{"id":3019,"date":"2009-09-22T20:01:20","date_gmt":"2009-09-22T18:01:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=3019"},"modified":"2016-10-17T10:25:04","modified_gmt":"2016-10-17T08:25:04","slug":"valhalla-rising-di-nicolas-winding-refn-danimarca-2009","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/recensioni\/valhalla-rising-di-nicolas-winding-refn-danimarca-2009.html","title":{"rendered":"Valhalla Rising &#8211; di Nicolas Winding Refn (Danimarca 2009)"},"content":{"rendered":"<p>Il cinema di Nicolas Winding Refn pu\u00f2 contare sul culto geloso di una &#8220;critica&#8221; di matrice Otaku, sacerdoti formati sui rotocalchi a larga diffusione, con una scarsa preparazione teorica e inclini ad equivocare l&#8217;urgenza formale con la sperimentazione, trovano nella presenza di &#8220;stile&#8221; del regista Danese una scusa per esibire una militanza convenzionale.<\/p>\n<p>Tutta la forza d&#8217;urto della trilogia Pusher e di un film come Bronson, in Valhalla Rising lascia il posto ad una visione sulla durata destinata ad un fallimento posturale proprio nel tentativo marcato di farsi esperienza interiore. Era l&#8217;ora, tutti i difetti del cinema di Refn si manifestano come una colossale presa per il culo. Non \u00e8 sufficiente rovesciare come un guanto le aspettative e la struttura di un racconto epico decentrando l&#8217;accumulo di brutale violenza in un territorio dall&#8217;apparenza metafisica, un sembiante che assorbe il film in una visione che non \u00e8 quasi mai ne psichica ne mentale, quanto una lotta impari tra due superfici di marmo, quella dei corpi e la scultura di un&#8217;immagine che non scalfisce il tempo.<\/p>\n<p>In questo senso i difetti imperdonabili di Valhalla Rising sono quelli della tipica confezione festivaliera; il tentativo di inventarsi un linguaggio (?!!) senza averne mezzi, capacit\u00e0, libert\u00e0. Se la scansione in capitoli \u00e8 una traccia sempre pi\u00f9 esplicita di un dispositivo legato alla rappresentazione metastorica del tempo, la visione soggettiva del semi-cieco One-eye rimane fuori dalla metastasi del tempo come se si trattasse di un rattoppo sfacciatamente mentale; una superficie teorica sbattuta alla bell&#8217;e meglio in modo da risultare monolitica, impenetrabile, stolida.<\/p>\n<p>Tra visione e cecit\u00e0, vengono in mente le mutande di Claudia Schiffer che attraversano lo spazio, in quella collaborazione tra Nicolas Roeg e Adrian Utey (Portishead) intitolata &#8220;The Sound of Claudia Schiffer&#8221;, delirante ed ironico saggio di cinema &#8220;brutto&#8221; e metafisico. Non \u00e8 una citazione casuale la nostra, Refn giocherella anche con il suono, sottolinea i momenti di ricerca interiore con un crescendo &#8220;sonico&#8221; (sembra di sentire Caspar Brotzmann Massaker in versione domestica) e sottrae violentemente il rumore in un cinema che rimane muto solo in superficie.<\/p>\n<p>Di fatto Refn urla il suo stile, lo sbatte in faccia come un&#8217;icona inerte; anche se apparentemente sembrano resistere\u00a0 la sporcizia dei corpi e il movimento lurido della macchina da presa, l&#8217;ultimo sberleffo di un Cineasta della superficie ha il predominio, perch\u00e8 contrariamente alle\u00a0 intenzioni i suoi eroi vengono ipostatizzati in un Valhalla dall&#8217;epicit\u00e0 stucchevole e ingombrante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Venezia 66 all&#8217;ultimo festival di Toronto, l&#8217;ultimo film del sopravvalutato Nicolas Winding Refn, la recensione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":71757,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[70,19,13,10,68],"tags":[],"class_list":["post-3019","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-fuori-concorso-venezia-66","category-news","category-nuove-illusioni","category-recensioni","category-venezia-66"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3019","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3019"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3019\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":33712,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3019\/revisions\/33712"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3019"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3019"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3019"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}