strong> (Vita da Strega) apre il film nella parte di Faith, mentre \u00e8 intenta a dipingere un quadro di ambientazione in mezzo ad un campo, quando un &#8220;ittita&#8221; dal volto deforme la assalir\u00e0 additandola come &#8220;incubus&#8221;, un demone di origini antiche che sfrutta il sonno delle donne per approfittarne sessualmente.<\/p>\n<p>L&#8217;ittita molesto \u00e8 <strong>Michael Berryman<\/strong>, icona horror in divenire, gi\u00e0 nota al pubblico degli appassionati per l&#8217;interpretazione di Pluto ne &#8220;Le colline hanno gli occhi&#8221; dello stesso Craven; ci penser\u00e0 Jim (Douglas Barr) a calmare i bollori dell&#8217;invasato, tranquillizzando Faith e la madre (Lois Nettleton, altro nome preso in prestito dall&#8217;ambiente televisivo), giunta allarmata sul posto. \u00c8 un&#8217;introduzione che sovrappone immediatamente ad un contesto presentato come idilliaco un rapporto di forze che ruota intorno alla comunit\u00e0; Faith e la madre hanno rinunciato a qualsiasi connessione con il fanatismo religioso, proprio per questo sono considerate pericolose dai ministri del culto, mentre Jim, un tempo membro della comunit\u00e0 e appena sposato con Martha, mantiene un rapporto di confidenza nonostante sia stato bandito dal nucleo proprio in seguito al suo matrimonio.<br \/>\nMartha, interpretata da <strong>Maren Jensen<\/strong>, attrice che concluder\u00e0 la sua carriera cinematografica proprio con questo film di Craven e gi\u00e0 nota al pubblico televisivo per la sua partecipazione nel serial &#8220;Battlestar Galactica&#8221;, \u00e8 nell&#8217;occhio del ciclone, per Isaiah, il patriarca della comunit\u00e0, padre di Jim e interpretato da uno straordinario <strong>Ernest Borgnine<\/strong> completamente sopra le righe, anche lei \u00e8 l&#8217;incarnazione di &#8220;incubus&#8221;.<br \/>\nIl marito della ragazza morir\u00e0 in circostanze misteriose durante una notte, e per alleviare il dolore del lutto, due amiche di Martha, Lana (una giovanissima <strong>Sharon Stone<\/strong> alla sua seconda prova cinematografica) e Vicky (<strong>Susan Buckner<\/strong>, altra meteora televisiva, reduce da una delle sue limitate apparizioni sul grande schermo, in Grease di Randal Kleiser) andranno a trovarla muovendosi dalla citt\u00e0.<\/p>\n<p>Una struttura di partenza esile quella di Deadly Blessing, utile a introdurre tutti gli elementi buoni per sviluppare uno slasher, un thriller di ambientazione rurale, un horror di derivazione Lovecraftiana che Craven sfrutta come fossero esche per poi condurre il film continuamente altrove, in quella dimensione tra sogno e veglia che individua negli oggetti e negli elementi della casa alcuni passaggi dimensionali per allargare e in molti casi distruggere l&#8217;univocit\u00e0 del set come produttore di senso.<\/p>\n<p>\u00c8 lo stesso Craven che si riferir\u00e0 a questo film come una prova generale per sperimentare alcune idee messe a punto nei titoli successivi, e non si tratta solo di sequenze recuperate, come quella del serpente che sbuca tra le gambe di Martha mentre sta facendo il bagno, reinventata nel primo <strong>Nightmare<\/strong> dove <strong>Heather Langenkamp<\/strong> in una posizione simile, vede emergere gli artigli di Freddy, ma di una scrittura che comincia a sfaldare il plot in una serie di derive che mettono continuamente in discussione il punto di vista.<\/p>\n<p>Primo &#8220;portatore sano&#8221; di distruzione \u00e8 proprio il personaggio interpretato da Sharon Stone, la cui psiche viene a poco a poco disintegrata dall&#8217;incapacit\u00e0 di distinguere la realt\u00e0 dalla soggettivit\u00e0 della visione, diventando essa stessa un ponte tra due mondi, in attesa che tutte le forme inconsce, sotterranee ed ignote sostituiscano completamente la percezione lineare dello spazio e del tempo. Un esempio tipico di questo procedimento, sono i &#8220;contenitori&#8221; dell&#8217;immagine che diventano improvvisamente contenuti, re-inquadrati come sono da un surplus di realt\u00e0 che vanifica la precedente, un procedimento che diventa pi\u00f9 chiaro nella sequenza conclusiva del primo Nightmare e sopratutto ne &#8220;Il serpente e l&#8217;arcobaleno&#8221; di cui Deadly Blessing anticipa l&#8217;atmosfera rituale \u00e8 la distruzione della centralit\u00e0 dello spazio casalingo, qui fortemente persistente, come in Stranger in Our House, ma prossimo ad un imminente rovesciamento di tutte le certezze, con quella creatura demoniaca che a un certo punto perfora il sottosuolo per rivelarsi in superficie, cosi da mettere in comunicazione due mondi incongrui.<\/p>\n<p>Se l&#8217;apparente semplicit\u00e0 delle situazioni fa apparire Deadly Blessing come un film ancora non del tutto convincente, apparentemente legato alla sua confezione mainstream di natura intrinsecamente televisiva, \u00e8 perch\u00e8 Craven ne decreta la messa a morte o la perversione dello stesso dispositivo di riferimento, come far\u00e0 ancora pi\u00f9 radicalmente nel secondo dei suoi film pi\u00f9 ignorati, l&#8217;incredibile &#8220;Invitation to hell&#8221;, vero e proprio collasso di un set dentro l&#8217;altro.<\/p>\n<p>Il Blu-Ray edito da Pulp video e distribuito da CG Home video, copre una lacuna per un film irreperibile in Italia da molto tempo e al di l\u00e0 di una buona resa dell&#8217;immagine, che non spinge troppo sulla definizione, mantenendo un buon rapporto di contrasti e conservando quell&#8217;aura sognante e sgranata ricreata dalla fotografia di Robert Jessup, non contiene nessun extra rilevante tranne un commento al film in lingua inglese curato dallo stesso Craven, che racconta alcuni aneddoti interessanti sulla lavorazione del film, ironizzando sul riutilizzo di alcune sequenze nella sua filmografia successiva, proprio a causa dell&#8217;insuccesso ottenuto da &#8220;Benedizione Mortale&#8221;&nbsp;quando usc\u00ec nelle sale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pulp VIdeo e CG Home Video distribuiscono in Blu-Ray un film di Wes Craven rimasto per troppo tempo irreperibile sul mercato Italiano; Benedizione Mortale, la recensione<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[190],"tags":[],"class_list":["post-21562","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-dvd"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21562","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=21562"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21562\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":49401,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21562\/revisions\/49401"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=21562"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=21562"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=21562"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}