{"id":24412,"date":"2014-12-13T15:03:08","date_gmt":"2014-12-13T13:03:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=24412"},"modified":"2014-12-14T17:23:45","modified_gmt":"2014-12-14T15:23:45","slug":"belluscone-una-storia-siciliana-di-franco-maresco-la-recensione-del-blu-ray","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/dvd\/belluscone-una-storia-siciliana-di-franco-maresco-la-recensione-del-blu-ray.html","title":{"rendered":"Belluscone &#8211; una storia siciliana di Franco Maresco: la recensione del Blu Ray"},"content":{"rendered":"<h2>Belluscone &#8211; una storia siciliana &#8211; il Blu Ray<\/h2>\n<h3>I Contenuti Extra<\/h3>\n<p>\u00c8 l&#8217;estate del 1987, e la televisione del Giornale di Sicilia nota come TGS, emittente diretta da Salvo Licata, lancia un servizio dedicato ai neomelodici in &#8220;stile&#8221; napoletano attivi nell&#8217;area palermitana. L&#8217;occasione \u00e8 quella di un&#8217;intervista a Pino D&#8217;Angelo\u00a0e il suo gruppo, Le Note Stellari, da realizzarsi in una sorta di quartier generale di quella scena, chiamato &#8220;Il Barber Shop&#8221; e situato in corso Alberto Amedeo; ad accogliere la troupe televisiva tra una turba di cantanti stipati nel locale, il loro impresario, Ciccio Mira.<\/p>\n<p>Delle memorie raccontate da Gerry Palazzotto, allora reporter di TGS, rimangono i filmati di TGS tra proto-videoclip improvvisati, interviste, testimonianze, una parte delle quali sono inserite nel\u00a0primo Extra contenuto nel Blu Ray di <strong>Belluscone &#8211; Una storia siciliana<\/strong>, il film di Franco Maresco <strong>dal 2 dicembre disponibile per il mercato home video con distribuzione CG<\/strong>.<\/p>\n<p>&#8220;<strong>Il mondo visto da lui<\/strong>&#8221; \u00e8 il primo contenuto speciale del Blu Ray di Belluscone, tra filmati di repertorio, interviste inedite e scene eliminate che occupano \u00a0complessivamente pi\u00f9 di un&#8217;ora e mezza. Questo in particolare\u00a0include le immagini della fine degli anni &#8217;80 trasmesse da TGS, oltre ad una serie di interviste a Ciccio Mira per altre emittenti locali.<\/p>\n<p>&#8220;<strong>L&#8217;imprevisto<\/strong>&#8221; \u00e8 quello Montaliano di &#8220;Prima del viaggio&#8221;, poesia citata da Marcello Dell&#8217;Utri in una sezione inedita dell&#8217;intervista contenuta nel film. Maresco chiede al senatore di Forza Italia quali prospettive future ci siano per l&#8217;Italia e per Silvio Berlusconi e Dell&#8217;Utri risponde con i versi della poesia di Montale: &#8220;un imprevisto \u00e8 la sola speranza. Ma mi dicono che \u00e8 una stoltezza dirselo&#8221;. Alle immagini dell&#8217;intervista si alternano testimonianze &#8220;reali&#8221; e deformazioni ciniche come quella legata ad un simulacro di Vittorio Mangano, &#8220;lo stalliere di Arcore&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;<strong>Neomelodici<\/strong>&#8221; \u00e8 un&#8217;intervista collettiva che coinvolge Ciccio Mira, il cantante neomelodico Vittorio Ricciardi, e un&#8217;improvvisata di Salvatore Termini, l&#8217;attore noto per aver interpretato il personaggio di King Kong nei film Mery per Sempre e Ragazzi Fuori di Marco Risi.<\/p>\n<p>&#8220;<strong>I venti miliardi<\/strong>&#8221; sono quelli chiesti come finanziamento non garantito da Dell&#8217;Utri e Vito Ciancimino nel 1987 per conto del gruppo Berlusconi, a Giovanni Scilabra, allora direttore generale della Banca Popolare di Palermo. Maresco costruisce un&#8217;inchiesta di otto minuti per capire dove siano andati a finire quei soldi, che dovevano essere restituiti in 36 mesi. Il tutto attraverso testimonianze, interviste, interventi di Enrico Deaglio, Massimo Ciancimino, schegge di televisione berlusconiana datati 1978, Mike Bongiorno e Berlusconi trionfanti, Peter Gomez del Fatto Quotidiano, bumpers di Canale 5, interventi di Attilio Bolzoni ed infine un collaboratore di giustizia mascherato e nell&#8217;ombra, filmato in bianconero attraverso la deformazione cinica di Maresco.<\/p>\n<p>&#8220;<strong>Noi e le donne<\/strong>&#8221; ovvvero i fratelli La Vecchia intervistati da Franco Maresco sul loro rapporto con le donne. Disoccupati, una vita inutile, soli e senza donne, dieci anni &#8220;senza sfogare&#8221; come incalza la voce di Maresco fuori campo, &#8220;mentre Berlusconi ha copulato migliaia di volte&#8221;. Come contrappunto all&#8217;intervista &#8220;cinica&#8221;, strip d&#8217;annata tratti dalla televisione fine &#8217;80, tra L&#8217;araba Fenice e Marco Predolin. Il sogno di uno dei tre fratelli \u00a0oscilla tra la possibilit\u00e0 di diventare un grande attore e partecipare al grande fratello, il suo volto\u00a0illuminato da questa ipotesi si alterna alle immagini di Angela Cavagna mentre passeggia\u00a0vestita da infermiera sul tavolo praticabile di Striscia la Notizia; perch\u00e8 il desiderio di uno dei tre La Vecchia ha le\u00a0forme di Manuela Arcuri e\u00a0le curve della Marini. L&#8217;intervista si chiude sul nero, mentre\u00a0&#8220;tutti possono fare tutto&#8221;, dice Maresco, \u00a0&#8220;alla luce del sole&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;<strong>Sei un carabiniere!<\/strong>&#8221; \u00e8 la domanda di Maresco fatta in primis a Ciccio Mira, successivamente ai fratelli La Vecchia. Cosa faresti se ti dicessero &#8220;sei un carabiniere&#8221; ?<\/p>\n<p>&#8220;<strong>Vorrei conoscere Berlusconi<\/strong>&#8221; \u00e8 la clip della canzone interpretata da Erik e chiude la rassegna degli Extra contenuti nel Blu Ray CG di <strong>Belluscone<\/strong>, curati e assemblati da <strong>Francesco Guttuso<\/strong> e <strong>Giuliana La Franca<\/strong><\/p>\n<p>(Redazione Indie-eye Cinema)<\/p>\n<h3>La Recensione del Film<\/h3>\n<p>I segni dell\u2019opera di <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/news\/belluscone-una-storia-siciliana-di-franco-maresco-venezia-71-orizzonti.html\"><strong>Franco Maresco<\/strong><\/a>, con o senza l\u2019antico sodale <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/e-stato-il-figlio-di-daniele-cipri-italia-2012.html\"><strong>Daniele Cipr\u00ec<\/strong><\/a>, sono quelli della tragedia. Una tragedia talmente esasperata, dolorosa e accecante da farsi buffa, ridicola, grottesca. Una tragedia che reca in se il peso della classicit\u00e0 (greca antica), quella di cui \u00e8 pregna quella cultura siciliana di cui il suo lavoro \u00e8 da sempre al contempo tesi ed antitesi, per stagliarsi violentemente aldil\u00e0 dell\u2019apocalisse: sia quando questa stessa veniva sistematicamente riprodotta nei quadri iper(sur)reali di <strong>Cinico TV<\/strong>, <strong>Lo Zio Di Brooklyn<\/strong> e <strong>Tot\u00f2 Che Visse Due Volte<\/strong>; sia quando essa sublima in una ricerca tanto attenta, lucida, chirurgica, quanto spietata e incompromissoria della sua realt\u00e0 contingente. Il medesimo sguardo che informa anche l\u2019ultima parte di questa ideale trilogia sull\u2019alterit\u00e0 della visione; sull\u2019affermazione della realt\u00e0 attraverso la sua negazione; sulla trinacria come polo accentratore delle dinamiche del mondo, iniziata con <strong>Il Ritorno Di Cagliostro<\/strong> e proseguita con la prima opera in solitaria dell\u2019invisibile, ancorch\u00e9 splendido, <strong>Io Sono Tony Scott<\/strong>, col quale condivide la stessa forma (pseudo, para) documentaria gi\u00e0 sperimentata con intenti ed esiti differenti in <strong>Come Inguaiammo Il Cinema Italiano<\/strong>.<\/p>\n<p>Belluscone \u00e8 un lavoro complesso, stratificato; un\u2019ispezione sottile del tessuto sociale che, partendo dalla visione siculo, anzi panormocentrica, del suo autore, si allarga sino ad interessare la nazione intera: un\u2019indagine condotta, pasolinianamente de visu, nei regressi pi\u00f9 oscuri e controversi dell\u2019incultura contemporanea. Indagine ossimorica che muta continuamente se stessa sino a divenire diario privato e confessione pubblica; saggio di strutturalismo marxista e cabaret dell\u2019assurdo; metacinema e mockumentary (\u201cper usare un\u2019espressione dei nostri giorni\u201d); racconto minimo ed universale. Ma \u00e8 anche, e forse soprattutto, l\u2019apologo personale sulla mitopoiesi del fallimento; sull\u2019eroicit\u00e0 delle cause invincibili. Sulla perdita di s\u00e9 in rapporto alla fine della storia, al malessere sociale ed antisociale di un territorio battuto da questo popolo siciliano; questo popolo di uomini singoli, storicamente diviso; storicamente incapace di farsi forza unica; storicamente condannato ad un\u2019arretratezza (economica, civica) che collide vistosamente con la sua straordinaria millenaria cultura; ideale riferimento per quella partitocrazia liberale, individualista, veterocattolica, che in esso vede da sempre il perfetto luogo per il proprio radicamento, facendone termometro delle variabili politiche del resto del Paese (del continente) da sempre.<\/p>\n<p>E\u2019 qui che <strong>la Casa Delle Libert\u00e0<\/strong> raggiunge, con la sua proposta falsa e populista, a rasentare il 100%: dove la modestia sociale produce l\u2019errata necessit\u00e0 di un riferimento forte, di una guida incrollabile, da venerare con lo stesso trasporto idolatrico rivolto alle statue di <strong>Padre Pio<\/strong> di cui sono costellate le periferie del capoluogo siciliano (poste con dubbio interesse dai consigli di quartiere di centrodestra) ma talmente distante, assente, che il nome non riesce neanche ad essere pronunciato correttamente. E\u2019 questo il contesto dove fiorisce la microcriminalit\u00e0, la bassa manovalanza. La mafia in s\u00e9 e per s\u00e9, che allunga le sue spire tra le maglie di una societ\u00e0 misera, chiusa su se stessa, che si autoalimenta dei suoi stessi miti, delle sue stesse micro, infime, abitudini (la fuitina). Un contesto che assume e deforma gli stimoli della societ\u00e0 overground, riformulandoli, deformandoli o amplificandoli a dismisura. La societ\u00e0 povera della suburra, del sottoproletariato urbano, che trova come unici suoi cantori quei cosiddetti neomelodici, del quale mondo il film \u00e8 anche originale e spietata disamina.<\/p>\n<p>Virando a 360\u00b0, infatti, Maresco riparte da qui, da un ambiente da lui conosciuto e battuto (forse, in qualche misura, amato e\/o sicuramente odiato) da sempre, ricollocando la sua attenzione alla fonte originaria del consenso berlusconiano, laddove questi trova linfa e forza. Unendo ad Uroboro incipit ed explicit, sgranando un rosario di facce e facciacce, nomi tragicamente noti (Bontate, Lima, Ciancimino, ecc.) ed eroi del volgo (Ricciardi); mettendo insieme, in un helzapoppin tanto colorato quanto malevolo ed inquietante, organizzatori di feste di piazza dalla coscienza non proprio di bucato (l\u2019inconsapevole protagonista Ciccio Marra), Ficarra e Picone (trasversali traits d\u2019union tra mondi paralleli) e persino il mammasantissima Dell\u2019Utri (sul trono, in uno degli episodi pi\u00f9 tristemente improbabili e misteriosi). Il tutto al suono dell\u2019orripilante motivetto, dal titolo inequivocabile e drammatico di<strong> Vorrei Conoscere Berlusconi<\/strong> (dietro il quale c\u2019\u00e8 un universo miserrimo e disperato che s\u2019illude di un riscatto per contagio magico), che percorre praticamente tutto il film.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, tradendo la nota riservatezza che lo caratterizza, Maresco si espone, si svela, mettendosi in scena attraverso la propria stessa assenza: alla fine \u00e8 lui il vero convitato di pietra, pi\u00f9 dell\u2019eponimo cavaliere. E\u2019 attorno alla ricostruzione del progetto abortito del film inchiesta sui rapporti tra Berlusca e la Sicilia che si sviluppa (o forse sarebbe meglio dire si avviluppa) un racconto in seconda persona, che vede un Sanguinetti hard boiled mettersi fisicamente sui passi del regista, ritiratosi, nascostosi, resosi introvabile, in seguito ad un\u2019autentica, profonda, crisi depressiva. In un puzzle di elementi compositi, disparati, non sempre facilmente (ma alla fine sempre) ricollegabili tra loro, che spingendo i propri limiti oltre la visione, oltre l\u2019investigazione, oltre il reportage, rivela la reale natura di un lavoro a tesi.<\/p>\n<p>Tragico, nella sua profonda lucidit\u00e0 (<strong>la chiusura su Renzi ad Amici: la fine di una sinistra che si auto termina, che si autocondanna alla minorit\u00e0 culturale<\/strong>); amaro, nel congiungere il particolare (i neomelodici, i vicoli di Palermo) ed il macroscopico (i legami tra mafia e politica nazionale, le stragi) venendone, inesorabilmente, a capo; disperante, nell\u2019osservazione di una natura umana avvolta su stessa, condannata alla dimenticanza perpetua, alla coercizione a ripetere (i ragazzi bene intervistati in coda).<br \/>\nSu tutto si staglia la forte, persino feroce, contraddittoria ma vivida, forse anche rassegnata, ammissione di sicilianit\u00e0 (gli accenti mai celati, il dialetto esposto in tutta la sua brusca schiettezza) : quello stato dell\u2019essere che nessun Berlusconi (dicono siciliano d\u2019elezione), se pure solo lo volesse, potr\u00e0 mai penetrare fino in fondo, perch\u00e9 probabilmente incomprensibile da chiunque aldil\u00e0 dello stretto; che non si acquisisce per numeri. Perch\u00e9, malgrado tutto, siciliani si nasce, non si diventa. Ed io lo nacqui, modestamente (?).<\/p>\n<p>(Alessio Bosco)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Blu Ray di Belluscone, una storia siciliana \u00e8 uscito il 2 dicembre scorso per CG Home Video. Oltre al film una ricca selezione di contenuti extra tra interviste impossibili, deformazioni ciniche, schegge di televisione palermitana fine &#8217;80. Pi\u00f9 di un&#8217;ora e mezza di contenuti extra assolutamente da non perdere. Leggi la nostra recensione<\/p>\n","protected":false},"author":42,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[190,220],"tags":[],"class_list":["post-24412","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-dvd","category-top-news"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24412","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/42"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=24412"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24412\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=24412"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=24412"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=24412"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}