{"id":23796,"date":"2014-11-13T14:59:22","date_gmt":"2014-11-13T12:59:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=23796"},"modified":"2023-01-21T19:03:30","modified_gmt":"2023-01-21T17:03:30","slug":"sils-maria-di-olivier-assayas-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/recensioni\/sils-maria-di-olivier-assayas-la-recensione.html","title":{"rendered":"Sils Maria di Olivier Assayas: la recensione"},"content":{"rendered":"<p>I titoli di coda di <em><strong>Sils Maria<\/strong><\/em>, ultimo lavoro\u00a0del critico\/sceneggiatore\/regista\u00a0<strong>Olivier Assayas<\/strong>, sono accompagnati dal <em>Canone<\/em> di <strong>Pachelbel<\/strong>. Il Canone \u00e8 una composizione polifonica barocca basata sul contrappunto. Alla medesima melodia si sovrappongono altre voci che ne riprendono, amplificandolo, il tema. La chiave sta qui. Nel film di <strong>Assayas<\/strong>, lo stesso motivo \u2013 teorico e narrativo \u2013 si moltiplica e si ripete in un gioco di specchi e di simmetrie fra personaggi e situazioni che ricorrono e si rincorrono. Il meccanismo \u00e8 scoperto, volutamente artificioso, simbolicamente riprodotto nella miriade di supporti visivi \u2013 che siano finestre, cellulari, Ipad, televisori, schermi cinematografici \u2013 disseminati lungo il percorso.<\/p>\n<p>Girato in 35 mm, <strong><em>Sils Maria<\/em><\/strong> \u00e8 un saggio sulla rappresentazione che mette in scena la rappresentazione stessa, e il sottile confine che la separa dal reale.<br \/>\n<em>Prologo\/prima parte<\/em>. Subito dopo la morte del suo mentore, il drammaturgo\/regista Wilhelm Melchior, Maria Enders (<strong>Juliette Binoche<\/strong>), celebre attrice francese attrice di mezz\u2019et\u00e0, si vede offrire un ruolo nel nuovo adattamento teatrale di <em>Maloja Snake<\/em>, la pi\u00e8ce di Melchior\u00a0che l\u2019aveva lanciata. Nel rifacimento del regista semi-esordiente Klaus Diesterweg, a Maria spetta\u00a0il ruolo di\u00a0Helena, la donna d\u2019affari sedotta e abbandonata dalla giovane amante\/assistente Sigrid.<\/p>\n<p>Vent\u2019anni prima, la giovane Maria era stata la spregiudicata e bramosa Sigrid. Vent&#8217;anni dopo, Maria vorrebbe restare Sigrid, ma\u00a0pu\u00f2 essere soltanto\u00a0Helena, la sua nemesi o la sua parte complementare. Il ruolo della carnefice spetta invece a Jo-Ann Ellis (<strong>Chlo\u00eb Grace Moretz<\/strong>),\u00a0<em>starlette<\/em> di Hollywood, mix parodistico fra Lindsay Lohan e\u00a0chiunque altro assomigli vagamente a Selena Gomez o Miley Cyrus. <em>Parte centrale\/seconda parte<\/em>. Fra ansie e memorie del passato, Maria Enders\u00a0si rifugia nella localit\u00e0 svizzera di Sils Maria, nell\u2019ultima casa di Melchior, per provare le sue battute con l\u2019aiuto della segretaria Valentine (<strong>Kristen Stewart<\/strong>), con cui Maria\u00a0instaura un rapporto ambiguo e simbiotico. Mentre camminano in direzione del passo del Maloja, per assistere allo strano fenomeno atmosferico del serpente di nubi che avvolge la vallata, Valentine\u00a0sparisce nel nulla. <em>Epilogo<\/em>. Qualche mese dopo, a Londra, Jo-Ann \u00e8 inseguita dai paparazzi, dopo che la quasi-ex-moglie-del-suo-fidanzato, acclamato scrittore, ha cercato di togliersi la vita. Nel frattempo, la nuova versione di <em>Maloja Snake<\/em> sta per andare in scena.<\/p>\n<p>Sulla lunga scia di <em>Eva contro Eva<\/em>, <strong><em>Sils Maria<\/em><\/strong> parrebbe un film sul mondo dello spettacolo e i suoi orchi, le invidie e i successi di cartapesta di un mondo che non pu\u00f2 evitarsi di essere tragicamente fatuo, in cui il senso di morte incombente si traveste da seduzione. Infatti, a differenza di quanto accade nella pi\u00e8ce, dove qualcosa succede davvero, in <strong><em>Sils Maria<\/em><\/strong> l\u2019attrazione non trova quasi mai sbocco. L\u2019affinit\u00e0 elettiva di Maria con Melchior, il mix di disprezzo e desiderio per la vecchia fiamma Henryk Wald, la fascinazione morbosa esercitata da Valentine su Maria restano inappagati. A colmare\u00a0il vuoto e il silenzio sono piuttosto gli amori fragorosi della <em>non necessariamente cos\u00ec stupida<\/em> Jo-Ann. Con uno straniante effetto di contrasto, quando Jo-Ann\u00a0entra in scena <em>per davvero<\/em>\u00a0(e non pi\u00f9 attraverso uno schermo cinematografico\/televisivo) indossa un vestitino bon ton e assiste a un concerto di\u00a0H\u00e4ndel con il neo-fidanzato, intellettuale fintamente stropicciato sposato con una pittrice tedesca. \u00a0In scena c\u2019\u00e8 il mix di\u00a0contrapposizione e fascinazione fra il cinema\/teatro indipendente\/d\u2019autore e il circuito main stream. Se Jo-Ann aspira, senza saperlo, a trovare l&#8217;unit\u00e0, il disprezzo resta incarnato nel volto della Binoche, novella <em>Norma Desmond<\/em>, inquadrata mentre inforca gli occhiali 3D per assistere alle prodezze di Jo-Ann, impegnata in un film di passioni aliene e superpoteri. Tutto questo se rimaniamo in superficie.<\/p>\n<p><em>Maloja Snake<\/em>, la pi\u00e8ce teatrale dalle tinte fassbinderiane (<i>Le lacrime amare di Petra von Kant<\/i> su tutti) non si limita a mettere in scena una storia inventata, ma \u00e8 esso stesso un oggetto cangiante e chimerico, il cui significato muta di continuo, a seconda di chi lo sta guardando: Maria, Valentine, Jo-Ann, Klaus, Henrik, tutti hanno la loro Helena e la loro Sigrid personali. Ci\u00f2 che interessa a\u00a0<strong>Assayas<\/strong>, attraverso il suo gioco sottile di specchi e di simmetrie, \u00e8 piuttosto tratteggiare il confine labile fra realt\u00e0 e messinscena, esplorare la finzione nell\u2019arte e nella vita, lo scarto di tono fra l\u2019immagine che si vorrebbe avere di se stessi e una realt\u00e0 fintamente cercata (&#8220;forse ricordo solo quello che voglio ricordare&#8221;, dice Maria), ma mai conquistata. La dipendenza e l\u2019attrazione di Maria nei confronti dell\u2019assistente Valentine rispecchia quella di Helena per Sigrid. Il lato distruttivo e fagocitante del rapporto di Sigrid con Helena ritorna, con ritualit\u00e0 necessaria, in quello, appena abbozzato, di Jo-Ann con Maria, e si rivela nelle inquadrature finali, quando\u00a0Jo-Ann inchioda Maria al suo ineluttabile annullamento. A sua volta, Jo-Ann\u00a0\u00e8 una piccola Sigrid, una <em>rovina famiglie<\/em>, che strappa il marito a un\u2019altra donna la quale\u00a0a sua volta, come Helena, sceglier\u00e0 metaforicamente di sparire (o almeno di provarci). Chiusi in se stessi e nelle loro ansie personali, quasi tutti finiscono per cedere alla nebbia \u2013 con Valentine che si dissolve letteralmente nell\u2019atmosfera, se ne va\u00a0per non ritornare, anche lei come Helena nel finale di <em>Maloja Snake<\/em> \u2013 , si perdono come\u00a0le montagne dell\u2019Engadina avvolte nel serpente di nuvole, lo strano fenomeno che aveva affascinato Melchior\u00a0nelle immagini in b\/n del pionieristico documentario\u00a0<i>Das Wolkenph\u00e4nomen von Maloja <\/i>(Arnold Fanck, 1924).<\/p>\n<p>Come Helena\u00a0fa con Sigrid\u00a0in <em>Majola Snake<\/em>, cos\u00ec in<strong><em> Sils Maria<\/em><\/strong> i personaggi esibiscono e ridefiniscono di continuo i propri stati d\u2019animo. Al fondo c\u2019\u00e8 un segreto, ma non si scopre mai. Cos\u00ec, pur nell\u2019evidenza dei loro gesti, i personaggi di <strong><em>Sils Maria<\/em> <\/strong>restano lontani e ambigui, glaciali. Scolorano e svaniscono, come le nubi a forma di serpente \u2013 animale mutante, non a caso \u2013 fra le nubi dell\u2019Engadina. Apparentemente racchiusa nella tripartizione che scandisce il tempo filmico \u2013 tre fasi ravvicinate nella vita di Maria \u2013, la trama resta aperta e incompiuta. Perch\u00e9, a differenza della pi\u00e8ce\u00a0\u2013 il luogo dove c\u2019\u00e8 una storia da raccontare \u2013 la vita \u00e8 orfana di una trama, si limita a essere un aggregato di fatti pi\u00f9 o meno interessanti. Si snoda incerta e imprevedibile, ancora come il serpente del Maloja. Cos\u00ec, pur legati per temi e situazioni \u2013 dalla morte dello scrittore alla messinscena della nuova versione di <em>Maloja Snake<\/em>\u00a0\u2013 i tre momenti in cui Assayas racchiude l\u2019esistenza di Maria non disegnano un arco che si chiude in se stesso.<\/p>\n<p>La messinscena \u00e8 esibita, i dialoghi sono fittissimi, con le attrici seguite o aspettate dalla macchina da presa, che subito dopo\u00a0allarga sulle vallate svizzere, sfiorando il lirismo. L\u2019atmosfera \u00e8 gelida, i sentimenti frenati. Eppure, come accade in <em>Maloja Snake<\/em>, ogni frase \u00e8 volutamente rivelatrice, ai limiti del didascalismo. <strong>Assayas<\/strong> mette in parole il mondo interiore, fondendo il particolare (le ansie e i desideri dei singoli) nell\u2019universale (la paura di essere oltrepassati,\u00a0il senso del tempo che passa, l\u2019inadeguatezza e il bisogno morboso dell\u2019altro). A rendere pi\u00f9 sottile il gioco di rimandi, interni ed esterni, contribuiscono i dettagli biografici: <strong>Juliette Binoche<\/strong> \u00e8 la raffinata attrice francese di mezza et\u00e0 con trascorsi hollywoodiani, ma musa del cinema\/teatro d&#8217;autore.\u00a0<strong>Chlo\u00eb Grace Moretz\u00a0<\/strong>\u00e8 la rampante attricetta da <em>blockbuster. <\/em>Nel frattempo, <strong>Kirsten Stewart<\/strong>, stravaccata sul divano, esamina l&#8217;ultima sceneggiatura offerta a Maria, chiedendosi, con ironia non troppo velata, che ci facciano l\u00ec i lupi mannari.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In sala il nuovo film di Olivier Assayas con Juliette Binoche e Kirsten Stewart. Un saggio sulla rappresentazione che mette in scena la rappresentazione stessa, e il sottile confine che la separa dal reale.<\/p>\n","protected":false},"author":28,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[187,185,10],"tags":[],"class_list":["post-23796","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-alcinema","category-covercinema","category-recensioni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23796","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/28"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23796"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23796\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":67286,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23796\/revisions\/67286"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23796"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23796"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23796"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}