{"id":30662,"date":"2015-11-19T22:13:46","date_gmt":"2015-11-19T20:13:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=30662"},"modified":"2023-01-21T17:48:50","modified_gmt":"2023-01-21T15:48:50","slug":"mr-holmes-il-mistero-del-caso-irrisolto-di-bill-condon-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/recensioni\/mr-holmes-il-mistero-del-caso-irrisolto-di-bill-condon-la-recensione.html","title":{"rendered":"Mr. Holmes &#8211; il mistero del caso irrisolto di Bill Condon: la recensione"},"content":{"rendered":"<p>Dopo il musical \u201cDreamgirls\u201d e ben due \u201cTwilight\u201d, <strong>Bill Condon<\/strong> ripristina il fortunato sodalizio con <strong>Ian McKellen<\/strong> per questo adattamento del romanzo di <strong>Mitch Cullin<\/strong> uscito in Italia come Un impercettibile trucco della mente (Giano, 2006, traduzione di Giovanna Scocchera).<\/p>\n<p>E con questo, le buone notizie sono finite. Beninteso, che Cullin torni dall\u2019oblio \u00e8 sicuramente una notizia ottima. Gi\u00e0 autore di \u201cTideland\u201d (portato sullo schermo da Gilliam nel 2005), Mitch Cullin \u00e8 uno scrittore di talento, innamorato del Giappone e ossessionato dalle conseguenze della Seconda guerra mondiale, sempre in bilico tra il mondo dei ragazzi e quello \u2013 corrotto, difettoso \u2013 degli adulti. Una specie di Philip Ridley americano, meno radicale ma comunque perturbante.<\/p>\n<p>A Slight Trick of the Mind, da cui Jeffrey Hatcher ha tratto la sceneggiatura di questo Mr. Holmes, ha come protagonista nientepopodimenoch\u00e9 Sherlock Holmes anziano, ormai novantatreenne, piagato dalle prime avvisaglie di demenza senile ma non per questo rincoglionito. Rallentato, semmai. Intermittente. Ammorbidito nel rapporto con gli altri esseri umani. \u00c7a va sans dire che McKellen, con questa interpretazione, punta dritto alla statuetta di zio Oscar, degno coronamento di vent\u2019anni ruggenti trascorsi sul grande schermo a partire dal magnifico \u201cRiccardo III\u201d di Richard Loncraine.<\/p>\n<p>In stand-by da tempo, il film ha indubbiamente beneficiato del successo di Sherlock, la serie \u00abreimmaginante\u00bb prodotta dalla BBC con Cumberbatch, Freeman e la regia ludica di Paul McGuigan. Anche Cullin, al momento di concepire il testo, realizz\u00f2 una specie di reboot holmesiano ante litteram partendo dai pochissimi spunti di Conan Doyle circa la vecchiaia di Sherlock e arrivando a inventarsi di sana pianta un\u2019ultima avventura del nostro, scritta di suo pugno \u2013 senza pi\u00f9 cio\u00e8 il filtro imbellettante di Watson, ormai morto e sepolto. Il che offre al regista di Demoni e dei l\u2019unico spunto cinematografico degno di questo nome, ovvero l\u2019interpolazione di un finto film apocrifo di Sherlock Holmes, in bianco e nero e con certe atmosfere camp \u00e0 la James Whale.<\/p>\n<p>Alla fin fine, tuttavia, Mr. Holmes resta un mero veicolo per il suo attore principale. Il film in s\u00e9 sta in piedi, il cast nel complesso funziona (c\u2019\u00e8 pure Philip Davies, della scuderia di Mike Leigh, in una particina) e il contesto bucolico, tra api, vespe e le bianche scogliere di Dover, risulta piacevole e congeniale. Peccato per la solita confezione buonista e ruffiana. Oscar a parte, ora McKellen potr\u00e0 aggiungere un nuovo personaggio eccellente alla sua maglietta \u00abper invidiosi\u00bb, che finora recitava \u00abI am Gandalf and Magneto\u2026 Get Over It\u00bb. E gli spettatori cinefili? Be\u2019, faranno meglio a rispolverare il \u00abgiovane Sherlock Holmes\u00bb realizzato da Barry Levinson nel 1987, Piramide di paura. Quello, s\u00ec, una vecchia quercia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ian McKellen punta all\u2019Oscar nei panni di uno Sherlock Holmes novantatreenne<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[187,19,254,10,220],"tags":[],"class_list":["post-30662","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-alcinema","category-news","category-newsmain","category-recensioni","category-top-news"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30662","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=30662"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30662\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":30665,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30662\/revisions\/30665"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=30662"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=30662"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=30662"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}