{"id":2880,"date":"2009-09-07T15:38:17","date_gmt":"2009-09-07T13:38:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=2880"},"modified":"2021-12-16T17:01:02","modified_gmt":"2021-12-16T15:01:02","slug":"white-material-di-claire-denis-francia-2009","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/white-material-di-claire-denis-francia-2009.html","title":{"rendered":"Venezia 66: White Material &#8211; Di Claire Denis &#8211; (Francia 2009)"},"content":{"rendered":"<p>Claire Denis con White Material filma un Camerun lacerato dalla trasformazione con sguardo animato da una partecipazione intima e fisica. Ducumentare \u00e8 un movimento difficile tra resistenza e perdita che il cinema della Denis innesca in una ricerca incessante della verit\u00e0 condotta attraverso l&#8217;ambiguit\u00e0 del punto di vista. In fondo cos&#8217;altro \u00e8 l&#8217;ostinazione di Isabelle Huppert nel rimanere attaccata al lavoro della piantagione Caf\u00e8 Vial che ha curato per una vita intera se non un atto di resistenza politica, l&#8217;aderenza ad una storia identitaria personale e intima. Fuori dalla logica di trasmutazione del potere Marie attraversa una realt\u00e0 che non \u00e8 pi\u00f9 la stessa affermando la sua relazione intima con la terra; la Denis riesce ad avvicinarsi al cuore pi\u00f9 oscuro dell&#8217;Africa Post-coloniale spezzando il racconto con una violenza primordiale e poetica prima ancora che post-moderna; un procedimento politico opposto a quello di Moore, in White Material la Storia preme dai margini disinnescando la logica narrativa in una riaffermazione estrema e libera del punto di vista tanto da trasformare in progressione il ruolo privato e impenetrabile di Marie in un sofferto percorso di ribellione; totalmente estranea all&#8217;addomesticamento coloniale, l&#8217;assorbimento con un territorio difficile \u00e8 sigillato da un amore che&nbsp;Marie esprime&nbsp;senza compromessi, un rapporto di forte fisicit\u00e0 che la Denis filma con una partecipazione emotiva fortissima. Gli oggetti e i dettagli nel cinema della cineasta francese sono i segni di una libert\u00e0 rigorosa nella costruzione del racconto; Claire Denis non rinuncia mai all&#8217;indagine del corpo privato tanto che gli elementi dell&#8217;apparentemente inerte diventano improvvisamente aperture fortissime nella costruzione del senso. Il figlio di Marie \u00e8 in questo senso una sorta di crocevia sottoposto ad un continuo slittamento; quasi sempre in una posizione passiva rispetto alla terra che lo ospita, incarna una visione Coloniale attraverso una depressione che lo rende distante da tutto come se si trovasse a fare una lunga vacanza irreale, sradicato dalle sue origini; arriver\u00e0 ad impazzire assumendo una forma identitaria molteplice; rasandosi a zero e imbracciando un fucile costringer\u00e0 la figlia di uno dei lavoranti della piantagione a mangiare i suoi capelli biondi, in una sequenza filmata con un&#8217;attenzione potentissima al dettaglio cos\u00ec da diventare segno di fortissima complessit\u00e0 iconica e politica.&nbsp;Il rifiuto di qualsiasi interpretazione del reale da parte del figlio di Marie viene mostrato con l&#8217;immagine di una forza distruttiva e ambigua,&nbsp;segno di&nbsp;morte che passa da una cultura all&#8217;altra. E&#8217; qui che il montaggio creativo di Claire Denis diventa espressione poetica, non sar\u00e0 fortunatamente possibile dare una collocazione precisa alla vita e la morte del &#8220;pugile&#8221;, il ribelle interpretato da Isaach De Bankol\u00e9, il suo&nbsp;\u00e8&nbsp;un passaggio ai limiti del visibile che dissemina il paese di scritte murali, tatuaggi, segni che trapassano&nbsp;dal presente al passato e si inabissano in un&#8217;immagine visionaria&nbsp;della Storia, commovente e libera.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Claire Denis con White Material filma un Camerun lacerato dalla trasformazione con sguardo animato da una partecipazione intima e fisica. 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