{"id":30833,"date":"2015-11-29T17:13:40","date_gmt":"2015-11-29T15:13:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=30833"},"modified":"2023-01-21T17:48:47","modified_gmt":"2023-01-21T15:48:47","slug":"natale-allimprovviso-di-jessie-nelson-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/recensioni\/natale-allimprovviso-di-jessie-nelson-la-recensione.html","title":{"rendered":"Natale all&#8217;improvviso di Jessie Nelson: la recensione"},"content":{"rendered":"<p>Dopo un paio di melodrammi e qualche produzione<strong> Jessie Nelson<\/strong> torna dietro la macchina da presa a distanza di quattordici anni con un film scritto da <strong>Steven Rogers<\/strong>, pi\u00f9 a suo agio con <strong>James Mangold<\/strong> e <strong>Chris Columbus<\/strong> e qui imprigionato in uno schema che vorrebbe allontanarsi dalla commedia romantica con quel cinismo posticcio legato alla tradizione dei natali disfunzionali, in seguito vanificato con il ripristino di un romanticismo corale altrettanto forzato.<\/p>\n<p>Il giorno di Natale, Charlotte e Sam, i Coopers senior (<strong>Diane Keaton<\/strong> e <strong>John Goodman<\/strong>) organizzano una cena che dovr\u00e0 riunire una famiglia disunita dal tempo e dagli eventi. Questo desiderio di unit\u00e0 si sovrappone alla crisi della coppia, intenzionata a divorziare e a render nota la decisione solo dopo le vacanze. Nelson segue quindi i momenti precedenti alla cena, dove quasi nessuno dei Coopers vuole realmente partecipare all&#8217;evento natalizio. C&#8217;\u00e8 Emma (<strong>Marisa Tomei<\/strong>), sorella di Charlotte in continuo conflitto con lei; c&#8217;\u00e8 Hank (<strong>Ed Helms<\/strong>), figlio neodivorziato della coppia con tre figli a carico, rispetto ai quali Nelson segue il breve racconto di formazione, soffermandosi sopratutto sui primi approcci di Charlie (<strong>Timoth\u00e9e Chalamet<\/strong>) con l&#8217;altro sesso.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 sopratutto Eleanor (<strong>Olivia Wilde<\/strong>), la pi\u00f9 polemica e anaffettiva della famiglia. Prima del viaggio che la condurr\u00e0 dai genitori incontrer\u00e0 in un bar Joe (<strong>Jake Lacy<\/strong>), pronto ad arruolarsi nell&#8217;esercito e a cui chieder\u00e0 di far da finto fidanzato per tenere a bada i giudizi della famiglia sulla sua vita privata. A far da collante il nonno Bucky (<strong>Alan Arkin<\/strong>), padre di Charlotte, anziano signore che dispensa buoni consigli e flirta con Ruby (<strong>Amanda Seyfried<\/strong>), giovane cameriera impiegata in un diner della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Su questo impianto corale Nelson e Rogers offrono diverse angolature sull&#8217;idea di famiglia, concertando le disfunzioni come elementi che possano condurre ad una funzione collettiva in grado di accogliere tutte le diversit\u00e0 in un abbraccio. Da una parte quindi il modello \u00e8 quello del viaggio verso la famiglia come territorio alieno, ospitale e inospitale allo stesso tempo, sul modello del franchisee dedicato ai Fockers inaugurato da <strong>Jay Roach<\/strong>, tanto che il titolo originale del film, <strong>Love the Coopers<\/strong>, allude proprio a quella dimensione. Dall&#8217;altra c&#8217;\u00e8 il tentativo di costruire una versione pi\u00f9 accessibile dell&#8217;ipertrofia narrativa alla Wes Anderson, moltiplicando i personaggi e il loro punto di vista e affidandosi ad una voce fuori campo onniscente, che con un classico twist narrativo\u00a0scopriremo appartenere ad un cane.<\/p>\n<p>Quello che manca \u00e8 l&#8217;approfondimento emozionale, non tanto attraverso il dialogo quanto per il modo in cui il\u00a0ritmo stesso del gesto e lo\u00a0spazio che questo occupa, si orienta a\u00a0suggerire quello che Nelson non riesce realmente a mostrare. L&#8217;unica linea che sembra funzionare \u00e8 quella che conduce Olivia Wilde e Jake Lacy ad un confronto giocoso e profondo sul loro modo di abitare un sentimento, tanto da sviluppare un piccolo film nel film, puntualmente neutralizzato dalle esigenze corali e da quei simbolismi forzati che con la commedia americana non c&#8217;entrano niente.<\/p>\n<p>La stessa malinconia anti-natalizia sembra premere dai margini del film senza riuscire a plasmarlo o semplicemente a\u00a0diventare parte di un sentimento vivo e non riconciliato, fuori dall&#8217;involucro narrativo\u00a0convenzionale, progettato per funzionare entro certi confini, basta pensare all&#8217;incontro tra Marisa Tomei e il poliziotto di servizio che dovrebbe guidarla al comando di polizia; uno scambio tra due visioni impossibili della propria immagine in relazione allo sguardo degli altri, condotto sulla linea della forzatura, tanto da far diventare accessorio il fatto che l&#8217;uomo della legge sia gay, un contrasto voluto tra il suo ruolo e i propri desideri e concepito come un&#8217;esca, non certo come naturale sviluppo tra scrittura e sguardo.<\/p>\n<p>La frammentazione diventa allora un alibi chiarissimo per evitare lo scontro anche aspro tra scrittura e punto di vista, funzione e libert\u00e0 del gesto, proprio perch\u00e9 il passaggio da un personaggio all&#8217;altro \u00e8 concepito come una sutura.<br \/>\nSiamo infatti lontanissimi dal cinismo dolente del Babbo bastardo di <strong>Terry Zwigoff<\/strong>; quella era una commedia che si liberava nel dramma e viceversa, questa non \u00e8 nessuna delle due cose.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In sala la commedia di Jessie Nelson scritta da Steven Rogers, la recensione<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[187,19,254,10,220],"tags":[],"class_list":["post-30833","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-alcinema","category-news","category-newsmain","category-recensioni","category-top-news"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30833","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=30833"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30833\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":30842,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30833\/revisions\/30842"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=30833"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=30833"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=30833"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}