{"id":31867,"date":"2016-02-16T02:35:08","date_gmt":"2016-02-16T00:35:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=31867"},"modified":"2016-02-16T12:16:13","modified_gmt":"2016-02-16T10:16:13","slug":"chang-jiang-tu-crosscurrent-di-yang-chao-berlinale-66-concorso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/news\/chang-jiang-tu-crosscurrent-di-yang-chao-berlinale-66-concorso.html","title":{"rendered":"Chang Jiang Tu &#8211; Crosscurrent di Yang Chao &#8211; Berlinale 66: Concorso"},"content":{"rendered":"<p>Gao chun \u00e8 il capitano di un cargo che deve risalire il fiume Yangtze. I numerosi attracchi dischiudono la ricerca di un percorso amoroso che lo conduce dalla stessa donna, An Lu, ma in una dimensione temporale alterata che procede verso l&#8217;infanzia. Yang Chao, che con Passages si era servito del viaggio per raccontare il contrasto politico e culturale tra la Cina attuale e le sedimentazioni del tempo, torna a delineare una diversa storia della nazione attraverso il percorso del fiume azzurro, vettore di un duplice significato, storico e spirituale. <\/p>\n<p>In Crosscurrent il tempo del racconto non aderisce semplicemente al flusso di coscienza di Gao Chun, ma costruisce una vera e propria topografia dell&#8217;anima secondo la quale tutto ci\u00f2 che fa parte dell&#8217;esistenza \u00e8 un ininterrotto flusso di coscienza, dove l&#8217;esperienza non contiene mai due istanti empirici identici. Si tratta chiaramente di una delle concezioni fondative del Buddismo, a cui il film fa esplicito riferimento seguendo il percorso a ritroso di An Lu dove l&#8217;origine ad un certo punto coincide con la fine. <\/p>\n<p>Ma non ci sono solo le immagini del fiume a determinare un percorso che si dipana senza soluzione di continuit\u00e0 tra passato e presente, perch\u00e9 il viaggio di Gau Chun viene scandito da una raccolta di poesie che contaminano l&#8217;immagine, come stazioni da seguire, sovrimpresse nella forma di cartelli delimitanti, ma anche come ideogrammi sulla sabbia, pagine lette e strappate, un volume intero bruciato.<br \/>\nSe le apparizioni di An Lu sembrano manifestarsi ad un livello di surrealt\u00e0, mentre attraversa il fiume a nuoto o approda all&#8217;interno di una vecchia torre, il fiume e le imbarcazioni sembrano emergere dalla messa in scena come frammenti documentali, immagini di un digitale a bassissima definizione che paradossalmente tendono verso l&#8217;impermanenza e la fantasmaticit\u00e0. <\/p>\n<p>Se la convergenza di questi elementi a tratti suscita commozione, Yang Chao sembra affidarsi alla decostruzione in modo troppo tecnico, tanto da riuscire solo a met\u00e0 nei suoi intenti, ovvero quelli di aprirsi al flusso della durata.<br \/>\nViene in mente un altro film realizzato sul bordo di un fiume, come viaggio attraverso il tempo, ed \u00e8 il bellissimo corto di Jia Zhangke prodotto nel 2009 e intitolato Cry Me a River, ma in quel caso la scoperta di uno stesso fiume dove &#8220;non \u00e8 possibile bagnarsi due volte&#8221; \u00e8 l&#8217;immagine di un&#8217;esperienza nel suo farsi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Crosscurrent \u00e8 il nuovo film del cinese Yang Chao in concorso alla Berlinale 66, leggi la nostra recensione<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[304,191,19,254,220],"tags":[],"class_list":["post-31867","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-berlinale-66","category-festivalcinema","category-news","category-newsmain","category-top-news"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31867","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=31867"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31867\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":31881,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31867\/revisions\/31881"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=31867"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=31867"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=31867"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}