{"id":313,"date":"2008-01-16T05:31:49","date_gmt":"2008-01-16T03:31:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/la-promessa-dellassassino-di-david-cronenberg\/"},"modified":"2023-01-21T19:13:00","modified_gmt":"2023-01-21T17:13:00","slug":"la-promessa-dellassassino-di-david-cronenberg","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/la-promessa-dellassassino-di-david-cronenberg.html","title":{"rendered":"La promessa dell&#8217;assassino: di David Cronenberg"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>La verit\u00e0 \u00e8 che la violenza pervade tutti i nostri rapporti, fa parte della nostra natura, si mescola con tutto, a iniziare dal sesso. Credo che la violenza venga fuori dall&#8217;impossibilit\u00e0 di vivere la realt\u00e0 che vorremmo. Nonostante tutti i nostri tentativi di evolverci, anche attraverso la tecnologia, la violenza continua ad essere una malattia universale. Coltiviamo tutti il sogno di dominarla, cos\u00ec come quello di raggiungere la pace nel mondo, ma per ora tutto questo resta un sogno.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>David Cronenberg<\/strong><\/p>\n<p>Un\u2019altra storia di violenza. Eastern Promises va a comporre con A History of Violence un dittico pressoch\u00e9 perfetto. Rovesciamento del gemello americano, con gli attesi, splendidi titoli di testa ribaltati in coda, l\u2019ultimo Cronenberg \u00e8 una parabola apparentemente inversa, come percorso, sull\u2019ambiguit\u00e0 del male, costruita nuovamente attorno alla figura di Viggo Mortensen. Figura <em>duplice<\/em>, come il Tom Stall del film precedente &#8211; padre di una normale famiglia americana e inaspettato criminale &#8211; Nikolai \u00e8 un criminale\/spia che aspira, in una Londra anonima, al ruolo di padrino di una \u201cfamiglia\u201d russa di vory v zakone, eterogenamente composta da attori europei di varia nazionalit\u00e0 <sup><a href=\"#footnote_1_313\" id=\"identifier_1_313\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Eastern promises, in lingua originale, &egrave; &ndash; proprio per la variet&agrave; di inflessioni linguistiche riscontrabili nel tentativo di simulare l&rsquo;accento russo dietro la lingua comune, l&rsquo;inglese &ndash; un film diverso rispetto a La promessa dell&rsquo;assassino\">1<\/a><\/sup> . Se lo sguardo mutante e mutevole di un ispiratissimo Mortensen si presta, come nel film precedente, ad una dissimulazione continua che finisce per <em>duplicarne<\/em> ulteriormente l\u2019ambiguit\u00e0, \u00e8 il corpo di Mortensen \/Nikolai che acquista in Eastern Promises una centralit\u00e0 assoluta: ingannevole simulacro di segni tatuati, macchina di violenza, oggetto di malcelate tensioni omoerotiche, fulcro stesso della narrazione.<br \/>\nAttorno al corpo di Viggo ogni cosa appare <em>duplice<\/em> e mutevole: padri dalla <em>doppia<\/em> vita (il boss\/padrone del ristorante Semyon; lo zio di Anna, ex membro del Kgb, un grande Skolimowski), figli che stentano ad essere riconosciuti (la neonata figlia della russa Tatjana; Kirill\/Cassel ), killer che uccidono in coppia (i due ceceni in una sequenza, quella della doccia, che \u00e8 gi\u00e0 storia del cinema). Un duplice m\u00e9nage a trois si instaura attorno alla figura di Nikolai. Il primo coinvolge Kirill e l\u2019ostetrica Anna (Naomi Watts). La scena in cui Nikolai fotte la puttana bionda (l\u2019unica dell\u2019harem di Kirill che presa da dietro potrebbe ricordare la Watts) davanti agli occhi del compagno tradisce, in un gioco di sguardi e soggettive, le ambigue attenzioni di Kirill. Nikolai dal canto suo, che aveva dimostrato attenzione per Anna parcheggiando l\u2019auto a pochi centimetri dalla moto della stessa (un modo assolutamente cronenberghiano di dimostrare interesse), sembra giocare ambiguamente con lo stesso Kirill. In entrambe le direzioni \u00e8 uno sfiorarsi di corpi, un inseguirsi di movimenti, tensioni sessuali lasciate implodere, sussulti improvvisi (straordinario il carrello in diagonale a seguire Anna quando Nikolai, a sorpresa le consegna un biglietto con l\u2019indirizzo di Tatjana). Il secondo m\u00e9nage coinvolge lo stesso Kirill e il padre, per cui Nikolai diventa il figlio e il successore ideale. Questa volta l\u2019ambiguit\u00e0 investe i giochi di potere e il tradimento si muove su un <em>doppio<\/em> binario \u201cfamiliare\u201d, per l\u2019affetto e per il comando.<br \/>\nNel segno della <em>duplicazione<\/em> riemergono immagini cronenberghiane, di segno o genere inverso: le due gemelline, nipoti del boss; Naomi Watts che cavalca la moto come Marilyn Chambers in Rabid, il culo di Mortensen avvinghiato al corpo del ceceno, tagliato dall\u2019inquadratura fino a ricordare la macchina da scrivere ne Il pasto nudo.<br \/>\nIl doppio, in ogni possibile variante, \u00e8 d\u2019altronde, da sempre, una figura fondamentale nel cinema di Cronenberg. Dagli scanners ai figli mostruosi di Brood fino ai &#8220;dead ringers&#8221;, dalle interpolazioni riscontrabili nel personaggio di Bill Lee\/Burroughs nel Pasto Nudo fino al paradigma sessuale John Lone in M. Butterfly. Ed \u00e8 pure difficile resistere alla tentazione di intuire, come altri hanno gi\u00e0 intuito, una <em>duplicit\u00e0<\/em> extrafilmica nel pensare e ripensare la filmografia cronenberghiana in una serie di dittici: Stereo\/Crimes of the future, Il demone sotto la pelle\/Rabid, Brood\/Scanners\u2026Proprio al dittico Shivers\/Rabid, la prima coppia narrativa del cinema di Cronenberg, sembrano ricollegarsi i due ultimi lavori. Come si trattasse di una rinascita o (se vogliamo cercare la citazione ad effetto) di una \u201cnuova carne\u201d cinematografica, dopo che eXistenZ, svelando le regole del gioco in un corto circuito di deja vu, aveva di fatto castrato, demistificato, reso ironicamente inutile ogni tentativo di riproposizione (Cronenberg non girer\u00e0 mai Painkillers) e il didascalismo da manuale freudiano di Spider, momentanea delusione, riletto a posteriori lascia intuire, sotto la superficie calligrafica, i segni di un rinnovamento, quasi fosse una prova generale per un ritorno (?) ad una forma di racconto pi\u00f9 <em>classica<\/em>.<br \/>\nUn demone sotto la pelle si insinua sotto la pura classicit\u00e0 &#8220;wyleriana&#8221; di A History of Violence, meravigliosa <em>straight story<\/em> cronenberghiana, esplodendo nell\u2019intimit\u00e0 delle mura domestiche con violenza iperrealista; Eastern Promises, come Rabid, \u00e8 un film che si apre definitivamente al contagio, una pellicola livida, malinconica e politica.<br \/>\nLa sceneggiatura di Steven Knight ribalta l\u2019essenza stessa del noir, lasciando al racconto un ambiguo valore salvifico, pur mantenendone intatto il tono malinconico (specie nel finale ancora magnificamente sottotono), giocando sugli elementi costitutivi del genere (al di l\u00e0 delle apparenze della bionda Naomi Watts non \u00e8 forse lo stesso Nikolai la <em>femme fatale<\/em> del racconto?) senza per questo rinunciarvi. Dal canto suo Cronenberg agisce sul <em>gangster movie<\/em> come agiva sull\u2019horror degli esordi, allineando senza soluzione di continuit\u00e0 scene madri, delineando un universo trasforme di <em>bodysnatchers<\/em>.<br \/>\nCineasta lontano dalla fede e dal mito, Cronenberg mantiene le distanze dall\u2019epica coppoliana e scorsesiana, pur rileggendone alcuni clich\u00e9. E\u2019 proprio la variet\u00e0 delle tonalit\u00e0 presenti a testimoniare il carattere nuovamente mutante del suo cinema: un tono generale da elegia malinconica, a cui contribuisce la splendida fotografia di Suschitzky, da sadico canto di natale (non molto lontano dalla quotidianit\u00e0 malavitosa di <em>R Xmas<\/em> di Ferrara), una rinnovata tendenza al grottesco (preponderante nella parte iniziale del film laddove in A History of Violence emergeva nella seconda parte) e al grand guignol iperrealistico.<br \/>\nSerge Gr\u00fcnberg <sup><a href=\"#footnote_2_313\" id=\"identifier_2_313\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Serge Gr&uuml;nberg, David Cronenberg, Shake Edizioni, Milano, 1999\">2<\/a><\/sup> sottolineava in un bellissimo saggio sul cinema di Cronenberg la difficolt\u00e0 di distinguere tra immagini reali ed immagini infette, virali, laddove entrambe le tipologie di immagini non erano distinte e distinguibili, al contrario di una pi\u00f9 generalizzata tendenza post-surrealista, attraverso filtri e accorgimenti sulle stesse. Erano gli anni novanta de Il Pasto Nudo, di Inseparabili, di eXistenZ. Oggi \u00e8 la stessa coscienza di un\u2019immagine cronenberghiana, gi\u00e0 infetta, virale in partenza, gi\u00e0 mutata, a radicarsi in ogni singolo fotogramma, anche e soprattutto laddove essa ci appare lontana dalle proprie origini, dalle proprie ossessioni endogene. Dietro le esplosioni di una violenza sconosciuta e insieme familiare, cos\u00ec tangibile da astrarsi fino a ridursi ad un atto voyeuristico di cui lo spettatore <em>deve<\/em> sentirsi complice, sono intuibili nuove profezie, azzardate e lucide. Tra le visioni la percezione di un divenire globalizzato e ugualmente terrificante.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_1_313\" class=\"footnote\">Eastern promises, in lingua originale, \u00e8 &#8211; proprio per la variet\u00e0 di inflessioni linguistiche riscontrabili nel tentativo di simulare l&#8217;accento russo dietro la lingua comune, l&#8217;inglese &#8211; un film diverso rispetto a La promessa dell&#8217;assassino<span class=\"footnote-back-link-wrapper\">[<a href=\"#identifier_1_313\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">\u21a9<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_313\" class=\"footnote\">Serge Gr\u00fcnberg, <em>David Cronenberg<\/em>, Shake Edizioni, Milano, 1999<span class=\"footnote-back-link-wrapper\">[<a href=\"#identifier_2_313\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">\u21a9<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un\u2019altra storia di violenza. Eastern Promises va a comporre con A History of Violence un dittico pressoch\u00e9 perfetto. Rovesciamento del gemello americano, con gli attesi, splendidi titoli di testa ribaltati in coda, l\u2019ultimo Cronenberg \u00e8 una parabola apparentemente inversa, come percorso, sull\u2019ambiguit\u00e0 del male<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":71757,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[187,221,36,14,10,8],"tags":[],"class_list":["post-313","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-alcinema","category-david-cronenberg","category-eastern-promises","category-in-sala","category-recensioni","category-strana-illusione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/313","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=313"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/313\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":67320,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/313\/revisions\/67320"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=313"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=313"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=313"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}