{"id":46205,"date":"2020-11-24T19:17:15","date_gmt":"2020-11-24T17:17:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=46205"},"modified":"2023-12-14T17:17:33","modified_gmt":"2023-12-14T16:17:33","slug":"moving-on-di-yoon-dan-bi-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/covercinema\/moving-on-di-yoon-dan-bi-recensione.html","title":{"rendered":"Moving On di Yoon Dan-Bi: recensione"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo lungometraggio della regista coreana Yoon Dan-Bi ruota intorno ad una selezione di eventi autobiografici e delinea la storia del piccolo Dongju e della sorella adolescente Oju. Quando il padre si separa dalla moglie, passeranno l&#8217;estate nella casa del nonno, insieme alla zia. Nello spazio della nuova casa, condivisione e piccoli grandi scontri segneranno lo scorrere del tempo e per Okju, il doloroso passaggio all&#8217;et\u00e0 adulta.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Moving On il film di <strong>Yoon Dan-Bi<\/strong> presentato al Torino Film Festival 2020. La recensione<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;estate come sentimento della fine. Strugge, consuma, sgretola, per parafrasare alcuni versi di Giuseppe Ungaretti. Nel cinema coreano anche recente ha un ruolo specifico e accoglie la complessit\u00e0 dei sentimenti famigliari come un riverbero. L&#8217;esordiente <strong>Yoon Dan-Bi<\/strong>, giovanissima regista laureatasi in cinema all&#8217;Universit\u00e0 di Dankook, ha cominciato a lavorare al suo primo lungometraggio nel lontano 2015 come progetto di tesi, per affinare l&#8217;idea di partenza insieme alla produttrice e direttrice della fotografia <strong>Ji-hyeon Kim<\/strong>, gi\u00e0 al lavoro per i due lungometraggi di <strong>Yoon Ga-eun<\/strong>, nuova promessa del cinema coreano vicina per certi versi allo sguardo della collega, nel rappresentare i sentimenti di una giovent\u00f9 in transito, colta in quella fase di transizione dove l&#8217;estate gioca un ruolo ambientale e interiore, fondamentale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per un progetto che mette al centro la lenta disgregazione di un nucleo famigliare allargato, secondo tradizione coreana, Yoon Dan-Bi ha scelto una via sostanzialmente autobiografica, riducendo la propria esperienza e concentrandosi sulla ricerca di una dimensione ambientale che potesse dar corpo alle falde del tempo e della memoria.  Proprio la casa in cui si ambienta gran parte del film ha richiesto un accurato lavoro di selezione, a conferma di un&#8217;intenzione specifica, quella di trasformare il luogo in un vero e proprio personaggio. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 gi\u00e0 una dichiarazione di intenti, che affonda le radici in alcuni aspetti legati al cinema di Ozu e ad un film come &#8220;S\u014dshun&#8221;, incluse le successive elaborazioni, ri-scritture e revisioni di alcuni elementi portanti nella storia del cinema Giapponese contemporaneo. Allo stesso tempo, nonostante il veicolo promozionale approntato dal Festival di Rotterdam abbia puntato tramite la comunicazione ufficiale al confronto con il cinema di Kore-eda Hirokazu, il cui debito con Ozu andrebbe discusso con maggiore complessit\u00e0, &#8220;Moving on&#8221; si inserisce in modo obliquo entro quel tracciato del cinema coreano che dalla fine degli anni novanta fino al primo decennio del nuovo millennio, ha messo in discussione l&#8217;assetto del sistema patriarcale, mostrando contraddizioni e cortocircuiti, spesso con feroce cinismo. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo sguardo di Yoon Dan-Bi non \u00e8 meno ficcante, nonostante l&#8217;apparente delicatezza dei toni. Si muove ai margini di questa grande struttura concentrica e la ridiscute attraverso la percezione di un&#8217;adolescente, il cui senso di inadeguatezza rispetto alla realt\u00e0 quotidiana, precede e allo stesso tempo \u00e8 conseguenza della situazione famigliare. <br>Mentre tutto sembra premere verso la fine di una storia collettiva, \u00e8 proprio lo sguardo tra infanzia e adolescenza a ricercare ostinatamente le condizioni per ristabilire un principio di unit\u00e0 basato sulla comprensione e l&#8217;ascolto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il vecchio nonno ormai al tramonto \u00e8 un patriarca stanco, in balia delle sue condizioni, perso nella struggente nostalgia di un passato irrecuperabile e ancorato al grande giardino che circonda la casa. Tutte le piccole e umanissime trame che si muovono intorno a lui, tessute dai due figli, sono conseguenza di quella sopravvivenza quotidiana che in un solo gesto sovrappone necessit\u00e0 e piccole meschinit\u00e0.<br>Dalle scarpe contraffatte vendute dal padre dei due giovani, fino alle lievi dispute con la sorella per la vendita della casa paterna, il fallimento mai dichiarato della generazione di mezzo \u00e8 al contempo comprensibile e tragicamente violento, se lo osserviamo dal punto di vista del piccolo Dongju e della giovane Okju. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;osservazione dolorosa e sempre presente della ragazza \u00e8 quella privilegiata da Yoon Dan-Bi, tanto da consentirgli di sviluppare un film in soggettiva, anche quando tecnicamente il quadro prospettico appare pi\u00f9 ampio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Senza servirsi del potere rivelatorio del dialogo, la regista coreana assegna al rapporto tra spazio e personaggi una libert\u00e0 amplissima, tanto da ricostruire quella flagranza esperita nella singolarit\u00e0 accidentale dell&#8217;evento. Questo emerge tra le pieghe del quotidiano, senza consolidarsi e spesso spostando elementi essenziali in una posizione che non ci consenta di operare un giudizio morale esclusivo su eventi e personaggi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre il suo ruolo e la legittimazione della propria identit\u00e0 in seno alla famiglia, Okju abita in modo dolente il senso dell&#8217;estate come sentimento della fine, dove il peso di tutte le nostalgie e delle occasioni perdute separa il torpore di un tempo sospeso da un possibile ritorno a casa, ormai irrimediabilmente gi\u00e0 adulti e distanti dal riflesso precedente. Le sue lacrime sono quelle che sgorgano per l&#8217;impossibilit\u00e0 di adattarsi a qualsiasi luogo, oppure a causa di una piccola perdita sentimentale vissuta come un trauma, dove ogni luogo ferisce, lo spazio non \u00e8 sufficiente, i sentimenti incontenibili. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa esperienza del vuoto, Yoon Dan-Bi riesce a rifletterla certamente nello schema delle relazioni intergenerazionali, soprattutto con la riconfigurazione del principio di autorit\u00e0 paterna, sottoposto ad un&#8217;erosione naturale, ma anche a progressiva auto-delegittimazione, come nel caso del padre dei due ragazzi, le cui piccole e maldestre truffe allestite per sopravvivenza, sono  origine della vergogna, della sofferenza, ma anche della consapevolezza di Okju nel passaggio all&#8217;et\u00e0 adulta. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma soprattutto \u00e8 nell&#8217;organizzazione spaziale della casa che la regista coreana lavora con molta attenzione. Ogni porta dischiude un mondo solitario e potenziale, chiuso e comunicante.<br>Non solo l&#8217;ascolto periodico di una canzone di amor perduto che il nonno si gode nella penombra ad occhi chiusi, ma anche le stanze dei ragazzi, il rituale del cibo condiviso e quella stessa condivisione che si contrae oppure si allarga per diverse condizioni e disponibilit\u00e0 d&#8217;animo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La morte conduce irrimediabilmente verso la percezione di una reciprocit\u00e0 negata e il pianto incontenibile di Okju non si manifesta durante il pranzo funebre allestito nella camera ardente, ma nella casa in cui ogni oggetto racconta la presenza del nonno. Yoon Dan-Bi crea questa lenta e inesorabile deflagrazione attraverso una serie di controcampi muti, svuotati della presenza corporea e investiti di senso. Il divano vuoto e il cuscino appoggiato sullo schienale, il giardino e un antico ritratto con la nonna; correlativi emozionali che concorrono alla creazione di un paesaggio interiore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8220;Moving on&#8221; con semplicit\u00e0 e sorprendente rigore riesce ad aprire un varco tra il solco scavato dalle immagini della memoria e la solitudine che gli oggetti possono generare, nell&#8217;esperienza percettiva del presente. <\/p>\n\n\n<style>.kt-tabs-id_312d39-0a > .kt-tabs-content-wrap > .wp-block-kadence-tab{border-top-width:3px;border-right-width:0px;border-bottom-width:0px;border-left-width:0px;border-color:#0a6689;border-top-left-radius:0px;border-top-right-radius:0px;border-bottom-right-radius:0px;border-bottom-left-radius:0px;padding-top:var(--global-kb-spacing-sm, 1.5rem);padding-right:var(--global-kb-spacing-sm, 1.5rem);padding-bottom:var(--global-kb-spacing-sm, 1.5rem);padding-left:var(--global-kb-spacing-sm, 1.5rem);background:#ffffff;}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id_312d39-0a > .kt-tabs-title-list li{margin-top:0px;margin-right:8px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id_312d39-0a > .kt-tabs-title-list li:last-child{margin-right:0px;}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id_312d39-0a > .kt-tabs-title-list li .kt-tab-title, .wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id_312d39-0a > .kt-tabs-content-wrap > .kt-tabs-accordion-title .kt-tab-title{line-height:1.4em;font-weight:regular;font-style:normal;border-top-width:0px;border-right-width:0px;border-bottom-width:0px;border-left-width:0px;border-top-left-radius:4px;border-top-right-radius:4px;border-bottom-right-radius:0px;border-bottom-left-radius:0px;padding-top:8px;padding-right:20px;padding-bottom:8px;padding-left:20px;border-color:#eeeeee;color:#222222;background:#eeeeee;}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id_312d39-0a > .kt-tabs-content-wrap > .kt-tabs-accordion-title .kt-tab-title{margin-top:0px;margin-right:8px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id_312d39-0a > .kt-tabs-title-list li .kt-tab-title:hover, .wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id_312d39-0a > .kt-tabs-content-wrap > .kt-tabs-accordion-title .kt-tab-title:hover{border-color:#eeeeee;color:#222222;background:#e2e2e2;}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id_312d39-0a > .kt-tabs-title-list li.kt-tab-title-active .kt-tab-title, .wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id_312d39-0a > .kt-tabs-content-wrap > .kt-tabs-accordion-title.kt-tab-title-active .kt-tab-title{border-color:#eeeeee;color:#ffffff;background:#0a6689;}<\/style>\n<div class=\"wp-block-kadence-tabs alignnone\"><div class=\"kt-tabs-wrap kt-tabs-id_312d39-0a kt-tabs-has-4-tabs kt-active-tab-4 kt-tabs-layout-tabs kt-tabs-tablet-layout-inherit kt-tabs-mobile-layout-inherit kt-tab-alignment-left \" style=\"max-width:none\"><ul class=\"kt-tabs-title-list\"><li id=\"tab-movingondiyoondan-bi\" class=\"kt-title-item kt-title-item-1 kt-tabs-svg-show-always kt-tabs-icon-side-right kt-tab-title-inactive\"><a href=\"#tab-movingondiyoondan-bi\" data-tab=\"1\" class=\"kt-tab-title kt-tab-title-1 \"><span class=\"kt-title-text\">Moving On di Yoon Dan-Bi<\/span><\/a><\/li><li id=\"tab-locandina\" class=\"kt-title-item kt-title-item-2 kt-tabs-svg-show-always kt-tabs-icon-side-right kt-tab-title-inactive\"><a href=\"#tab-locandina\" data-tab=\"2\" class=\"kt-tab-title kt-tab-title-2 \"><span class=\"kt-title-text\">Locandina<\/span><\/a><\/li><li id=\"tab-trailer\" class=\"kt-title-item kt-title-item-3 kt-tabs-svg-show-always kt-tabs-icon-side-right kt-tab-title-inactive\"><a href=\"#tab-trailer\" data-tab=\"3\" class=\"kt-tab-title kt-tab-title-3 \"><span class=\"kt-title-text\">Trailer<\/span><\/a><\/li><li id=\"tab-distribuzione\" class=\"kt-title-item kt-title-item-4 kt-tabs-svg-show-always kt-tabs-icon-side-right kt-tab-title-active\"><a href=\"#tab-distribuzione\" data-tab=\"4\" class=\"kt-tab-title kt-tab-title-4 \"><span class=\"kt-title-text\">Distribuzione<\/span><\/a><\/li><\/ul><div class=\"kt-tabs-content-wrap\">\n<div class=\"wp-block-kadence-tab kt-tab-inner-content kt-inner-tab-1 kt-inner-tab_e0da79-3a\"><div class=\"kt-tab-inner-content-inner\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Moving On (Nam-mae-wui Yeo-reum-bam) Corea Del Sud 2019 &#8211; 105 min<\/strong><br>Interpreti: Choi Jung-un, Yang Heung-ju, Park Hyeon-yeong, Park Seung-jun<br><strong>Sceneggiatura<\/strong>: Yoon Dan-Bi<br><strong>Fotografia<\/strong>: Ji-hyeon Kim<br><strong>Montaggio<\/strong>: Chang-Jae Won<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-kadence-tab kt-tab-inner-content kt-inner-tab-2 kt-inner-tab_c5171e-c3\"><div class=\"kt-tab-inner-content-inner\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-content\/uploads\/moving-on.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-46234\"\/><\/figure>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-kadence-tab kt-tab-inner-content kt-inner-tab-3 kt-inner-tab_a70af9-77\"><div class=\"kt-tab-inner-content-inner\">\n<figure class=\"wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe title=\"Moving On - Korean Movie - English Subtitled Preview\" width=\"696\" height=\"392\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/AfFObivCVwU?feature=oembed&#038;enablejsapi=1\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; 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Primo film per la regista coreana Yoon Dan-Bi, racconto di perdita e di formazione visto al Torino Film Festival 2020<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[185,191,10],"tags":[525530,156398,184408],"class_list":["post-46205","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-covercinema","category-festivalcinema","category-recensioni","tag-cinema-coreano","tag-torino-film-festival-2020","tag-yoon-dan-bi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/46205","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=46205"}],"version-history":[{"count":28,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/46205\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":46237,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/46205\/revisions\/46237"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=46205"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=46205"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=46205"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}