{"id":32095,"date":"2016-03-08T19:33:59","date_gmt":"2016-03-08T17:33:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=32095"},"modified":"2023-01-21T17:48:13","modified_gmt":"2023-01-21T15:48:13","slug":"perfetti-sconosciuti-di-paolo-genovese-drammi-borghesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/recensioni\/perfetti-sconosciuti-di-paolo-genovese-drammi-borghesi.html","title":{"rendered":"Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese: drammi borghesi"},"content":{"rendered":"<p>Cambia nuovamente penne <strong>Paolo Genovese<\/strong> e si affida a quella televisiva di Paola Mammini (I Cesaroni, La Squadra), al regista sceneggiatore Paolo Costella (<em>I Love ornella muti<\/em>, <em>Ricky &amp; Barabba<\/em>, <em>Bellifreschi<\/em> e il recente <em>Matrimonio al Sud<\/em>, tutti da lui diretti) e infine al quasi esordiente Filippo Bologna.<\/p>\n<p>La concertazione del set \u00e8 quella corale&nbsp;preferita dal regista romano ma con una concentrazione drammaturgica che si allinea a quei film italiani recenti immaginati a partire dalle terrazze di Scola e dal massacro polanskiano in un interno, quello di Carnage appunto.<\/p>\n<p>Sembra quasi un piccolo sottogenere, dopo <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/news\/il-nome-del-figlio-di-francesca-archibugi-la-recensione.html\">Il nome del figlio<\/a> e il pi\u00f9 recente <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/news\/dobbiamo-parlare-di-sergio-rubini-la-recensione.html\">Dobbiamo Parlare<\/a>&nbsp;(senza ovviamente contare Sorrentino e altre &#8220;coralit\u00e0&#8221; desunte)&nbsp;destinato a offrire rare eccezioni alla regola, tra queste il film di Rubini, &nbsp;certamente il migliore e quello che spezza l&#8217;unit\u00e0 drammatica introducendo false soggettive, un lavoro molto specifico sui piani della visione e una relazione attiva tra oggetti e personaggi, che ci ricorda il talento del regista pugliese nell&#8217;inseguire uno sguardo cinematografico anche in spazi angusti e di derivazione apparentemente teatrale.<br \/>\nNon \u00e8 cos\u00ec per il film di Genovese, quasi peggiore del suo precedente <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/news\/sei-mai-stata-sulla-luna-di-paolo-genovese-la-recensione.html\">Sei mai stata sulla luna<\/a>, nonostante si cerchi una deriva cinica in stile &#8220;Lo scopone scientifico&#8221;che non \u00e8 per forza sinonimo di intelligenza e di apertura dello sguardo.<\/p>\n<p>La cena e la circolarit\u00e0 degli intrecci verbali avrebbe potuto essere un lungo tour de force attorno ad un tavolo tra gesti, frasi dette a met\u00e0 e allusioni, se non prevalesse la costruzione simmetrica delle situazioni&nbsp;cos\u00ec oppositiva rispetto al motore situazionale di qualsiasi commedia,&nbsp;con i cellulari come attrattori del senso e la parola declamata a suggerirci una lettura forzatamente morale dello sfascio emotivo e relazionale tra un gruppo di amici. Anche l&#8217;unica allusione lanciata come un sasso nello stagno da&nbsp;<strong>Alba Rohrwacher<\/strong> che lascia intendere un interesse affettivo nei confronti del personaggio interpretato da <strong>Giuseppe Battiston<\/strong>, viene poi riagganciata alla conclusione, con quel bacio in bocca che lascia il segno del rossetto, quasi ad indicare una comunanza che va oltre le apparenze e il meccanismo reiterato della menzogna, ma scegliendo appunto la stessa modalit\u00e0 che attraversa tutto il film: quella di un&#8217;esplicita messa in scena della parola che appiattisce le immagini allo stesso livello, senza creare un contrasto che si stacchi da quello che viene pedantemente sottolineato.<\/p>\n<p>I personaggi del film di Genovese, tutti affidati ad attori validissimi, pensano a voce alta, raccontano i propri dissidi sopra l&#8217;immagine, con quel gioco forzato&nbsp;dei cellulari che vorrebbe raccontarci la mutazione cognitiva e antropologica attraversata&nbsp;da nuove e vecchie generazioni a contatto con i nuovi dispositivi, &#8220;scatole nere della nostra vita&#8221;.<\/p>\n<p>Persino l&#8217;ipotesi che tutto si svolga in una dimensione immaginale, attivando quella posticcia &#8220;sliding door&#8221; conclusiva, indirizzata nuovamente verso un presente di menzogne e ipocrisie, \u00e8 una dimensione disonesta del racconto, che invece di offrirci una ulteriore possibilit\u00e0 di lettura, contiene all&#8217;interno e implicitamente tutto il portato moralista e paternalistico del film, senza aggiungere niente che spezzi l&#8217;inesorabilit\u00e0 di un massacro progettato a tavolino.<\/p>\n<p>L&#8217;immagine, quando occupa il centro, sia che si tratti del rossetto della&nbsp;Rohrwacher o dell&#8217;anello che la stessa lascia roteare sul tavolo, ha lo stesso valore piatto della parola, sottolineandone la pesantezza.<\/p>\n<p>Bravi attori si diceva a cui viene impedito di uscire da una dinamica concentrica, senza via di scampo, battute a parte<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non c&#8217;\u00e8 via di scampo nel brutto film di Paolo Genovese. La recensione di Perfetti sconosciuti<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[187,19,254,10,220],"tags":[],"class_list":["post-32095","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-alcinema","category-news","category-newsmain","category-recensioni","category-top-news"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32095","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=32095"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32095\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":32100,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32095\/revisions\/32100"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=32095"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=32095"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=32095"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}