{"id":37096,"date":"2017-12-05T17:15:26","date_gmt":"2017-12-05T15:15:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=37096"},"modified":"2023-01-21T17:45:30","modified_gmt":"2023-01-21T15:45:30","slug":"moloch-una-conversazione-con-stefano-p-testa-collezionismo-di-repertorio-tra-manipolazione-e-sovrapposizione-della-materia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/covercinema\/moloch-una-conversazione-con-stefano-p-testa-collezionismo-di-repertorio-tra-manipolazione-e-sovrapposizione-della-materia.html","title":{"rendered":"\u2018Moloch\u2019 &#8211; una conversazione con Stefano P. Testa. Collezionismo di repertorio: tra manipolazione e sovrapposizione della materia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/stefanoptesta.com\/\"><strong>Stefano P. Testa<\/strong><\/a> filmmaker, fotografo, operatore, montatore bergamasco, autore di film &nbsp;e di videoclip non convenzionali, &nbsp;lavora e si muove come un artigiano, cercando, scovando, tagliando e cucendo frammenti di repertorio provenienti dal passato.<\/p>\n<p>La Storia diviene \u2018storia\u2019 perch\u00e9 ricostruita senza quel rigore filologico e didattico, anzi riportando il passato a una funzione di \u2018proiezione\u2019, re-inventato dal cut-and-paste dei nastri magnetici e delle pellicole 8 mm provenienti dagli archivi amatoriali con i quali il regista ama lavorare.<\/p>\n<p>Sempre nella direzione del recupero e riutilizzo, si comprende la sintonia esistente tra l\u2019approccio di Testa e quello che porta avanti da decenni la <strong>Lab 80<\/strong> societ\u00e0 cooperativa nata a Bergamo nel \u201976 con la quale Testa collabora, impegnata nella distribuzione di preziose pellicole restaurate, proiezioni e produzioni italiane di alto livello in ambito documentaristico\/fiction\/sperimentale.<\/p>\n<figure id=\"attachment_37105\" aria-describedby=\"caption-attachment-37105\" style=\"width: 566px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a  href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-content\/uploads\/stefano-p-testa-foto.jpg\" data-rel=\"lightbox-gallery-0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-37105\" src=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-content\/uploads\/stefano-p-testa-foto.jpg\" alt=\"\" width=\"566\" height=\"374\"><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-37105\" class=\"wp-caption-text\">Stefano P. Testa<\/figcaption><\/figure>\n<p>Dagli ottimi lavori di Luca Ferri (MAGOG \u2013 o epifania del barbagianni, Ecce Ubu, <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/news\/abacuc-di-luca-ferri-torino-film-festival-32-onde-la-recensione.html\">Abacuc<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/default\/lucca-film-festival-2017-colombi-di-luca-ferri-concorso-cortometraggi.html\">Colombi<\/a>) al bel lungometraggio d\u2019esordio di Stefano P. Testa \u2018<strong>Moloch<\/strong>\u2019, la Lab 80 continua a produrre cinema italiano oltre la commedia con coraggio e consapevolezza.<\/p>\n<p>La stessa che impiega Stefano P. Testa in \u2018Moloch\u2019, found footage prezioso e intenso, per quei frammenti di vita estrapolati dalle videocassette trovate in una discarica della provincia di Bergamo, che riescono a comunicare molto: dalla storia di Roberto, sessantenne fuori dalle righe, fatta di esperienze e delusioni comuni, sino all\u2019emergere di riflessioni sull\u2019esistenza, la famiglia, la religione.<\/p>\n<p>\u201c<em>Il Moloch! Diventa un Moloch Tutto viene mangiato.<\/em><br \/>\n<em> Mi sembra di pensare a quei film muti in bianco e nero tedeschi,<\/em><br \/>\n<em> tipo Metropolis e quelle cose l\u00ec. Niente \u00e8 contro il sistema.<\/em><br \/>\n<em> Il sistema fa in modo che ogni cosa, anche contro se stesso, renda.<\/em><br \/>\n<em> Renda<\/em>\u201d<\/p>\n<p><strong><em>Roberto<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Moloch, il trailer ufficiale<\/strong><\/p>\n<p><iframe src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/O1q5gPHCEjE\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<h3><strong>&#8216;Moloch&#8217; come divinit\u00e0 mostruosa ed esigente che richiede sacrifici proviene dalla visione che Allen Ginsberg trasfer\u00ec nel suo poema epico \u2018Howl\u2019, nel quale erano decantati i pericoli del capitalismo e del conformismo negli Stati Uniti della beat generation. Perch\u00e9 hai avuto l\u2019esigenza di riallacciarti a questa visione?<\/strong><\/h3>\n<p>In tutta onest\u00e0 nelle intenzioni iniziali di scrittura del film non era presente alcun Moloch. L&#8217;idea nasce da una conversazione con Roberto, grande appassionato di letteratura beat, quando un giorno mi parl\u00f2 di questa entit\u00e0 indecifrabile e spaventosa.<br \/>\nLa ribellione al sistema, l&#8217;anticonformismo, la negazione di pre-determinati valori sociali e il rifiuto della morale sono scelte di vita che possono condurre a un profondo senso di disillusione e frustrazione, quando si pensa alla propria esistenza come ad un piccolo ingranaggio nella mastodontica macchina divoratrice Moloch. Essa esige sacrifici e divora s\u00e9 stessa per continuare ad esistere. Per usare le parole di Roberto: \u201c<em>Niente \u00e8 contro il sistema. Il sistema fa in modo che ogni cosa, anche contro se stesso, renda<\/em>.\u201d<br \/>\nIl Moloch produce e consuma, non si pu\u00f2 sfuggire a questo processo.<strong><br \/>\n<\/strong>Forse la decisione di affrontare questo tema nasce dall&#8217;esigenza, mia e di Roberto, di ricercare una propria identit\u00e0 all&#8217;interno del Moloch.<\/p>\n<p><strong>Moloch \u25ba Macchina Lava Pavimenti<\/strong><\/p>\n<p><iframe src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/RQx14oP99mk\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<h3><strong>E\u2019 davvero interessante l\u2019approccio che hai con il cinema perch\u00e9 unisce la ricerca documentaristica legata alla manipolazione e sovrapposizione della materia con le immagini di repertorio, sperimentando molto. Da dove proviene questo tuo interesse e come bilanci documentario e sperimentazione?<\/strong><\/h3>\n<p>Il mio primo approccio al mondo dell&#8217;audiovisivo \u00e8 avvenuto attraverso la videoarte, durante gli studi in Accademia di Belle Arti di Brera. Potrei dire che Moloch unisce la voglia di raccontare una storia comune attraverso un linguaggio filmico e un&#8217;estetica alternativi a quelli del documentario classico, ma pi\u00f9 affini a quelli del cinema found footage sperimentale. La manipolazione dell&#8217;immagine analogica \u00e8 un processo fondamentale in Moloch; le distorsioni audiovisive del supporto VHS degradato dal tempo agiscono da significante sul piano linguistico, sono in grado di veicolare contenuti ed emozioni esattamente come le parole del protagonista.<\/p>\n<h3><strong>Due visioni e generi rispetto al Cinema che soprattutto in Italia sono stati e sono tutt\u2019ora in fermento, anche se in un ambito ancora di nicchia. Come ti rapporti con il panorama nazionale?<\/strong><\/h3>\n<p>Sono due generi che permettono una grande libert\u00e0 d&#8217;espressione, anche in presenza di numerosi limiti di tipo produttivo. In questa nicchia di cinematografia indipendente, dove la fantasia sopperisce alla mancanza di soldi e strumenti, si possono trovare storie meravigliose proprio perch\u00e9 la voglia di raccontarle nasce da un bisogno viscerale e non commerciale. Purtroppo il pubblico di riferimento \u00e8 molto ristretto ed \u00e8 difficile trovare spazio per questo genere di cinema.<\/p>\n<p><strong>Chicken Bushido &#8211; Persiamia, video ufficiale. Dir: Stefano P. Testa<\/strong><\/p>\n<p><iframe src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/tX8ychdTr-8\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<h3><strong>L\u2019idea di cinema in \u2018Moloch\u2019 emerge prepotentemente come frutto di studio e casualit\u00e0, tant\u2019\u00e8, come hai dichiarato, non avevi idea di che cosa sarebbe nato dalle conversazioni registrate con lo zio Roberto. Quali sono stati gli stimoli e le intuizioni che ti hanno guidato nel mettere insieme tutti i pezzi?<\/strong><\/h3>\n<p>Iniziai a registrare le conversazioni con Roberto per archivio personale, senza l&#8217;idea di farne un film. Poi un giorno trovai in discarica un sacco contenente un gran numero di VHS amatoriali, filmini di famiglia perlopi\u00f9. Li portai a casa e iniziai a guardarli spinto da una certa curiosit\u00e0 voyeuristica. Vi trovai matrimoni, viaggi di nozze, concerti, feste, battesimi, scene di vita famigliare e di comunit\u00e0 parrocchiale. Mi accorsi presto che il contenuto di quelle videocassette dialogava perfettamente con i racconti di Roberto: a volte per similitudine e a volte per opposizione. Individuate alcune tematiche principali decisi di accostare in montaggio le storie di Roberto alle immagini di questi sconosciuti cineamatori.<\/p>\n<p>L&#8217;anticonformismo di Roberto si scontra con le abitudini e le consuetudini della vita di provincia bergamasca. Ma tutto ribolle nel grande calderone che \u00e8 il Moloch.<\/p>\n<h3><strong>\u201c\u2018Moloch\u2019 funziona come punto di partenza per numerosi quesiti che ti poni: \u2018cos\u2019\u00e8 che spinge un individuo a cercare strade alternative di pensiero? Dove porta l\u2019essere costantemente contro il sistema e le convenzioni sociali? Fino a che punto si possono rinnegare le proprie origini senza sentirsi falsi e artefatti? La continua ricerca di nuovi orizzonti ha un prezzo?\u2019. Sei riuscito a rispondere ad alcuni di questi?<\/strong><\/h3>\n<p>Assolutamente no! Sono pi\u00f9 confuso di prima e ho anche un po&#8217; paura.<\/p>\n<h3><strong>In che senso, &#8220;paura&#8221;?<\/strong><\/h3>\n<p>Io ho trent\u2019anni e Roberto ne ha sessanta. Le sue esperienze di vita, la curiosit\u00e0, la saggezza, la continua ricerca di nuovi stimoli non lo mettono al riparo da una condizione umana perennemente precaria. Sar\u00e0 cos\u00ec anche per me? Questo un po\u2019 mi fa paura.<\/p>\n<h3><strong>Spesso il found footage \u00e8 utilizzato come un dispositivo giocattolo con il quale recuperare alcuni \u2018gingilli vintage\u2019, ma nel caso dei tuoi lavori l\u2019orientamento \u00e8 differente. Non penso solo a \u2018Moloch\u2019 ma anche al videoclip di \u2018Polaroid\u2019 realizzato per Ilaria Pastore o al video mashup &#8220;Verbal-Coronado&#8221;, realizzato per \u2018Cinescatti\u2019, il progetto di Lab 80 per il recupero e la valorizzazione degli archivi di famiglia, nei quali le immagini trasudano nuova vita e raccontano una storia diversa da quella originaria. Come ti sei avvicinato a questa tecnica?<\/strong><\/h3>\n<p>Grazie al progetto Cinescatti di Laboratorio 80 e Bergamo Film Meeting ebbi l&#8217;opportunit\u00e0 di digitalizzare molti filmini amatoriali: supporti 8mm, super8 e 9\u00bd mm girati tra gli anni &#8217;30 e gli &#8217;80. Da quell&#8217;esperienza scoprii l&#8217;esistenza di un genere cinematografico chiamato found footage e decisi di sperimentare in quella direzione. Le possibilit\u00e0 di rielaborazione di queste immagini sono pressoch\u00e9 infinite: come dici tu stessa ci si pu\u00f2 limitare all&#8217;estetica vintage adottandola come puro e semplice divertissement; ma se si va oltre l&#8217;apparenza di abiti improbabili, pettinature curiose e colori sbiaditi, \u00e8 possibile giocare con il tempo, stravolgerne il significato e creare anacronismi.<\/p>\n<p><strong>Ilaria Pastore &#8211; Polaroid &#8211; Dir: Stefano P. Testa<\/strong><\/p>\n<p><iframe src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/q4RnPWAij5g\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<h3><strong>Puoi raccontarci uno di questi anacronismi, uno dei momenti a cui sei pi\u00f9 legato e che ti ha consentito di spingerti oltre la superficie dell&#8217;immagine?<\/strong><\/h3>\n<p>In realt\u00e0 tutto il film pu\u00f2 essere considerato un unico grande anacronismo. Le conversazioni con Roberto infatti hanno lo stesso disturbo analogico dei vecchi nastri, quindi ipoteticamente collocabili nel medesimo momento storico; in realt\u00e0 le riprese sono state fatte nel 2016, ma non c\u2019\u00e8 alcun elemento che possa ricondurre lo spettatore ai giorni nostri. Nei racconti di Roberto presente e passato si confondono, come a sottolineare quel senso di immobilit\u00e0 del tempo che si percepisce quando si attraversa la Provincia.<\/p>\n<h3><strong>Come \u00e8 iniziata la tua collaborazione con Lab 80 e cosa ti ha avvicinato a quella realt\u00e0?<\/strong><\/h3>\n<p>Vendendo gelati al cinema all&#8217;aperto di Lab 80. Un lavoro bellissimo! Ogni sera hai la possibilit\u00e0 di guardare un film mangiando il gelato e sei pure retribuito. Scherzi a parte, tutto \u00e8 iniziato con uno stage formativo, dove imparai le tecniche di ripresa e montaggio video. Da allora \u00e8 iniziata una collaborazione molto stimolante.<\/p>\n<h3><strong>L\u2019effettistica astratta che applichi a certe immagini di repertorio sono una stratificazione interessante: corpo e materia si sovrappongono e aggiungono un livello ulteriore di senso, penso ad esempio alla clip &nbsp;realizzata per &#8220;The Honolulu&#8221; e intitolata &#8220;Zazz\u00e0 (Garage Tapes #1)\u201d. Quello della manipolazione materiale e dell\u2019osservazione dei corpi sembrano elementi ricorrenti. Da dove ti deriva questo interesse?<\/strong><\/h3>\n<p>Sono affascinato dall&#8217;immagine filmica quando \u00e8 materica. I graffi della pellicola, le bruciature, le corrosioni, ma anche le distorsioni analogiche, i glitch, gli errori di codifica. Sono elementi estetici che conferiscono all&#8217;immagine bidimensionale una dimensione corporea, rendendola viva e pulsante. I dettagli che si possono catturare con le videocamere di ultima generazione sono sorprendenti, tuttavia considero l&#8217;immagine corrosa dal tempo molto pi\u00f9 stimolante e comunicativa. Le pellicole di piccolo formato e i nastri magnetici, rivisti e rielaborati oggi, a decenni di distanza, consentono di sviluppare riflessioni sul modo di rappresentare il reale. Lo sguardo sulla realt\u00e0 \u00e8 strettamente legato al tipo di supporto utilizzato per registrarla.<br \/>\nLa rappresentazione del corpo umano riflette perfettamente questo concetto: le sembianze di un essere umano ripreso in pellicola bianco e nero nei primi del novecento sono estremamente diverse da quelle catturate da una videocamera a nastro magnetico negli anni &#8217;80; soprattutto se messe a confronto con l&#8217;immagine iperrealistica alla quale siamo abituati oggi. Eppure si tratta della stessa identica forma. Trovo tutto questo molto affascinante.<\/p>\n<p><strong>The Honolulu &#8211; Zazza (Garage Tapes #1) &#8211; Dir: Stefano P. Testa<\/strong><\/p>\n<p><iframe src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/zL-Sqj3HxpU\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<h3><strong>Quali saranno i tuoi prossimi progetti?<\/strong><\/h3>\n<p>Attualmente sto scrivendo un documentario sulla storia di un giovane bandito bergamasco protagonista della cronaca locale e internazionale degli anni ottanta. Anche in questo progetto l&#8217;immagine d&#8217;archivio avr\u00e0 un ruolo fondamentale nello sviluppo della storia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Sono affascinato dall&#8217;immagine filmica quando \u00e8 materica. I graffi della pellicola, le bruciature, le corrosioni, ma anche le distorsioni analogiche, i glitch, gli errori di codifica&#8221;. Sono parole di Stefano P. Testa, filmmaker bergamasco, ricercatore di immagini perdute, collaboratore creativo di Lab 80. &#8220;Moloch&#8221; \u00e8 il suo primo lungometraggio, potente e commuovente, realizzato a partire da una collezione di VHS famigliari trovate in una discarica. Lo abbiamo intervistato per conoscere da vicino il suo cinema<\/p>\n","protected":false},"author":57,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[187,185,10,220],"tags":[548],"class_list":["post-37096","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-alcinema","category-covercinema","category-recensioni","category-top-news","tag-found-footage"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37096","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/57"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=37096"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37096\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":37140,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37096\/revisions\/37140"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=37096"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=37096"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=37096"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}