{"id":32054,"date":"2016-03-03T02:53:17","date_gmt":"2016-03-03T00:53:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=32054"},"modified":"2023-01-21T17:48:16","modified_gmt":"2023-01-21T15:48:16","slug":"lo-chiamavano-jeeg-robot-di-gabriele-mainetti-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/news\/lo-chiamavano-jeeg-robot-di-gabriele-mainetti-la-recensione.html","title":{"rendered":"Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti: la recensione"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 una differenza nettissima tra la suburbia romana del film di Mainetti e le contaminazioni trans-mediali de <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/news\/il-ragazzo-invisibile-di-gabriele-salvatores-la-recensione.html\">Il Ragazzo Invisibile<\/a>, pregno di imprestiti salgariani e residui di un decor retrofuturista. Mentre il lavoro di Salvatores costruisce uno spazio immaginale di derivazione letteraria, il regista romano trae ispirazione dai colori marci del degrado di Tor Bella Monaca e contamina tutta la fotografia livida del suo film, gli interni dove vive Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria), le baracche che nascondono le attivit\u00e0 criminose de Lo Zingaro (Luca Marinelli), i cieli plumbei sopra l&#8217;olimpico, per descrivere una citt\u00e0 mutante invasa dai segni della street art, sovrapponendo cos\u00ec la mitologia sulle origini di un supereroe&nbsp;ad una morfologia urbana che in parte procede parallela alla descrizione che Caligari ha fatto dell&#8217;Ostia anni &#8217;90 nel suo postumo <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/news\/non-essere-cattivo-di-claudio-caligari-venezia-72-fuori-concorso.html\">Non Essere Cattivo<\/a>, dove alla carta da parati che si spalanca su paesaggi esotici farlocchi e agli elettrodomestici di un nuovo &#8220;boom&#8221;, sostituisce l&#8217;accumulo di tecnologia, il videoproiettore, il porno compulsivo.<\/p>\n<p>Come Caligari, Mainetti punta ad un lirismo radicato nei contrasti, non solo tra sogno e realt\u00e0 ma anche di tipo cromatico. Quella persistenza di un segno rosa sul grigiore degradato, dal palloncino fino al vestito da principessa che Enzo acquista per Alessia (Ilenia Pastorelli) \u00e8 un esempio che include la forza e anche la debolezza di &#8220;Lo Chiamavano Jeeg Robot&#8221;, assolutamente riuscito quando sintetizza&nbsp;nel corpo e nella schizofrenia di Marinelli tutta questa ipertrofia popolare (Zero, la Bert\u00e8, Anna Oxa, le canzoni anni ottanta, gli eccessi di un romanticismo queer) pi\u00f9 debole invece quando si rischia l&#8217;allegoria esplicita con la surrealt\u00e0 della fiaba che erompe nella realt\u00e0 brutale di provincia.<\/p>\n<p>Se da una parte Mainetti guarda alla tradizione pi\u00f9 laida e iperviolenta dei supereroi, la stessa che \u00e8 in qualche modo confluita nel bel serial dedicato a <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/covercinema\/jessica-jones-di-melissa-rosenberg-prima-stagione-netflix.html\">Jessica Jones<\/a>, &nbsp;con tutte le differenze del caso ovviamente; \u00e8 la citt\u00e0 ad interessarlo, i luoghi deserti dal lungotevere al luna park, i complessi architettonici, l&#8217;orizzonte urbano di un sogno&nbsp;residenziale spezzato, che ha sostituito&nbsp;l&#8217;asse camorristico&nbsp;Scampia &#8211; Tor Bella. Tutti gli scontri del film accentuano questo contrasto tra corpi e presenza minacciosa dello spazio circostante: cantieri svuotati, il Tevere contaminato, l&#8217;Olimpico, Roma dall&#8217;alto.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 una Roma disumanizzata quella che descrive Mainetti, pi\u00f9&nbsp;precisa e feroce delle citt\u00e0 nude di Ferrara e <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/nuove-illusioni\/suburra-di-stefano-sollima-la-recensione.html\">Sollima<\/a>, meno dolente e un po&#8217; pi\u00f9 pulp di circostanza rispetto all&#8217;insuperato Caligari.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti, la recensione di un film che funziona a ,met\u00e0<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[187,19,254,10,220],"tags":[522640],"class_list":["post-32054","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-alcinema","category-news","category-newsmain","category-recensioni","category-top-news","tag-gabriele-mainetti"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32054","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=32054"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32054\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":53625,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32054\/revisions\/53625"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=32054"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=32054"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=32054"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}