{"id":32063,"date":"2016-03-04T20:35:51","date_gmt":"2016-03-04T18:35:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=32063"},"modified":"2023-01-21T17:48:15","modified_gmt":"2023-01-21T15:48:15","slug":"room-di-lenny-abrahamson-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/recensioni\/room-di-lenny-abrahamson-la-recensione.html","title":{"rendered":"Room di Lenny Abrahamson: la recensione"},"content":{"rendered":"<p>Jack (<strong>Jacob Tremblay)<\/strong> \u00e8 un bambino di cinque anni che vive dalla nascita in un capanno di 3 metri per 3 con la madre Joy (<strong>Brie Larson<\/strong>), rapita sette anni prima e tenuta in segregazione totale da Old Nick (<strong>Sean Bridgers<\/strong>) un orco di quelli che le cronache degli ultimi anni hanno portato alla ribalta, sequestratori a lungo termine e procreatori in cattivit\u00e0 di piccole nidiate.<br \/>\nMa, va subito detto, per buona met\u00e0 del film l\u2019aggancio con la cronaca non \u00e8 impellente, il <em>focus<\/em> \u00e8 tutto sul legame madre\/figlio, sulla percezione della realt\u00e0 che nel bambino si sta sviluppando e sulla mediazione che Joy \u00e8 riuscita a mettere in atto nei cinque anni di vita in cui Jack ha imparato ad entrare in rapporto con le cose.<\/p>\n<p>Tema estremamente intrigante e trattato con attenzione degna di un buon osservatore dei processi di formazione dell\u2019immaginario infantile, purtroppo cambia radicalmente registro quando i due trovano il modo di uscire dal capanno.\u00a0La prigione si trova nel cortile della casa di Nick, solo lui conosce la combinazione della porta blindata e unica fonte di luce \u00e8 un lucernario da cui entra un pezzetto di cielo. Pu\u00f2 capitare che una foglia ingiallita portata dal vento si appoggi sul vetro per un po\u2019 e un raggio di sole arrivi a scaldare quel piccolo mondo fatiscente e ingombro di tutte le cose che una vita prevede, dal letto al lavandino, dal <em>water<\/em> al tavolo, al fornello del gas, ai giocattoli, al grande armadio dove il bambino dorme rinchiuso quando arriva l\u2019orco Nick e il suo posto nel letto della mamma \u00e8 preso da lui.<\/p>\n<p>Ma nulla pi\u00f9, il mondo esterno \u00e8 <em>out<\/em>, chiuso fuori, impenetrabile da sette anni. Joy ne aveva diciassette quando fu rapita e da allora spar\u00ec dal mondo.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un televisore, sullo schermo passa di tutto, <em>fiction<\/em> e animazione, <em>reality<\/em> e <em>fantasy<\/em>, in un miscuglio indifferenziato che farebbe la felicit\u00e0 degli studiosi di psicologia dell\u2019et\u00e0 evolutiva per misurare il grado d\u2019influenza della televisione sulla crescita mentale in contesti di povert\u00e0 e deprivazione.<br \/>\nUn\u2019altra presenza interessante \u00e8 la copia di <strong><em>Alice&#8217;s Adventures in Wonderland<\/em><\/strong> che circola per la stanza, molto utile a Joy, psicoterapeuta per necessit\u00e0 e mamma per vocazione, per riempire il <em>gap<\/em> tra realt\u00e0 e finzione che sta arrivando a livelli di guardia nel suo cucciolo.<br \/>\nJack sta crescendo, infatti, in un mondo a parte, come il piccolo Mowgli del <strong><em>Libro della giungla<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>A suo modo \u00e8 un bambino sereno e giocoso, ma come Mowgli \u00e8 un<em> drop-out\u00a0<\/em>: l\u2019educazione che Mowgli riceve dai lupi non e\u0300 sufficiente a farne un figlio della foresta, le amorevoli cure di Joy non sono sufficienti a preparare l\u2019uomo di domani.\u00a0La \u201cstanza\u201d, cos\u00ec \u00e8 chiamato il lurido tugurio, \u00e8 un mondo claustrofobico e artificiale nel quale tutto viene elaborato come reale. La dimensione mitica \u201ccircolare\u201d, quel limbo amniotico in cui un bambino vive fino ai cinque anni circa, \u00e8 inevitabilmente destinata a frantumarsi prima o poi nella linearit\u00e0 della storia, quando l\u2019approdo alla libert\u00e0, nelle condizioni in cui si verifica, non potr\u00e0 che essere traumatico.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 qui che il film comincia a non funzionare.\u00a0La tensione compatta del <em>thriller<\/em> claustrofobico avrebbe avuto bisogno di un cambio di ritmo o di un&#8217;invenzione che questo film non ha, naufragando invece in modo decisamente imbarazzante, per un\u2019altra ora, nella ricerca di <em>pathos<\/em> a tutti i costi e in una fiera del ricatto emotivo che rende irriconoscibili i personaggi.\u00a0Il bambino si adatta fin troppo facilmente alla nuova vita, anzi, diventa un piccolo saggio decisamente poco credibile e perfino un tantino antipatico. Chi perde i connotati \u00e8 Joy, e pur se \u00e8 cosa comprensibile dopo sette anni di prigionia sviluppare tutta una serie di reazioni isteriche, il film ci sguazza dentro davvero\u00a0troppo e non stiamo leggendo un trattato di neuroscienze.<\/p>\n<p>E\u2019 come se <strong>Carrol<\/strong>\u00a0prendesse Alice, la facesse tornare a casa dopo anni di inspiegabile e traumatica assenza, quindi si sedesse in salotto a registrare le reazioni della famiglia, sua madre in particolare, raccontandoci, con buona e costante ricerca di effetto, la fase di riadattamento alla vita normale della vispa fanciulla.<br \/>\nE tutto nello stesso romanzo.\u00a0Inaccettabile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un film mancato proprio l\u00ec dove il suo statuto epistemologico di prodotto cinematografico imporrebbe, nella compattezza. Spezzato a met\u00e0, funziona molto bene nella prima, perde ritmo e misura nella seconda.<\/p>\n","protected":false},"author":33,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[187,19,254,10,220],"tags":[],"class_list":["post-32063","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-alcinema","category-news","category-newsmain","category-recensioni","category-top-news"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32063","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/33"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=32063"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32063\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":32092,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32063\/revisions\/32092"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=32063"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=32063"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=32063"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}