{"id":24509,"date":"2014-12-20T04:50:30","date_gmt":"2014-12-20T02:50:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=24509"},"modified":"2023-01-21T19:03:12","modified_gmt":"2023-01-21T17:03:12","slug":"st-vincent-di-theodore-melfi-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/recensioni\/st-vincent-di-theodore-melfi-la-recensione.html","title":{"rendered":"St. Vincent di Theodore Melfi: la recensione"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;impenitente misantropo Vincent McKenna, dedito ad alcool, scommesse e spogliarelliste, si trover\u00e0 a fare da babysitter al piccolo vicino di casa Daniel, preadolescente mingherlino reduce da separazione dei genitori e conseguente trasloco nei quartieri meno \u00e0 la page di Brooklyn.La prevedibile sorpresa \u00e8 che, tra divertenti equivoci e una certa dose di\u00a0black humor, lo strano sodalizio render\u00e0 migliore la vita di entrambi.<\/p>\n<p>Per motivi di immediatezza e facilit\u00e0 di clasificazione, <em>St. Vincent<\/em> viene presentato dalla gran parte dei commentatori con l&#8217;etichetta di commedia indipendente, definizione scivolosa frutto di un fin troppo ricorrente incrocio tra formato produttivo, target di pubblico e elementi contenutistici, finendo per\u00a0cristallizzare nell&#8217;immaginario un sottogenere di atmosfere e tematiche precise affollato di ragazzini\u00a0problematici e mentori anti-convenzionali (<em>Little Miss Sunshine<\/em>,<em> Half Nelson, Cyrus, Starlet, Terri, Win Win<\/em> solo per citarne alcuni). Ad indebolire la componente economica del marchio &#8220;indie comedy&#8221; c&#8217;\u00e8 il fatto che <em>St. Vincent<\/em> sia costato quasi il doppio del pi\u00f9 costoso dei film citati, e sia prodotto\u00a0dalla Weinstein Company, casa per cui viene utilizzato la chimerica definizione di &#8220;mini-major&#8221; e il cui fondatore, Harvey Weinstein \u00e8 il modello in carne e ossa al quale si \u00e8 ispirato Tom Cruise per la sua parodia di produttore spietato e onnipotente in <em>Tropic Thunder<\/em>.<\/p>\n<p>Aldil\u00e0 delle considerazioni produttive, anche da un punto di vista artistico \u00a0il film non sembra aspiri ad entrare nell&#8217;area concettualmente off-hollywood a cui dovrebbe riferirsi la commedia indipendente, se non con l&#8217;eccezione dell&#8217;ordinariet\u00e0 periferica delle location e dell&#8217;altrettanto ordinaria eccentricit\u00e0 del coro dei caratteri, dal sardonico prete-insegnante di Chris O&#8217;Dowd alla brusca stripper russa di Naomi Watts.\u00a0Formato da una lunga gavetta fatta di corti, spot pubblicitari e piccole produzioni, Theodore Melfi non cerca alcuna deviazione, che sia visiva, di ritmo, o di punto di vista dai binari della commedia per famiglie.<\/p>\n<p>Sceglie invece di mettere la macchina da presa al servizio completo della propria sceneggiatura, che calibra con millimetrica attenzione scorrettezze e tenerezze, imbarazzi e ricongiungimenti in una miscela perfettamente equilibrata, optando in definitiva per un linguaggio visivo impalpabile e sottotraccia, che possa lasciare agli interpreti, Murray in testa per distacco, la responsabilit\u00e0 di riempire con la giusta umanit\u00e0 le inquadrature e reggere il film . Non vi \u00e8 quindi significativa traccia di elementi di rottura con la tradizione di parabole rassicuranti e natalizie: la riabilitazione del vecchio mascalzone passa attraverso la rivelazione del suo status di eroe di Guerra e marito enormemente affettuoso, come l&#8217;accettazione della poco presentabile &#8220;signora della notte&#8221; Daka coincide con la sua evoluzione da prostituta e stripper a madre e badante. Tutto molto ben confezionato (non manca neanche la convocazione del pi\u00f9 popolare dei riferimenti comici americani , col parallelo tra la coppia di protagonisti e le comiche di Abbott e Costello), tutto magnificamente interpretato dal cast, tutto molto rassicurante e prevedibile.<\/p>\n<p>L&#8217;ufficiosa canonizzazione di\u00a0Vincent, alla quale si deve il titolo del film, finisce cos\u00ec per risuonare anche su un livello ulteriore rispetto a quello della vicenda raccontata: rivelata la sua immancabile ma immancabilmente nascosta percentuale di cuore d&#8217;oro (e il suo appeal commerciale), il cinico antieroe di periferia viene introdotto nel canone dei santi protettori della commedia hollywoodiana tradizionale, fornito ora dell&#8217;aureola adatta\u00a0per approcciare una pi\u00f9 consistente fetta di pubblico. Lo sguardo perennemente perplesso Murray accetta noncurante l&#8217;investitura e\u00a0ci si adagia sornione, come sulla sdraio da giardino nella scena dei titoli coda.\u00a0Se pure rimane intatto il piacere di vedere ancora una volta la sua imperturbabile faccia tosta, non \u00e8 questo il contesto dove si esprime al meglio delle sue \u00a0malinconiche e dissacranti possibilit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>St. Vincent di Theodore Melfi \u00e8 il punto di arrivo del processo di canonizzazione dello scorbutico antieroe dei sobborghi americani, dai timidi afflati di rottura della cosiddetta commedia indie, alla consacrazione definitiva nella tradizione del botteghino hollywoodiano.<\/p>\n","protected":false},"author":17,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[187,185,10,220],"tags":[],"class_list":["post-24509","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-alcinema","category-covercinema","category-recensioni","category-top-news"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24509","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/17"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=24509"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24509\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":67270,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24509\/revisions\/67270"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=24509"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=24509"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=24509"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}