{"id":39535,"date":"2018-09-08T15:26:25","date_gmt":"2018-09-08T13:26:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=39535"},"modified":"2023-01-21T20:16:11","modified_gmt":"2023-01-21T18:16:11","slug":"zan-uccidere-di-shinya-tsukamoto-venezia75-concorso-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/covercinema\/zan-uccidere-di-shinya-tsukamoto-venezia75-concorso-recensione.html","title":{"rendered":"Zan (Uccidere) di Shin&#8217;ya Tsukamoto &#8211; #venezia75 &#8211; Concorso: recensione"},"content":{"rendered":"<p>Shin&#8217;ya Tsukamoto torna a Venezia&nbsp;dal Giappone con furore , omaggiato con applausi entusiasti a inizio proiezione durante la prima del suo film <em>Zan<\/em> (\u201cuccidere\u201d),&nbsp; uno dei nomi pi\u00f9 noti del cinema underground nipponico diventato negli anni un autore di culto. Tsukamoto, noto soprattutto per aver creato la saga di <em>Tetsuo<\/em> e per film a basso budget che racchiudono metafore sull&#8217;alienazione contemporanea vissute da personaggi dalla natura quasi demoniaca, come <em>Tokyo Fist<\/em> o <em>Bullet Ballet<\/em>, quest&#8217;anno porta a Venezia il suo ultimo film, che \u00e8 il suo primo Jidai-geki. Un&#8217;opera intrisa di un&#8217;energia intensa, veicolata con violenza nelle crude ma bellissime immagini e trasmessa con altrettanta irruenza dalla martellante colonna sonora.<\/p>\n<p>La trama di <em>Zan<\/em> \u00e8 davvero essenziale. In un Giappone ormai sulla soglia del declino e in procinto di incontrare il mondo occidentale, un misero samurai senza padrone (ronin), Mokunoshin Tsuzuki, si allena con un giovane contadino per prepararsi ai futuri conflitti civili, vivendo assieme alla sorella Yu. Rompe l&#8217;equilibrio dell&#8217;addestramento l&#8217;arrivo del ronin Jirozaemon Sawamura (interpretato dallo stesso Tsukamoto), che dopo aver sconfitto abilmente un samurai nemico sotto gli occhi di Mokunoshin, diventa una sorta di punto di riferimento per il giovane guerriero. Mokunoshin su richiesta urgente del pi\u00f9 anziano ronin decide di partire assieme a lui per unirsi ad un esercito diretto a Kyoto con l&#8217;obiettivo di sopprimere la guerra civile. Si presenta tuttavia un ostacolo: un gruppo di banditi arriva nelle vicinanze del villaggio. Provocati dal giovane contadino che si presenta davanti a loro armato, i banditi reagiscono attaccandolo brutalmente e accerchiando il villaggio. Non resta che affrontarli in uno scontro diretto. Ma Mokunoshin sembra aver problemi nello scagliare il colpo letale ai suoi nemici, incontrando un blocco personale che pu\u00f2 mettere a repentaglio la sua vita. Jirozaemon deve insegnargli un&#8217;importante lezione, forse la pi\u00f9 importante del mondo dei samurai: l&#8217;arte di uccidere.<\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 ricavare gi\u00e0 dalla sinossi, la vicenda racchiude pochi elementi e pochi personaggi, con un numero molto limitato di battute. Tsukamoto punta dunque su tre aspetti principali nella realizzazione del film; innanzitutto il sonoro, che comprende una potente melodia marziale lasciata in sottofondo sin dai titoli di testa ma anche e soprattutto tutta una serie di specifici effetti sonori, ad esempio il singolare rumore delle katane che vibrano. La colonna sonora \u00e8 l&#8217;ultima firmata prima della sua scomparsa nel 2017 dal compositore <strong>Chu Ishikawa<\/strong>, il cui sodalizio con Tsukamoto risale agli esordi del regista. Il suo ruolo \u00e8 sempre fondamentale all&#8217;interno dei film di Tsukamoto; i suoi brani industrial scandiscono perfettamente il ritmo della regia aggressiva, facendo vibrare l&#8217;immagine di potenza, funzione che \u00e8 evidente anche in <em>Zan<\/em>, film che non pu\u00f2 fare a meno del suo ritmo. Molto curate sono poi la fotografia e la scenografia: il film contiene alcune tra le riprese in esterni pi\u00f9 belle mai realizzate dal regista. Ultimo ma non per importanza \u00e8 quindi il montaggio, veloce e serrato come nei migliori film di Tsukamoto: <em>Zan<\/em> \u00e8 un film che mette in primo piano la drammatica intensit\u00e0 dell&#8217;atto omicida, ma anche la sua freddezza, caratteristica che il perfetto assassino\/ronin deve possedere. La lezione per guerrieri che vediamo rappresentata nel film \u00e8 dunque tanto di rapidit\u00e0 ed efficienza, quanto di sospensione dell&#8217;emotivit\u00e0.<\/p>\n<p>Visivamente il film comunica tutti questi elementi, inserendoli in un contesto insolito per il regista. La location in questo caso \u00e8 naturalistica e la fotografia pulita e altamente suggestiva (siamo lontani dal claustrofobico conglomerato metropolitano dei film pi\u00f9 celebri di Tsukamoto), eppure si possono sempre trovare alcune similarit\u00e0 con opere precedenti. Su tutti sembra spiccare il tema dello spazio lasciato alla volont\u00e0 dell&#8217;individuo in una societ\u00e0 complessa come quella giapponese; la catarsi richiede sacrificio e in Tsukamoto, uno sforzo strettamente fisico, come accade al protagonista del suo cult <em>Tokyo Fist<\/em> e come si nota anche in <em>Zan<\/em>. In quest&#8217;ultimo, il protagonista affronta varie tappe che lo conducono infine a prendere l&#8217;iniziativa, superando cos\u00ec la fase dell&#8217;inibizione: il punto di arrivo catartico, segno di avvenuta maturazione, \u00e8 qui proprio l&#8217;omicidio. Ad essere messo in scena in <em>Zan<\/em> \u00e8 dunque una sorta di racconto di formazione del perfetto ronin, in cui protagonista \u00e8 la carne tesa del guerriero sottoposta a sudore e sanguinamento (ancora una volta emerge la vicinanza con <em>Tokyo Fist<\/em> e con quei duelli sanguinosi tra pugili che sembrano demoni). Del resto quello di Tsukamoto \u00e8 sempre stato un cinema fortemente corporale e viscerale, a partire dagli esordi sperimentali di <em>Tetsuo<\/em>, il mutante di ferro; con <em>Zan<\/em> Tsukamoto torna quindi ad un cinema energetico, crudo ed immediato, in cui le inquadrature che sembrano vibrare di elettricit\u00e0 e le lame delle katane, sono saette di acciaio che aggrediscono lo schermo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con Zan Tsukamoto torna ad un cinema energetico, crudo ed immediato, <\/p>\n","protected":false},"author":68,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[185,191,10,236,396],"tags":[],"class_list":["post-39535","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-covercinema","category-festivalcinema","category-recensioni","category-shinya-tsukamoto","category-venezia-75"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39535","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/68"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39535"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39535\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39670,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39535\/revisions\/39670"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39535"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39535"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39535"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}