{"id":23161,"date":"2014-10-13T18:06:17","date_gmt":"2014-10-13T16:06:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=23161"},"modified":"2023-01-21T19:03:46","modified_gmt":"2023-01-21T17:03:46","slug":"take-five-di-guido-lombardi-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/recensioni\/take-five-di-guido-lombardi-la-recensione.html","title":{"rendered":"Take Five di Guido Lombardi: la recensione"},"content":{"rendered":"<p>Prende il titolo dall\u2019omonimo standard jazz l\u2019opera seconda di <strong>Guido Lombardi<\/strong>, fattosi gi\u00e0 notare con l\u2019ottimo <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/news\/la-bas-educazione-criminale.html\"><strong>L\u00e0-Bas<\/strong><\/a> del 2011. Poco altro lega la nuova fatica del regista napoletano all\u2019assennato brano di David Brubeck, essendo Take Five (il film) un andirivieni di stimoli visivo\/narrativi composito, sporco e meticcio come lo stesso contesto in cui \u00e8 stato pensato e realizzato (che \u00e8 pi\u00f9 Charles Mingus, allora. Anzi \u00e8 proprio James Senese). Un contesto che viene, pienamente, restituito sullo schermo in tutta la sua sanguigna, brusca, mortifera vitalit\u00e0, mutuando il principio neorealista (per una volta con cognizione di causa) dell\u2019espressione del racconto attraverso lo sguardo sulle contingenze storiche della realt\u00e0; superando il limite cronachistico del dramma sociale, per farsi al contempo apologo minimo ed universale. Lombardi recupera la formula del noir classico (ancora uno standard), narrando una vicenda che potrebbe avere qualunque parte del mondo a farle da sfondo ma rintracciando nell\u2019etica da crimine del vicolo il terreno ideale per la costruzione di un testo che diviene, gi\u00e0 dai primi minuti, teoria del e sul cinema: un\u2019indagine di respiro ampissimo sulle potenzialit\u00e0 delle strutture del genere nero, alveo ideale per ogni resoconto sui fenomeni umani e sociali; alveo ideale per lo studio sulla dinamica del farsi delle storie; alveo ideale per un cinema che dice di s\u00e9 stesso attraverso un inseguirsi di rimandi ma anche solo suggestioni, in cui la citazione, il recupero, lo stesso plagio, vanno in forza alla narrazione senza mai divenire per questo pericoloso orpello soverchiante. Di fatto, Take Five, trasfigura davvero <strong>Rapina A Mano Armata<\/strong>, attraverso <strong>Le Iene<\/strong>, in un episodio ideale di un ideale remake truce de <strong>L\u2019Oro Di Napoli<\/strong>; \u00e8 davvero<strong> I Soliti Ignoti<\/strong> calato tra i liquami di <strong>Gomorra<\/strong>; \u00e8 realmente uno scontro <strong>I Senza Nome<\/strong> vs. <strong>Sonatine<\/strong> vs. <strong>A Better Tomorrow<\/strong> vs. <strong>La Capagira<\/strong> approntato tra i Quartieri Spagnoli in forma di sceneggiata.<\/p>\n<p>Nel raccontare la vicenda degl\u2019improbabili malacarne male in arnese, convinti di svoltare con il profitto di una rapina in banca, Lombardi si muove con agilit\u00e0 tra le pieghe di un soggetto che ribalta complessit\u00e0 e leggerezza per tutta la sua durata; gestendo i momenti pi\u00f9 crudi con estrema lucida pacatezza. Orchestrando una pellicola articolata in almeno quattro movimenti distinti (preparazione, rapina, attesa, resa dei conti), diversificati per intensit\u00e0 e struttura, senza un minimo cedimento; giocando coi clich\u00e9, prendendo e prendendosi in giro (le maschere di Pulcinella); costruendo una galleria di personaggi terrifici eppure profondamente umani, i cui profili psicologici rifuggono ogni ipotesi di clich\u00e9. Riuscendo, oltretutto, nell\u2019impresa di gestire l\u2019irruenza, difficilmente contenibile, di un gruppo d\u2019attori in autentico stato di grazia: Salvatore Striano, Salvatore Ruocco, Carmine Paternoster, Gaetano Di Vaio, Antonio Pennarella, Gianfranco Gallo e con un Peppe Lanzetta monumentale e laidissimo.<br \/>\nUn film di corpi: in pericolo, in disfacimento, al collasso, dislocati e disarticolati, scolpiti da storie vissute, nella realt\u00e0 come nell\u2019artificio filmico, nella piena consapevolezza della propria terminalit\u00e0 (la galera). Una consapevolezza talmente forte, talmente critica, talmente radicata e sofferta, da potersi permettere il lusso dell\u2019autoironia, del sarcasmo, della farsa, senza mai perdere un grammo di coerenza. Ne risulta uno scurissimo, ruvido e feroce, affresco grottesco e ruggente, saldamente ancorato a quella radice scura da cui trae linfa l\u2019anima urbana di Napoli e che rinnova, laddove fosse ancora necessario farlo, tutto l\u2019interesse per quella new wave cittadina che andando da Martone a Garrone, passando per Corsicato e Capuano, arrivando sino a Gaudino, Incerti, De Angelis (per non dirne che alcuni) compone la pi\u00f9 viva delle scene artistiche peninsulari.<br \/>\nSe ne ricava l\u2019immagine di un cinema italiano che proprio grazie a lavori come questo (ma anche come <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/news\/perez-di-edoardo-de-angelis-la-recensione.html\">Perez<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/covercinema\/anime-nere-di-francesco-munzi-la-recensione.html\">Anime Nere<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/news\/senza-nessuna-pieta-di-michele-alhaique-la-recensione.html\">Senza Nessuna Piet\u00e0<\/a>) sembra recuperare, non senza traumi, \u00e8 chiaro, lentamente, la sua natura pi\u00f9 autentica di cinema narrativo, d\u2019idee, di volti, di luoghi, di lingue, di pancia e di cuore. Fuori dai denti: un mezzo capolavoro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scurissimo, ruvido e feroce, affresco grottesco e ruggente, saldamente ancorato a quella radice scura da cui trae linfa l\u2019anima urbana di Napoli, ma anche un\u2019indagine di respiro ampissimo sulle potenzialit\u00e0 delle strutture del genere nero, Take Five di Guido Lombardi \u00e8 un mezzo capolavoro<\/p>\n","protected":false},"author":42,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[187,185,10],"tags":[],"class_list":["post-23161","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-alcinema","category-covercinema","category-recensioni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23161","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/42"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23161"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23161\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":67301,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23161\/revisions\/67301"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23161"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23161"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23161"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}