{"id":31962,"date":"2016-02-23T19:37:23","date_gmt":"2016-02-23T17:37:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=31962"},"modified":"2023-01-21T17:48:23","modified_gmt":"2023-01-21T15:48:23","slug":"anomalisa-di-charlie-kaufman-un-mondo-di-marionette","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/recensioni\/anomalisa-di-charlie-kaufman-un-mondo-di-marionette.html","title":{"rendered":"Anomalisa di Charlie Kaufman: un mondo di marionette"},"content":{"rendered":"<p>Se c&#8217;\u00e8 un aspetto per chi scrive chiarissimo nel lavoro di <strong>Charlie Kaufman<\/strong>, almeno da quando le sue idee si sono saldate definitivamente con il suo cinema, \u00e8 l&#8217;assoluta impermeabilit\u00e0 delle prime rispetto alla messa in scena. Stratificata e autodistruttiva, la scrittura dello sceneggiatore statunitense si avvolge su se stessa e rivela lo scheletro di un&#8217;architettura simulacrale. <strong>Synecdoche, New York<\/strong> \u00e8 certamente un totem sull&#8217;impossibilit\u00e0, titanica, del controllo, destinato a crollare addosso al suo autore in un labirinto di rimandi metanarrativi che impostano una distanza, del tutto anaffettiva, con gli attori del suo stesso film. Rispetto ai fallimenti, altrettanto titanici ma umanissimi di Terry Gilliam, quelli di Kaufman sembrano destinati alla chiusura iperbarica.<\/p>\n<p>Dal set completamente chiuso e separato da qualsiasi imprevisto di Synecdoche al mondo tra artigianato e tecnologia di <strong>Anomalisa<\/strong>, realizzato insieme <strong>Duke Johnson<\/strong>, gi\u00e0 autore della serie tv <strong>Mary Shelley&#8217;s Frankenhole<\/strong> realizzata in stop-motion.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio sul passo-uno che \u00e8 interessante soffermarsi, perch\u00e9 se Kaufman d\u00e0 l&#8217;impressione di aver ridotto la cerebralit\u00e0\u00a0dell&#8217;universo tra Escher e Kafka del suo immaginario, privilegiando gli incubi del secondo a favore di una maggiore linearit\u00e0, il mondo inerte e inquietante di Anomalisa colpisce al cuore uno degli aspetti pi\u00f9 importanti del cinema &#8220;animato&#8221;, quello della mutazione.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/news\/il-mondo-di-fusako-yusaki-levento-speciale-al-ca-foscari-short-film-festival-5.html\">Ne parlava Fusako Yusaki<\/a> durante un incontro per il Ca&#8217; Foscari Short Film Festival, come di un propellente fondamentale, la cui parola nasconde anche una prospettiva di tipo spirituale, la stessa che paradossalmente, la metafisica gelida di Kaufman vorrebbe elaborare.<\/p>\n<p>Certamente la scelta di Kaufman \/ Johnson non \u00e8 quella di lavorare con la materia, e quindi affidarsi all&#8217;imprevisto di una lotta costante e senza soluzione di continuit\u00e0 con la forma, ma \u00e8 pur vero, che i pupazzi di Anomalisa, infondono su chi guarda una disturbante sensazione necrofila, basta solo pensare alla sequenza in cui il protagonista, Michael Stone, pratica un cunilinguus a Lisa, l&#8217;anomalia amorosa che l&#8217;esperto di custumer service motivazionale incontra in uno dei suoi viaggi di lavoro, mentre \u00e8 rinchiuso in un albergo bunker che moltiplica il suo ego nell&#8217;universo infinito di individui che parlano e si muovono come lui.<\/p>\n<p>Ma niente si muove veramente, neanche il sesso, nel mondo di Michael Stone, e quella lettera che Lisa gli lascer\u00e0 mentre viaggia in macchina con i capelli al vento, pi\u00f9 che un altro da se, un lato femminile in grado di scompaginare la cancrena senile e abitudinaria della sua vita, sembra una proiezione distante, incubo tra una serie di incubi programmati per un mondo di marionette.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Charlie Kaufman sperimenta con lo stop-motion e lo colpisce al cuore<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[187,19,254,10,220],"tags":[],"class_list":["post-31962","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-alcinema","category-news","category-newsmain","category-recensioni","category-top-news"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31962","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=31962"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31962\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":31964,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31962\/revisions\/31964"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=31962"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=31962"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=31962"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}