{"id":6391,"date":"2011-01-17T13:51:55","date_gmt":"2011-01-17T11:51:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=6391"},"modified":"2017-11-17T16:13:35","modified_gmt":"2017-11-17T14:13:35","slug":"vi-presento-i-nostri-di-paul-weitz-usa-2010","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/vi-presento-i-nostri-di-paul-weitz-usa-2010.html","title":{"rendered":"Vi presento i nostri di Paul Weitz: la recensione"},"content":{"rendered":"<p>Uscito negli states come film natalizio, il franchise ideato da Jay Roach passa nelle mani di <strong>Paul Weitz<\/strong> e scatena una lunga serie di stroncature ben sintetizzate dalla <a href=\"http:\/\/www.catholicreview.org\/subpages\/movies2-new.aspx?action=1625\">posizione del Catholic Review<\/a>; per l&#8217;organo di informazione dell&#8217;arcidiocesi di Baltimora <strong>Little Fockers<\/strong> \u00e8 un film lurido, volgare e con un umorismo da caserma; mentre sulle pagine della stessa rivista <strong>True Grit <\/strong>dei fratelli <strong>Cohen<\/strong> viene considerato come una colta rilettura della cultura americana attraverso riferimenti biblici, personaggi archetipici e i tratti di una realt\u00e0 mitica.<\/p>\n<p>Il cortocircuito tra le radici classiche di Weitz e la violenza iconoclasta del suo cinema offende l&#8217;occhio cattolico e lo spirito del Natale pi\u00f9 di quanto non possa l&#8217;innocuo postmodernismo dei Cohen. Niente di pi\u00f9 vero; il regista di <strong>American Pie<\/strong>, <strong>About a Boy <\/strong>e di due grandi commedie politiche come <strong>In Good Company<\/strong> e <strong>American Dreamz<\/strong>, acchiappa il formulario di una serie gi\u00e0 collaudata e a rischio collasso e la riconfigura con lo sguardo di un grande Metteur en sc\u00e8ne, quello di chi conosce perfettamente il ritmo di corpi e movimenti della commedia classica Americana e allo stesso tempo ne rivela tutta la forza incendiaria. Non \u00e8 la demenza a catena del situazionismo Farrelliano quella di Weitz, ma \u00e8 la forza tagliente del punto di vista che preferisce recuperare spazio e respiro dalla profondit\u00e0 di campo del cinema di <strong>Muriel Box<\/strong>, la regista Inglese pi\u00f9 vicina per certi versi al duello anti-sentimentale tra i sessi che attraversa tutta la carriera di <strong>Preston Sturges<\/strong> e a cui Weitz sembra guardare come forza propulsiva di un racconto ferocissimo sulla disgregazione dello spazio familiare.<\/p>\n<p>Come in <strong>Simon and laura<\/strong>, \u00e8 il confine domestico lo spazio di produzione del senso che va in frantumi, disseminato com&#8217;\u00e8 di trappole, doppi fondi, case che non si costruiscono mai, buche nel giardino, come quella davanti alla futura casa dei Fockers che mette insieme un concentrato di cinema americano di almeno quarant&#8217;anni, dai sogni di Mr. Blandings (anche quelli, fatti a pezzi) girati da <strong>Henry C. Potter<\/strong> agli scontri di altre famiglie attraverso i corpi di <strong>Harvey Keitel<\/strong> e <strong>Robert De Niro<\/strong>. Lo sguardo disilluso e puntato verso la morte nel percorso di formazione adolescenziale del bellissimo <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/default\/aiuto-vampiro-di-paul-weitz-usa-2009.html\"><strong>Cirque du freak<\/strong><\/a>, la spietata gerontocrazia che rende amarissima una commedia come <strong>In Good Company<\/strong> diventano in <strong>Little Fockers<\/strong>, titolo con una strana e irriverente suggestione Wyleriana, visione ancora pi\u00f9 cinica sul luogo primigenio di tutte le violenze, quello familiare.<\/p>\n<p>In fondo, la capacit\u00e0 classica e assolutamente fuori dal tempo di Weitz di lavorare sulle immagini, invece di capitolare nel vicolo cieco di un citazionismo fine a se stesso, si riappropria di uno spazio che forse ha vissuto quella forza fino al cinema di registi come Dante, Demme, Kasdan, Armitage, McBride, nel rapporto tra la cultura cinematografica classica e l&#8217;immaginario contemporaneo; Weitz \u00e8 uno dei pochi autori Americani (e non solo) degli ultimi anni capaci di realizzare commedie politiche con un cinema di corpi e segni che rotola su se stesso mostrando la forza rutilante delle inversioni Wilderiane applicate al volgare contemporaneo; visione impudica e scorretta che nelle regole di uno spazio funzionalmente classico, consente qualsiasi tipo di violazione (di corpi, segni, sogni) scatenandosi&nbsp; in un deambulare anarchico sin dal primo incontro tra <strong>Ben Stiller<\/strong> e <strong>Jessica Alba<\/strong>, impegnati nell&#8217;esplorazione anale di un paziente in posizione da decubito, oppure in quel gioco di equivoci al limite della pedofilia dove il piccolo Focker assiste terrorizzato all&#8217;erezione traumatica del nonno mentre il solito Stiller cerca di placarla con un&#8217;iniezione.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 forse nella parte centrale dedicata all&#8217;incontro con <strong>Laura Dern<\/strong>,&nbsp; la direttrice della Early Human School, l&#8217;asilo perfetto per una nuova classe dirigente in essere, che Weitz da fuoco agli esplosivi migliori nella sua visione senza speranza della famiglia Americana, sin da quell&#8217;immagine terribile di Obama che in una postura quasi papale si inchina verso un piccolo umano, incipit di un rutilante gioco di battute e autismi irresistibili dei corpi, che oscillano tra il motto di spirito e la scorreggia di un bambino. Little fockers per certi versi non \u00e8 il miglior film di Weitz, lievemente intrappolato in alcuni residui della serie &#8220;ospitante&#8221;, come per esempio il gioco verbale sul cognome della famiglia di Stiller, da noi tradotto con un discutibile Fotter e riproposto pi\u00f9 o meno in tutti i capitoli della serie insieme alla presenza obbligata di &#8220;Sfigatto&#8221;, ma \u00e8 comunque una commedia di altissimo livello che mostra sin da subito la sua capacit\u00e0 di lavorare profondamente (e non solo in forma ludica) con il genere e soprattutto la sua diversit\u00e0 &#8220;politica&#8221; nel corpo di un classicismo ricco di aporie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il nuovo capitolo sulle vicende della famiglia Focker \u00e8 diretto da Paul Weitz, uno dei pochi autori Americani contemporanei capaci di realizzare commedie politiche nel corpo di un classicismo ricco di aporie<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":71757,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[187,19,233,10,203,8],"tags":[],"class_list":["post-6391","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-alcinema","category-news","category-paul-weitz","category-recensioni","category-recensionicinema","category-strana-illusione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6391","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6391"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6391\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":36941,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6391\/revisions\/36941"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71757"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6391"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6391"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6391"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}