{"id":30838,"date":"2015-11-29T19:57:35","date_gmt":"2015-11-29T17:57:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=30838"},"modified":"2023-01-21T17:48:47","modified_gmt":"2023-01-21T15:48:47","slug":"il-viaggio-di-arlo-di-peter-sohn-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/recensioni\/il-viaggio-di-arlo-di-peter-sohn-la-recensione.html","title":{"rendered":"Il viaggio di Arlo di Peter Sohn: la recensione"},"content":{"rendered":"<p>Animatore fin da &#8220;<em>Il Gigante di Ferro<\/em>&#8221; di Brad Bird,<strong> Peter Sohn<\/strong> arriva alla sua prima regia&nbsp;dopo aver lavorato a fianco di Andrew Stanton, Lee Unkrich (&#8220;<em>Alla ricerca di Nemo<\/em>&#8220;) oltre che per lo stesso Bird (&#8220;<em>Ratatouille<\/em>&#8220;, &#8220;<em>Gli Incredibili<\/em>&#8220;) e per i fratelli Farrelly nelle&nbsp;sezioni animate di Osmosis Jones. <strong>The Good Dinosaur<\/strong> rientra in quelle produzioni Pixar che molto attentamente cercano di affrontare&nbsp;temi complessi come l&#8217;elaborazione di un lutto&nbsp;in una forma certamente diversa dal contaminato <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/news\/big-hero-6-di-don-hall-e-chris-williams-la-recensione.html\">Big Hero 6<\/a>. Allo stesso tempo come accade in Nemo, il mondo animale \u00e8 al centro tanto da rilanciare l&#8217;immaginario legato ai rettili del mesozoico in una forma umanissima, relegando l&#8217;apparizione dell&#8217;uomo in una dimensione del tutto ancillare. Sempre come in Nemo la perdita di un famigliare spinge il giovane dinosauro chiamato Arlo ad affrontare il passaggio all&#8217;et\u00e0 adulta per confrontarsi con&nbsp;i pericoli del mondo che lo circonda&nbsp;e con l&#8217;espressione pi\u00f9 pura del coraggio.<\/p>\n<p>Tutta l&#8217;esplorazione della natura&nbsp;diventa occasione per mettere alla prova il talento di <strong>Sharon Calahan<\/strong>, uno dei pochi direttori della fotografia ad aver lavorato esclusivamente in ambito CGI, ma applicando metodi di lavoro non dissimili da quelli dei colleghi che operano&nbsp;sui set tradizionali. La Calahan parte quasi sempre dalla pittura, e dopo aver lavorato in &#8220;<em>A Bug&#8217;s Life<\/em>&#8220;, &#8220;<em>Toy Story 2<\/em>&#8221; e &#8220;<em>Alla ricerca di Nemo<\/em>&#8220;, perfeziona la resa puntando moltissimo sulla luce e l&#8217;impostazione del colore vicina a certe creazioni digitali di impianto foto-realistico, tanto da trasformare &#8220;<strong>Il viaggio di Arlo<\/strong>&#8221; in un piccolo miracolo visivo, ispirato all&#8217;aria e all&#8217;ambiente degli Stati Uniti nord-occidentali, quelli percorsi dal fiume Snake, oltre all&#8217;esplorazione dei grandi Canyon.<br \/>\nDa questo punto di vista il film di Sohn si accorda al tono di questa wilderness&nbsp;elaborando degli slittamenti tra avventura&nbsp;e citazioni&nbsp;prese in prestito dal&nbsp;cinema classico americano, sopratutto quello Western in tutta la parte centrale degli agguati, delle corse a perdifiato e della mandria da condurre in un territorio sicuro contro gli attacchi dei predatori.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo il lavoro davvero sorpendente della Calahan lavora per contrasto tra la forma assolutamente cartoon dei personaggi e quella fortemente realistica degli ambienti, proprio per creare una relazione pi\u00f9 rassicurante tra sfondo e mondo animale, in linea con le regole dell&#8217;animazione dedicata ai bambini.<\/p>\n<p>Ma al centro del film, oltre all&#8217;attenzione minima e spesso esilarante a tutto il mondo creaturale che pullula e fa esplodere la gag come nelle animazioni di Tex Avery e Chuck Jones, il cuore del film pulsa intorno al rapporto tra Arlo e Spot, bambino primitivo che cammina ancora a quattro zampe, si esprime con una serie di grugniti, si struscia come un cane ai grandi animali che incontra e si difende mordendo qualsiasi cosa. Da questo punto di vista \u00e8 assolutamente geniale e foriera di infiniti rovesciamenti di senso il modo in cui Arlo assume tutte le caratteristiche del personaggio antropomorfizzato, inclusa l&#8217;espressione della paura e dell&#8217;insicurezza, mentre Spot si fa carico di una rappresentazione comportamentale appartenente alla sfera istintiva in forma completamente rovesciata, per esempio, rispetto alla dinamica innescata dalla fantasia di Hanna &amp; Barbera per i Flinstones. Una dinamica che lungi da nascondere chiss\u00e0 quale significato, \u00e8 assolutamente funzionale al ritmo della storia fino a trovare un punto di contatto nell&#8217;espressione non verbale che i due personaggi si scambiano ad un certo punto, cos\u00ec da ricondurre il film nella sfera peculiare dell&#8217;animazione pi\u00f9 libera, ma sempre dentro uno schema che \u00e8 sostanzialmente quello del buddy movie, ravvivato in questo caso dal confronto rovesciato tra i due personaggi principali.<\/p>\n<p>The Good Dinosaur \u00e8 tra i titoli Pixar pi\u00f9 accidentati; ha necessitato pi\u00f9 di sei anni di realizzazione, tra ri-scrittura e la sostituzione di una buona parte dello staff tecnico. &nbsp;Da questo punto di vista \u00e8 un film indubbiamente pi\u00f9 debole e superficiale di altre produzioni Pixar, ma mantiene una forza del tutto vitale proprio nella parte pi\u00f9 avventurosa e negli scambi tra Arlo e Spot di cui parlavamo, motore comico che rappresenta la funzione principale di tutto il film.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il viaggio di Arlo \u00e8 l&#8217;ultima produzione Pixar. La recensione del film<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[187,19,254,10,220],"tags":[],"class_list":["post-30838","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-alcinema","category-news","category-newsmain","category-recensioni","category-top-news"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30838","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=30838"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30838\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":36399,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30838\/revisions\/36399"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=30838"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=30838"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=30838"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}