{"id":30806,"date":"2015-11-28T14:47:55","date_gmt":"2015-11-28T12:47:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=30806"},"modified":"2015-11-28T15:05:13","modified_gmt":"2015-11-28T13:05:13","slug":"dimmi-che-illusione-non-e-di-federica-biondi-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/news\/dimmi-che-illusione-non-e-di-federica-biondi-la-recensione.html","title":{"rendered":"Dimmi che illusione non \u00e8 di Federica Biondi: la recensione"},"content":{"rendered":"<p>Parlare di un artista \u00e8 il tentativo, arduo, di avvicinamento all\u2019uomo e alla sua opera, un\u2019 effrazione che il mezzo (parola, musica, immagine) compie alla ricerca di chiavi di lettura per definirne gli stilemi, gli artifici, gli atteggiamenti espliciti o i segni impercettibili che l\u2019opera contiene.<br \/>\n<strong><em>Dimmi che illusione non \u00e8<\/em><\/strong>, un corto di <strong>Federica Biondi<\/strong> prodotto da <strong>Vittoria Pesante<\/strong>, in collaborazione con <strong>99 milioni di colori<\/strong>, sceglie di partire dal privato e articola i piani di ripresa in un flusso continuo di dettagli sul mondo intimo di <strong>Wolfango Peretti Poggi<\/strong>, \u201c<em>uno che sa dipingere<\/em>\u201d, dice l\u2019artista di s\u00e9, rifiutando altre etichette.<\/p>\n<p>Lo spazio dell\u2019incontro \u00e8 la sua stanza della musica e delle letture, non il suo <em>at\u00e9lier<\/em> di pittore.\u00a0Il tocco deciso del violino dalla <em>Suite n.8, Ardeleneasca<\/em> di <strong>Bughici<\/strong> guida lo sguardo fra gli angoli di un ambiente <em>r\u00e9tro<\/em>, dove libri antichi dalla copertina di bruna pergamena rigida, la tastiera consumata di un pianoforte, le gocce del lampadario di Boemia raccontano una lunga vita arrivata a novanta anni.<br \/>\nUna morbida <em>Chester One<\/em>, icona di casa Frau, accoglie l\u2019artista che entra in scena riempiendo il campo visivo. Figura imponente, a cui l\u2019et\u00e0 aggiunge il fascino dell\u2019antico senza nulla togliere alla vivacit\u00e0 del contemporaneo, parla della sua arte con la sottile cadenza romagnola che rende lievi anche i discorsi pi\u00f9 seri.<br \/>\nParla anche di fede e ragione, \u201c la verit\u00e0 \u201d o \u201c una verit\u00e0 \u201d?<br \/>\nUn burattino di Pinocchio sorride appoggiato vicino al bracciolo, il violino vibra mentre l\u2019uomo dice: \u201c<em>Le cose che io rappresento sono provvisorie, sono accidentali, sono banali, ma al tempo stesso ardiscono d\u2019essere fuori e oltre il tempo, il che vuol dire che se la intendono con l\u2019eterno<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Si tratta dunque, come invitano a fare i mistici, <em>di guardare la terra e vedere il cielo?<\/em><br \/>\nNo di certo, Wolfango precisa molto bene i confini del suo anti- spiritualismo, un anti- idealismo convinto che gli fa dire:\u00a0\u201c<em>Religioso io? Credo di esserlo, nel senso dell\u2019accezione della parola, religio, che significa unire le cose tra di loro<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Un acino d\u2019uva, un moscerino che si appoggia vicino, tanti altri oggetti di una quotidianit\u00e0 banale e trasfigurata, sono unit\u00e0, sostanza che supera l\u2019apparenza, natura che di \u201cmorto\u201d ha solo l\u2019appartenenza al genere, dentro c\u2019\u00e8 vita che preme.\u00a0La macchina continua lenta ad esplorare e scorre sui suoi dipinti, esce di casa e si ferma sulla grande parete della sala stampa Savonuzzi di Palazzo d&#8217; Accursio a Bologna, la citt\u00e0 in cui Wolfango ha vissuto a lungo una vita umbratile, dipingendo le sue enormi tele piene di piccoli oggetti solo per s\u00e9 e pochi.\u00a0E cos\u00ec un giorno hanno dovuto fare un gran buco nel muro del suo laboratorio per portarle fuori.\u00a0<strong><em>Il Cassetto<\/em><\/strong>, una grande tela di quattro metri per tre, ora \u00e8 l\u00ec, nel cuore della sua citt\u00e0, con l\u2019inventario di tutto quello che nel tempo si accumula in un cassetto, disposto in un caos apparente.<\/p>\n<p>Un omaggio a <strong>Joyce<\/strong>\u2026<br \/>\n<em>What did the first drawer unlocked contain?<\/em> chiedeva lo scrittore nell\u2019 <em><strong>Ulisse<\/strong><\/em>.<\/p>\n<p>Il discorso sull\u2019arte va avanti, pacato e fermo nelle sue proposizioni. Inevitabilmente si arriva a <strong>Platone<\/strong>, di cui Wolfango respinge l\u2019idealismo che nega l\u2019arte in quanto mimesi della mimesi, apparenza fenomenica e dunque non verit\u00e0.\u00a0La \u201cspiritualit\u00e0\u201d dell\u2019arte \u00e8 la bellezza, sostiene con forza, \u201c<em>\u00e8 la sua forma che diventa eterna, finch\u00e8 ci sar\u00e0 memoria dell\u2019uomo. Questo ci aiuta a trovare il senso delle cose\u2026<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Trovare il senso delle cose sembra essere il nodo centrale del suo fare arte, mettere sulla tela gli oggetti di un\u2019esistenza reale che si stratifica nelle cose che appaiono usate, consumate dal vivere.\u00a0\u201c<em>Se l\u2019arte non desse il senso alle cose sarebbe un brutto guaio, dovremmo ricorrere alla credenza, alla fede, per ristabilire l\u2019equilibrio<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>La macchina si avvicina e guarda dentro il cassetto, lascia il tempo agli oggetti di fissarsi nell\u2019occhio, la memoria trattiene qualcosa che va oltre l\u2019immagine del visibile, ed \u00e8 la permanenza di ci\u00f2 che dalla forma promana e la rende contigua e coerente con altre forme. L&#8217;immagine, anche se semplice, povera, disadorna, diventa allora il &#8220;luogo&#8221; dell\u2019incontro di visibile e invisibile e rende \u201c <em>l\u2019apparenza fenomenica fondamentale, perch\u00e9 in quella trovo la sostanza del mondo, la sua razionalit\u00e0<\/em>\u201d.\u00a0Ora la voce tace e il violino riprende a suonare, \u00e8 di scena un bianco cratere di farina che fa da corona a gialli, squillanti rossi d\u2019uovo tremolanti al centro della fontana.\u00a0Torna la voce di Wolfango mentre il quadro famoso si anima, contiene quei frammenti di memoria che \u201c<em>sono ci\u00f2 che ho rappresentato con grande onest\u00e0 e innocenza<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 quell\u2019innocenza di bambino che ora rivive nell\u2019 arte dell\u2019uomo che ha vissuto, e chiude il cerchio.<\/p>\n<p>Le ultime tele, un quaderno di disegni, la mano rugosa di un contadino che stringe un guscio rotto di noce in primo piano.<br \/>\nColori, suoni, forme della realt\u00e0 e affioramenti dell\u2019inconscio, simmetria razionale e irregolarit\u00e0 naturale che il film registra con sommessa naturalezza.<br \/>\nUna voce femminile canticchia <em>Parlami d\u2019amore Mari\u00f9<\/em> mentre tira la sfoglia sul tagliere, forse la madre, o la nonna, o la tata. La voce si sovrappone al suono del violino.<\/p>\n<p>Un giorno, di fronte a questo enorme <strong><em>Tagliere con uova e farina<\/em><\/strong> di cinque metri per due una bambina esclam\u00f2: \u201c<em>Sono io quando ero piccola!<\/em> \u201d.<\/p>\n<p><strong>Dimmi che illusione non \u00e8, il trailer<\/strong><\/p>\n<p><iframe src=\"https:\/\/player.vimeo.com\/video\/127251576\" width=\"500\" height=\"281\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/vimeo.com\/127251576\">Trailer &#8211; Dimmi che illusione non \u00e8<\/a> from <a href=\"https:\/\/vimeo.com\/99millioncolors\">99 Million Colors<\/a> on <a href=\"https:\/\/vimeo.com\">Vimeo<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Federica Biondi mette in scena opere e parole di Wolfango Peretti Poggi<\/p>\n","protected":false},"author":33,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[191,19,254,220],"tags":[],"class_list":["post-30806","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-festivalcinema","category-news","category-newsmain","category-top-news"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30806","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/33"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=30806"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30806\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":30818,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30806\/revisions\/30818"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=30806"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=30806"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=30806"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}