{"id":23146,"date":"2014-10-10T17:16:31","date_gmt":"2014-10-10T15:16:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=23146"},"modified":"2014-10-13T21:30:31","modified_gmt":"2014-10-13T19:30:31","slug":"waste-land-di-pieter-van-hees-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/covercinema\/waste-land-di-pieter-van-hees-la-recensione.html","title":{"rendered":"Waste Land di Pieter Van Hees: la recensione"},"content":{"rendered":"<p><strong>Waste Land<\/strong>, l&#8217;ultimo film del belga <strong>Pieter Van Hees<\/strong>, condivide con l&#8217;omonimo poema di <strong>T. S. Eliot<\/strong> una visione disperata sulla decadenza dell&#8217;occidente, scavando proprio nella parte pi\u00f9 oscura di quelle suggestioni rituali\u00a0che erano una delle fonti di ispirazione del poeta americano, desunte attraverso il filtro dell&#8217;opera antropologica di <strong>Jessie Weston<\/strong>. I riferimenti sono del tutto allusivi perch\u00e8 lo scenario \u00e8 quello della Bruxelles contemporanea, quasi interamente filmata di notte e inquadrata sin dai titoli di testa attraverso alcuni frammenti di vita urbana che ne rilevano la qualit\u00e0 sonnambula. \u00c8 un percorso soggettivo attraverso il punto di vista di Leo Woeste (<strong>J\u00e9r\u00e9mie Renier<\/strong>), detective della omicidi costantemente a contatto con il cuore nero della citt\u00e0; una delle prime sequenze del film di Van Hees ce lo mostra durante la ricostruzione di un omicidio interpretata dallo stesso assassino sulla scena del crimine; Leo si sostituisce alla vittima in un momento di terribile iperrealt\u00e0; disteso a fianco di una pozza di sangue rappreso, vomito e viscere viene cavalcato dall&#8217;assassino che ripete la simulazione di uno sventramento, un malessere febbrile e distruttivo che accompagner\u00e0 la sua imminente\u00a0discesa verso gli inferi.<\/p>\n<p>\u00c8 un disfacimento progressivo, quello della psiche di Leo, non cos\u00ec distante in fondo da quella compenetrazione di forze opposte che attraversa tutta la storia, anche eretica, del cinema noir, da &#8220;So Dark the night&#8221; di Joseph H. Lewis fino ad esempi pi\u00f9 recenti, passando per &#8220;Cruising&#8221; di William Friedkin da cui Van Hees sembra farsi ispirare nella descrizione, anche cromatica, di un mondo sotterraneo e pulsionale.<br \/>\nMentre Leo si avvicina sempre di pi\u00f9 allo strato marcio della societ\u00e0 in cui vive, i rapporti famigliari ne rimangono irrimediabilmente invischiati; la moglie Katrien (<strong>Natali Broods<\/strong>) \u00e8 incinta del secondo figlio ed \u00e8 quasi decisa ad interrompere la gravidanza, proprio per quella zona d&#8217;ombra che sembra impadronirsi sempre di pi\u00f9 del marito.<br \/>\nE proprio durante la gravidanza Leo entrer\u00e0 in contatto con la comunit\u00e0 Congolese della citt\u00e0, per seguire le indagini sulla morte di un immigrato ripescato dalle acque di un fiume, entrando cos\u00ec in contatto con Aysha, la sorella della vittima interpretata da una splendida <strong>Babetida Sadjo<\/strong> e con l&#8217;attivit\u00e0 clandestina legata al traffico di oggetti e piccoli artefatti rituali.<\/p>\n<p>Van Hees traspone in un territorio astratto e psichico il percorso di una detection che gira irrimediabilmente a vuoto, inoculando quelle stesse suggestioni animistiche che attraversavano &#8220;Fallen Angel&#8221; il romanzo di <strong>William Hjortsberg<\/strong> adattato per lo schermo da <strong>Alan Parker<\/strong> alla fine degli anni ottanta, per applicarle alla coscienza sommersa dell&#8217;impero coloniale belga; Leo in qualche modo \u00e8 il punto di contatto tra la sicurezza del mondo occidentale e un inferno inconoscibile che si nasconde tra le fondamenta della citt\u00e0 di asfalto e metallo, e sulla sua perdita di controllo Pieter Van Hees conduce una ricognizione sui contenuti rimossi della coscienza, identificando nell&#8217;impossibile relazione con Aysha una radice inconsciamente razzista, sbilanciata tra ossessione erotica e attrazione incontrollata per gli aspetti cultuali della\u00a0micro societ\u00e0 congolese.<\/p>\n<p>Tutto ambientato all&#8217;interno di spazi chiusi, scorci inediti e infernali di Bruxelles dove emerge il brulicare di un&#8217;attivit\u00e0 ritualistica invisibile, &#8220;Waste land&#8221; \u00e8 il terzo capitolo di una trilogia inaugurata nel 2008 con &#8220;Linkerover&#8221; e il pi\u00f9 politico del lotto, almeno nel tentativo di deviare l&#8217;allure neo-noir in uno spazio dove l&#8217;origine del processo di disintegrazione dell&#8217;anima nasce da una complessa relazione tra culture. Nel descrivere i tratti di una societ\u00e0 corrotta, sopratutto attraverso il rapporto tra il misterioso uomo d&#8217;affari e la parte pi\u00f9 inquietante\u00a0della magia nera congolese, Van Hees sovrappone l&#8217;esplosione di un mondo psichico irregimentabile con la percezione di un pregiudizio, mescolando spesso le carte e puntando alla disanima della stessa coscienza di Leo, intrappolato in quella\u00a0melma sedimentata attraverso secoli di supremazia occidentale.<\/p>\n<p>Waste Land si muove in questo territorio scivolosissimo, e pur rischiando di passare dalla parte di un simbolismo arbitrario riesce a mantenere una tensione disturbante che non punta quasi mai ad una risoluzione, per un allineamento del ritmo generale alla scansione temporale, e quindi anche rituale, del percorso di gravidanza di Katrien; mentre questa \u00e8 in pieno travaglio, Leo compie un viaggio verso il nucleo pi\u00f9 controverso e oscuro della sua formazione culturale, un&#8217;agnizione che lo separa dal suo contesto, ovvero quello della paternit\u00e0, per avvicinarsi pericolosamente alle radici del male, inteso come desiderio di dominio su una cultura &#8220;aliena&#8221;.<\/p>\n<p>Grazie anche all&#8217;ottima fotografia di Menno Mans, Waste Land \u00e8 un incubo affascinante, immersivo e costantemente &#8220;fuori fuoco&#8221; rispetto all&#8217;oggetto dell&#8217;indagine; avviluppato su se stesso ci sorprende infine al centro di una terra desolata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Terzo film di una trilogia inaugurata nel 2008 con Linkerover, Waste Land \u00e8 il neo-noir antropologico diretto dal belga Pieter Van Hees e recentemente presentato al Toronto Film Festival<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[185,191],"tags":[],"class_list":["post-23146","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-covercinema","category-festivalcinema"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23146","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23146"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23146\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23146"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23146"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23146"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}