{"id":26855,"date":"2015-05-20T23:05:27","date_gmt":"2015-05-20T21:05:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=26855"},"modified":"2023-01-21T18:50:58","modified_gmt":"2023-01-21T16:50:58","slug":"youth-la-giovinezza-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/covercinema\/youth-la-giovinezza-la-recensione.html","title":{"rendered":"Youth &#8211; La Giovinezza di Paolo Sorrentino: la recensione"},"content":{"rendered":"<p><strong>Paolo Sorrentino<\/strong>, fin dagli esordi, ha cercato in tutti i modi di rendere immediatamente riconoscibile il suo cinema, come se le ossessioni, i temi e i luoghi ricorrenti, l&#8217;architettura dell&#8217;immagine e la geometria dei movimenti fossero gli elementi di una semantica fondata sull&#8217;evidenza del segno.<\/p>\n<p>\u00c8 un aspetto innegabile e per noi assolutamente negativo, perch\u00e9 sottolinea la presenza dell&#8217;autore con quella prevalenza calligrafica che in certi casi affligge i cineasti stanchi, a fine carriera e gravidi di riconoscimenti, dai quali ci si aspetta quell&#8217;immagine, quella situazione, quell&#8217;atmosfera.<\/p>\n<p>In questo senso Sorrentino costruisce blockbuster con il bollino blu dell&#8217;autore, rivolgendosi ad un certo tipo di pubblico e ovviamente senza l&#8217;onest\u00e0 artigianale e vitale del cosiddetto cinema dai grandi numeri.<\/p>\n<p>Come a dire che in un certo contesto, se ti servi di David Lang per la colonna sonora originale, se inserisci i Godspeed You! Black Emperor, se sei cos\u00ec &#8220;originale&#8221; da selezionare un brano dei coltissimi <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/coverstory\/the-clearing-una-conversazione-con-rachel-grimes.html\">Rachel&#8217;s<\/a>, conquisti una zona di sicurezza che per lo meno pu\u00f2 ambire all&#8217;ostentazione della &#8220;diversit\u00e0&#8221;. Quale sia questa diversit\u00e0 e soprattutto che sostanza abbia \u00e8 tutto da stabilire, al momento ci interessa sottolineare che il metodo Sorrentino, dal primo film fino a Youth, non \u00e8 mai cambiato.<\/p>\n<p>L&#8217;utilizzo delle musiche, oltre a rappresentare un involucro di lusso, definisce personaggi e ambienti proprio a partire dalle caratteristiche <em>d&#8217;ameublement<\/em>, sono tinte che si accordano con la parte pi\u00f9 esterna dell&#8217;immagine descrivendone lo spazio secondo coordinate superficialmente sinestetiche. Un esempio specifico di questa relazione tra suono&nbsp;e immagine \u00e8 presente proprio in <strong>Youth<\/strong>, quando <strong>Michael Caine<\/strong> guida la direzione di una musica immaginaria in mezzo ad un prato delle alpi svizzere regolando muggiti e campanacci. Invece di evocare una dimensione metafisica, come vorrebbe costantemente suggerirci il cinema del regista napoletano, con le levitazioni ostentate <em>en plein air<\/em>, l&#8217;apertura dello spazio architettonico verso l&#8217;espansione onirica, la relazione &#8220;estetica&#8221; tra corpi e volumi, questa combinazione tra immagine e suono rimane in superficie, non buca l&#8217;inquadratura ma al contrario ne sottolinea la composizione equivocando l&#8217;idea di un&#8217;immagine contemplativa con la disposizione di corpi, oggetti e colori.<\/p>\n<p>Questa propensione all&#8217;ornamento \u00e8 chiarissima osservando diacronicamente la filmografia del regista napoletano e prendendo in esame gli ambienti: l&#8217;hotel de &#8220;<em>Le conseguenze dell&#8217;amore<\/em>&#8221; e di &#8220;<em>Youth<\/em>&#8220;, la Roma immaginata de &#8220;<em><a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/la-grande-bellezza-il-cinema-conforme-alla-regola-di-paolo-sorrentino.html\">La grande bellezza<\/a><\/em>&#8220;, l&#8217;America mai vista di &#8220;<em><a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/this-must-be-a-displacement-sul-nuovo-film-di-paolo-sorrentino.html\">This Must Be the Place<\/a><\/em>&#8220;, l&#8217;Italia tra terrazza e &#8220;palazzo&#8221; ne &#8220;<em><a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/il-divo-di-paolo-sorrentino.html\">Il Divo<\/a><\/em>&#8220;, la separazione dal mondo in &#8220;<em>Youth<\/em>&#8220;. Ai luoghi si aggiungono i temi che questa drammaturgia dello spazio include, ovvero il desiderio e la morte, le pulsioni creative e l&#8217;annullamento, l&#8217;oblio e l&#8217;estasi.<br \/>\n\u00c8 uno schema preciso, sempre uguale a se stesso, e rappresentato attraverso il raggelamento dell&#8217;immagine operato con i mezzi di una retorica linguistica molto pi\u00f9 evidente di quella utilizzata da Giuseppe Tornatore, al quale va riconosciuta la capacit\u00e0&nbsp;di&nbsp;avvicinarsi a quel cinema, per quanto abusato,&nbsp;&nbsp;onestamente radicato&nbsp;nella tradizione del set come organizzazione di un mondo&nbsp;collettivo complesso e molto pi\u00f9 aperto delle macchine celibi Sorrentiniane.<\/p>\n<p>Ecco allora i&nbsp;corpi di Youth, la loro decadenza fisica, il contrasto con le tette di marmo di Miss Universo, le geometrie dell&#8217;hotel e l&#8217;innesto di una natura gi\u00e0 inquadrata come bozzetto artificiale, tanto da temere persino la vertigine dell&#8217;altezza, basta pensare a quel quadretto cos\u00ec composto che avvolge in un abbraccio posturale <strong>Rachel Weisz<\/strong> e il nuovo amante alpinista, sono tutti motivi di un&#8217;armonia cosmica che Sorrentino vorrebbe farci credere &#8220;semplici&#8221;, come gli ultimi lieder di Strauss dedicati alla moglie soprano Pauline Strauss-De Ahna, scritti per descrivere il ciclo vitale fino all&#8217;interrogativo estremo &#8220;<a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/news\/the-grand-budapest-hotel-di-wes-anderson-la-recensione.html\"><em>Ist dies etwa der Tod<\/em> ?<\/a>&#8220;.<\/p>\n<p>Le &#8220;<em>simple songs<\/em>&#8221; sembrano alludere a questa cultura da salotto, non tanto per i riferimenti pi\u00f9 o meno espliciti, ma per la volont\u00e0 di trasformare ogni elemento in campo in un segno marcatamente pregno, quasi fosse un tutorial ad uso e consumo degli allievi delle scuole secondarie, proprio per i suoi continui rimandi didascalici:&nbsp;i dialoghi, il cinema nel cinema, <strong>Jane Fonda<\/strong> come una Lauren Bacall in cancrena, la maschera orrorifica della sempre splendida <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/news\/sonia-gessner-cinquantanni-di-cinema-e-di-teatro-lintervista.html\">Sonia Gessner<\/a>&nbsp;la cui postura statuaria, mentre altrove si eseguono per l&#8217;ultima volta le celeberrime &#8220;songs&#8221;, torna a suggerirci quello che non ci \u00e8 pi\u00f9 possibile immaginare.<\/p>\n<p>Del ciclo tra vita e morte Sorrentino sembra preferire il teatrino della seconda, un&#8217;ipostasi&nbsp;del potere nella sua fase terminale, si proprio quello che <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/spettacoli\/cinema\/2015\/05\/20\/news\/guardando_la_giovinezza_dalla_montagna_incantata-114789588\/\">plaude al suo cinema<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Youth &#8211; La Giovinezza di Paolo Sorrentino \u00e8 una rappresentazione del potere nella sua fase terminale, si proprio quello che plaude al suo cinema<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[187,185,10,220],"tags":[522316],"class_list":["post-26855","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-alcinema","category-covercinema","category-recensioni","category-top-news","tag-paolo-sorrentino"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26855","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=26855"}],"version-history":[{"count":18,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26855\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":52900,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26855\/revisions\/52900"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=26855"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=26855"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=26855"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}