{"id":30793,"date":"2015-11-27T17:03:12","date_gmt":"2015-11-27T15:03:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=30793"},"modified":"2015-11-30T15:52:04","modified_gmt":"2015-11-30T13:52:04","slug":"mallory-di-helena-trestikova-56-festival-dei-popoli-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/covercinema\/mallory-di-helena-trestikova-56-festival-dei-popoli-la-recensione.html","title":{"rendered":"Mallory di Helena T\u0159e\u0161t\u00edkov\u00e1 &#8211; 56\u00b0 Festival dei Popoli: la recensione"},"content":{"rendered":"<p><strong>Helena T\u0159e\u0161t\u00edkov\u00e1<\/strong> prosegue con la ricerca dedicata alle persone che vivono ai margini della societ\u00e0, realizzando con <strong>Mallory<\/strong> uno dei film pi\u00f9 sentiti della sua carriera, per vicinanza ed empatia. \u00c8 un rapporto di complicit\u00e0 evidente quello che la documentarista Ceca stabilisce con i soggetti delle sue indagini, tanto che il documentario di osservazione perde la membrana di sicurezza che separa l&#8217;autore dalla realt\u00e0 filmata, grazie ad uno scambio attivo tra vita e registrazione che diventa vero e proprio agente creativo del film stesso.<\/p>\n<p><strong>Mallory Neradova<\/strong>, in modo forse pi\u00f9 proficuo che in <em>Marcela<\/em>, <em>Ren\u00e9<\/em> e <em>Katka<\/em>, entra in relazione con la T\u0159e\u0161t\u00edkov\u00e1 attraverso tre livelli di documentazione del reale; il primo \u00e8 quello confessionale dell&#8217;intervista; il secondo e forse il pi\u00f9 importante, interpreta gli stimoli, le richieste d&#8217;aiuto e gli inviti che la stessa Mallory rivolge all&#8217;autrice, consentendole di entrare nella sua vita; il terzo \u00e8 il modo in cui la stessa T\u0159e\u0161t\u00edkov\u00e1 si serve dei materiali in forma\u00a0combinatoria, utilizzando memorie filmate, presa diretta e i messaggi conservati nella segreteria telefonica, come parti di un discorso che non antepone mai l&#8217;elaborazione degli elementi ad un progressivo avvicinamento alla verit\u00e0.<\/p>\n<p>Si ha infatti la sensazione che a condurre il film sia a un certo punto la grande forza di volont\u00e0 di Mallory, il cui percorso \u00e8 in fondo l&#8217;altra faccia di una dipendenza che la regista Ceca aveva avvicinato con lo stesso metodo &#8220;ostinato&#8221; in Katka, film realizzato cinque anni fa.<\/p>\n<p>La visione chiusa, con i confini del reale rimodellati dalla droga, diventa una &#8220;bolla&#8221; osservata sul bordo, dove il confine tra l&#8217;interno e l&#8217;esterno assume la caratteristiche dolorose di uno stigma; vedersi improvvisamente visti e cominciare a percepire la relazione con il mondo come una lotta durissima tra l&#8217;idea di se stessi e il giudizio della comunit\u00e0. Durante una delle numerose confessioni, Mallory lo dice chiaramente: &#8220;<em>mentre la droga cancella qualsiasi preoccupazione rispetto allo sguardo degli altri, un ex drogato deve fare uno sforzo ulteriore per apparire pi\u00f9 normale della norma, per cercarsi un lavoro e vivere tra la gente<\/em>&#8220;; \u00e8 una chiarissima immagine dell&#8217;abisso che preme su tutto il film, fin dalle prime immagini notturne girate su un ponte, che acquisiranno un senso quasi opposto nel\u00a0descrivere il confine sottile tra vita e morte che Mallory vive in ogni momento.<\/p>\n<p>La T\u0159e\u0161t\u00edkov\u00e1 costruisce il racconto della donna frequentandola per pi\u00f9 di tredici anni e seguendola nella parte centrale della sua vita condotta come homeless. Spostandosi da un parcheggio all&#8217;altro, \u00a0Mallory dorme dentro un&#8217;automobile con Vrata, il suo nuovo compagno, con il quale condivide una nuova rinascita, nella speranza di poter trovare un luogo pi\u00f9 dignitoso dove abitare insieme a lui e al figlio, ospitato in un istituto di Opa\u0159any.<\/p>\n<p>L&#8217;autrice ceca mantiene un rapporto di vicinanza estrema con la donna e lascia che siano le sue parole a costruire una connessione narrativa, rimanendo\u00a0fuori dagli eventi pi\u00f9 traumatici e dalle violenze subite, spesso documentate fugacemente attraverso alcune telefonate, il percorso a ritroso di Mallory mentre attraversa un appartamento ricco di oggetti e ricordi e la visita al cimitero sulla tomba dell&#8217;uomo amato, momento che la T\u0159e\u0161t\u00edkov\u00e1 lascia intatto ricostruendone allo stesso tempo tutto l&#8217;impatto emotivo con un prodigioso lavoro sul tempo dell&#8217;immagine.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 strettamente aderente ai gesti e alle parole della donna anche la rappresentazione del paese, dove lo stato sociale diventa soggetto assente, un muro di indifferenza burocratica che conduce Mallory alla conquista di una consapevolezza politica del tutto individuale. Da questo punto di vista la T\u0159e\u0161t\u00edkov\u00e1 elabora un contrasto flagrante tra la presenza istituzionale e la forza dell&#8217;iniziativa privata mettendo sempre al centro la Neradova, perch\u00e9 se da una parte l&#8217;incontro sul <strong>Karl\u016fv most<\/strong> tra Mallory e l&#8217;attore <strong>Ji\u0159\u00ed Barto\u0161ka<\/strong> che la soccorre rimane fuori campo, come tutta la sua azione benefica nei confronti della donna; il governo di Praga viene rappresentato attraverso speranze disattese, un call center che rimanda i propri impegni e alla fine un manifesto elettorale che promuove l&#8217;attivit\u00e0 di <strong>Bohumil Zoufal\u00edk<\/strong>, ex vicesindaco della citt\u00e0 e adesso assessore allo sviluppo, sul quale Mallory verga il suo sdegno ma allo stesso tempo un vero e proprio\u00a0manifesto di resistenza.<\/p>\n<p>Tra il sogno di un custode illustre e l&#8217;incubo di uno stato di diritto completamente assente c&#8217;\u00e8 la vita di Mallory e il cinema di Helena T\u0159e\u0161t\u00edkov\u00e1.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mallory, la recensione del film di Helena T\u0159e\u0161t\u00edkov\u00e1<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[185,191],"tags":[],"class_list":["post-30793","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-covercinema","category-festivalcinema"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30793","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=30793"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30793\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":30867,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30793\/revisions\/30867"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=30793"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=30793"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=30793"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}