{"id":28753,"date":"2015-09-06T22:55:22","date_gmt":"2015-09-06T20:55:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=28753"},"modified":"2015-09-07T15:32:23","modified_gmt":"2015-09-07T13:32:23","slug":"janis-little-girl-blue-di-amy-berg-venezia-72-fuori-concorso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/news\/janis-little-girl-blue-di-amy-berg-venezia-72-fuori-concorso.html","title":{"rendered":"Janis: Little Girl Blue di Amy Berg &#8211; Venezia 72, Fuori concorso"},"content":{"rendered":"<p>Il problema comune a molti dei numerosi documentari prodotti dalla PBS sotto il marchio American Masters \u00e8 la funzionalit\u00e0 del formato digest che li appiattisce in una dimensione riassuntiva, spesso ricorrendo a materiali di repertorio gi\u00e0 diffusi, cercando una riorganizzazione degli stessi attraverso la testimonianza agiografica, collante fragilissimo che riduce al minimo il lavoro di scrittura.<\/p>\n<p>In parte \u00e8 il metodo che ad un primo approccio costituisce l&#8217;asse portante di questo <strong>Janis: Little Girl Blue<\/strong>, dedicato alla fugace parabola musicale di Janis Joplin e al suo successo durato solo tre anni, dopo l&#8217;exploit al Monterey Pop del 1967 e la fuga dalla nativa Port Arthur, in Texas.<\/p>\n<p>Ma <strong>Amy Berg<\/strong>, con un metodo non dissimile da quello di <strong>Brett Morgen<\/strong> per il suo film su <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/covercinema\/cobain-montage-of-heck-di-brett-morgen-la-recensione.html\">Kurt Cobain<\/a> accede al materiale epistolare della Joplin e trasforma quelle immagini sgranatissime recuperate anche da Youtube in un dolente racconto di solitudine e allo stesso tempo in una vitale affermazione del femminile, partendo proprio dall&#8217;adolescenza di Janis e dagli episodi che durante gli anni della scuola l&#8217;avevano vista come vittima della crudelt\u00e0 dei compagni di classe.\u00a0 Non \u00e8 un caso, che tra i produttori del film compaia il nome di<strong> Alex Gibney<\/strong>, da sempre interessato a battere vie collaterali e pi\u00f9 vicine alla ricerca di una verit\u00e0 intima come motore della Storia. Viene fuori l&#8217;immagine di un Texas chiuso, bigotto e conservatore e la spinta di Janis a fare di quella diversit\u00e0 impostale come un marchio, occasione per una mai sopita voglia di riscatto attraverso la creativit\u00e0, la sessualit\u00e0 e la libert\u00e0.<\/p>\n<p>La Berg traccia il percorso artistico della Joplin a partire dal suo trasferimento a San Francisco nel 1963 fino al passaggio dalla scena folk a quella tra blues e psichedelia, in parallelo all&#8217;uso di droghe sempre pi\u00f9 pesanti e ai successi condivisi insieme ai Big Brother &amp; The Holding Company e The Kozmic Blues Band.<\/p>\n<p>Ma al di l\u00e0 della ricostruzione storico-musicale, sono le lettere e la soggettiva di Janis a prendere il sopravvento e ad offrire un senso pi\u00f9 intimo e personale alla sua vicenda artistica.<\/p>\n<p>Per accentuare questo senso di vicinanza, la Berg affida la lettura di alcuni passaggi alla voice over di <strong>Chan Marshall<\/strong> (Cat Power) creando quasi una connessione elettiva tra le due musiciste e avvicinando il senso di quelle parole alla nostra sensibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Ne viene fuori un ritratto certamente doloroso come dicevamo, ma allo stesso tempo di indomita forza vitale, recuperata nella combinazione materiale dei documenti; basta solo pensare al modo in cui la Berg monta gli interventi televisivi di Janis quasi a determinarne da una parte la sua incredibile forza ancestrale e dall&#8217;altra la difficolt\u00e0 dell&#8217;establishment televisivo statunitense ad interpretare correttamente la sua forza rivoluzionaria e la sua autonomia di pensiero. Tra tutti, c&#8217;\u00e8 un frammento dove Janis \u00e8 ospite di un talk show condotto dal comico americano Don Adams (noto per il personaggio demenziale dell&#8217;agente segreto Maxwell Smart), dove questo si prende gioco del suo universo comunicativo.<\/p>\n<p><a  href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-content\/uploads\/janis-amy-berg-2.jpg\" data-rel=\"lightbox-gallery-0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-28775\" src=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-content\/uploads\/janis-amy-berg-2.jpg\" alt=\"Janis Amy Berg\" width=\"700\" height=\"653\" \/><\/a><\/p>\n<p>L&#8217;individualismo della Joplin non viene fuori solamente nel confronto televisivo, negativo o meno, ma anche nel percorso con i musicisti con cui condivide la sua carriera; la Berg si sofferma molto sulla differenza crescente tra le ambizioni di Janis e quelle dei componenti delle sue band, evidenziando il desiderio di intraprendere un nuovo percorso per la sua musica, legato ad un sempre maggior controllo su tutte le fasi compositive e produttive; i due momenti pi\u00f9 importanti che la Berg ricostruisce in tal senso, sono gli scontri con la band durante la registrazione di &#8220;Summertime&#8221;, filmati da D.A. Pennebaker, il cineasta che tra le altre cose ci ha consegnato le immagini del Monterey Pop e che nel film regala una testimonianza diretta; e il ricordo di Kris Kristofferson, i cui ricordi, per lo pi\u00f9 incentrati sulle registrazioni di prova di &#8220;Me &amp; Bobby McGee&#8221;, lasciano intuire cosa sarebbe potuta essere la carriera di Janis fuori dalla struttura comunitaria delle sue band.<\/p>\n<p>Mentre il film si chiude con alcune testimonianze di artisti che si ritengono influenzati dal modo di vivere la musica della Joplin, da Juliette Lewis a Pink, fino ad un&#8217;irriconoscibile Melissa Etheridge, rimane l&#8217;idea che il lavoro della Berg sia una tenera e sentita elegia sulla solitudine, la stessa che Janis cerca di combattere attraverso quello che ci rimane delle sue lettere e di una vita vissuta con grande intensit\u00e0 e senza sconti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il documentario prodotto dalla PBS su Janis Joplin, fuori concorso a Venezia 72<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[185,19,254,251],"tags":[],"class_list":["post-28753","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-covercinema","category-news","category-newsmain","category-venezia72"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28753","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=28753"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28753\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":28778,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28753\/revisions\/28778"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=28753"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=28753"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=28753"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}