{"id":58617,"date":"2022-01-29T23:41:14","date_gmt":"2022-01-29T21:41:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=58617"},"modified":"2022-02-23T10:29:28","modified_gmt":"2022-02-23T08:29:28","slug":"limbroglio-di-carta-i-manifesti-del-cinema-nel-volume-di-andrea-falaschi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/covercinema\/limbroglio-di-carta-i-manifesti-del-cinema-nel-volume-di-andrea-falaschi.html","title":{"rendered":"L&#8217;imbroglio di Carta, i manifesti del cinema nel volume di Andrea Falaschi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno dei volumi pi\u00f9 recenti tra quelli dedicati ai manifesti cinematografici, capace di imporsi all&#8217;attenzione anche dei pi\u00f9 distratti \u00e8 probabilmente &#8220;<em>The Act of Seeing<\/em>&#8220;, la raccolta curata da Nicholas Winding Refn nel 2015 e dedicata ad un periodo circoscritto del cinema statunitense di serie b. Concepito come un&#8217;appassionata ricognizione sul concetto stesso di exploitation, prende forma dalla collezione personale del regista danese, per definire i confini di una vera e propria avventura visuale. L&#8217;atto di vedere viene riproposto attraverso una sequenza di immagini, la cui qualit\u00e0 cinematica risiede nella loro combinazione. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il bel volume di <strong>Andrea Falaschi<\/strong>, macellaio Sanminiatese attento all&#8217;arte complessa del lavoro con la materia, mette insieme passione sincera per il cinema e attenzione al dettaglio. La sua collezione personale di manifesti supera la funzione del catalogo, con un&#8217;organizzazione visiva e sensoriale che cerca di restituire la stratificazione esperienziale che il manifesto di un film ha veicolato al di qua della sala, sin dalle <em>affiche<\/em> fine ottocento. Rispetto al volume di Refn c&#8217;\u00e8 una dimensione tattile e visuale pi\u00f9 evidente, per una questione di scelta. <br>Qualit\u00e0 della carta, affidata a <strong>La Grafica Pisana<\/strong> di Bientina e un lavoro di impaginazione curato da <strong>Andrea Lippi<\/strong>, che estrapola motivi grafici, texture e suggestioni optical, per costruire un vero e proprio viaggio visuale. Nelle pagine pi\u00f9 riuscite, il manifesto viene segmentato e allo stesso tempo espanso, rielaborando i colori dominanti o la presenza significativa del lettering. Il passaggio da &#8220;<em>Film socialisme<\/em>&#8221; di Jean Luc Godard a &#8220;<em><a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/moon-di-duncan-jones-uk-2009.html\">Moon<\/a><\/em>&#8221; di Duncan Jones, per esempio, diventa una sovrapposizione tra motivi ottici e colori fondamentali, quasi fosse un attraversamento dimensionale d\/al nero. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli unici criteri visibili di organizzazione del volume sono la data e il paese d&#8217;origine, l&#8217;illustratore, quando \u00e8 presente e le dimensioni del formato. Il resto \u00e8 affidato ai principi del visual design. L&#8217;atto del vedere in questo caso viene sollecitato dall&#8217;espansione di quelle regole che in un manifesto concentrano segni, colore e luce entro una cornice circoscritta, cos\u00ec da dialogare tra una pagina e l&#8217;altra. L&#8217;optical art di Saul Bass pu\u00f2 allora esondare dal manifesto di &#8220;<em>Anatomy of a Murder<\/em>&#8220;, per popolare lo sfondo dove viene ospitato il saggio di <strong>Andrea Borghini<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il filosofo Borghini \u00e8 in buona compagnia, insieme al regista <strong>Tonino De Bernardi<\/strong>, allo storico dell&#8217;arte <strong>Noriyuki Kai<\/strong>, all&#8217;attuale segretario del Centro Pecci <strong>Giacomo Forte<\/strong> e all&#8217;illustratore <strong>Sam Gilbey<\/strong>. Ognuno di loro esamina un aspetto del manifesto cinematografico, elaborando riflessioni semiotiche, legate alla comunicazione visuale, alla storia dell&#8217;illustrazione e nel caso del flusso di coscienza di De Bernardi, vicine ad un&#8217;idea di cinema fieramente fuori dalle cornici industriali imposte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con l&#8217;introduzione curata dallo stesso Falaschi, il manifesto diventa oggetto vivo, proprio in virt\u00f9 della sua fragilit\u00e0. Storicamente escluso dalla vendita diretta, la sua conservazione attraverso i decenni \u00e8 stata affidata alla passione dei collezionisti, tra mercatini, aste, diritti volatili e incerti, accordi carbonari con i proiezionisti delle sale di provincia. <br>La storia non scritta del reperimento e della catalogazione, molto simile per certi versi a quella delle librerie sonore ai margini della nostra discografia, va di pari passo con quella della fruizione. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Entrambe sono certamente mutate, ma viaggiano sullo stesso binario fantasma. Il movimento \u00e8 caratterizzato dall&#8217;attraversamento di una soglia. Per lo spettatore lungo tutti i decenni che precedono l&#8217;esplosione delle piattaforme VOD, il limite \u00e8 stata la tenda che separa la biglietteria dalla sala. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo territorio del possibile concentrava nel manifesto i segni di un codice ancora da scoprire. Falaschi lo chiama Imbroglio, sottolineandone le potenzialit\u00e0 affabulatorie, ma anche quelle di un imbonitore che spaccia immagini miracolose, quindi sottoposto ad una concentrazione semantica estrema e visionaria. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa ipertrofia di segni, fedelt\u00e0 e tradimento, rispetto alla visione agognata, possono scambiarsi di posto. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo stesso limite che il manifesto invita a valicare, indica altri percorsi per il collezionista. Prima di tutto quello della reperibilit\u00e0 dei supporti. In seconda battuta, la possibilit\u00e0 di catalogarli, in alcuni casi per la prima volta, perch\u00e9 la memoria potrebbe correre solo sui <em>flani<\/em> monocromatici dei quotidiani.      <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Falaschi mette insieme alcuni pezzi splendidi per colpire al cuore e attivare una macchina del tempo. Segue infatti una cronologia inversa, dal 2010 al 1951. Forse per suggerire che l&#8217;ultimo decennio dove l&#8217;accelerazione digitale ha finito per disgregare, pandemicamente, l&#8217;esperienza comunitaria, ha confinato i manifesti in un&#8217;area che non \u00e8 pi\u00f9 in grado di individuare un confine n\u00e9 di modellare il paesaggio urbano, come accadeva almeno fino agli anni ottanta. Nello sdipanare i decenni, proprio come un gomitolo, la logica \u00e8 quella della successione cromatica, dell&#8217;accostamento fluido, del trascolorare dalla composizione al segno o al contrario, con i &#8220;digitalismi&#8221; di Lippi, dai motivi alla visione d&#8217;insieme, come accade con i globi che introducono <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/unboxing\/day-of-the-dead-il-giorno-degli-zombi-di-george-a-romero-2-dischi-blu-ray.html\">Day of The Dead<\/a> di George A. Romero. Emergono nomi noti e meno noti, come il compianto Enzo Sciotti, morto lo scorso aprile, il lavoro di Giuliano Nistri per Michelangelo Antonioni, ma anche alcune perle, come lo splendido manifesto di Eduardo Munoz Bachs per <em>Cara a Cara<\/em> di <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/category\/approfondimenti\/julio-bressane\">Julio Bressane<\/a>. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per indie-eye l&#8217;attenzione ai supporti fisici e al mondo materiale non ha una valenza nostalgica, ma rappresenta la capacit\u00e0 di interagire con gli oggetti, come strumenti di mediazione simbolica per attraversare le numerose nozioni di realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sfogliare &#8220;L&#8217;imbroglio di carta&#8221; allora \u00e8 un rituale. Qui di seguito, l&#8217;abbiamo allestito per voi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.sergiofalaschi.com\/web\/prodotto\/imbroglio-di-carta\/\">Acquista l&#8217;imbroglio di Carta<\/a><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe title=\"L&#039;imbroglio di Carta, I manifesti del Cinema nel volume di Andrea Falaschi\" width=\"696\" height=\"392\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/-AqYzQ-mtAs?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;imbroglio di Carta \u00e8 il bel volume di Andrea Falaschi dedicato ai manifesti del cinema in un ampio arco temporale che va dal 2010 al 1951. Un viaggio a ritroso che supera le funzionalit\u00e0 del catalogo per raccontare una storia visuale e sensoriale. La recensione del volume e un video per farvelo vedere da vicino.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":58752,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[185,197,302],"tags":[523929,523930],"class_list":["post-58617","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-covercinema","category-letture","category-libri","tag-andrea-falaschi","tag-manifesti-di-cinema"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/58617","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=58617"}],"version-history":[{"count":133,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/58617\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":58757,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/58617\/revisions\/58757"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/58752"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=58617"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=58617"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=58617"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}