{"id":67540,"date":"2023-02-19T16:30:00","date_gmt":"2023-02-19T15:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=67540"},"modified":"2024-10-28T23:51:15","modified_gmt":"2024-10-28T22:51:15","slug":"silver-haze-di-sacha-polak-recensione-berlinale-73-panorama","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/covercinema\/silver-haze-di-sacha-polak-recensione-berlinale-73-panorama.html","title":{"rendered":"Silver Haze di Sacha Polak: recensione &#8211; Berlinale 73, Panorama."},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo sconfinamento tra finzione e documentario \u00e8 al centro della filmografia di <strong>Sacha Polak<\/strong> con qualit\u00e0 e metodi diversi rispetto alla rimessa in scena del reale che caratterizza un&#8217;ibridazione ormai frequente nel cinema globale. C&#8217;\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 rispetto al dissidio tra flagranza e organizzazione del punto di vista nei lavori dell&#8217;autrice olandese stanziata in Inghilterra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Silver Haze<\/strong> spinge oltre la collaborazione con <strong>Vicky Night<\/strong>, stabilendo una relazione intima con la sua storia personale, a partire dalla rappresentazione del corpo e dalla sorgente di segni che questo pu\u00f2 liberare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;infermiera e attrice non professionista, vittima di un incendio che all&#8217;et\u00e0 di sette anni ha ustionato il trenta per cento del suo corpo, mostra sullo schermo i segni e le mutazioni causate dal fuoco in un percorso catartico e identitario che \u00e8 cominciato con <em>Dirty God<\/em>, il primo film britannico di Polak, per continuare con questo <strong>Silver Haze<\/strong>, racconto di rabbia, ricerca e riscatto che pur riflettendo eventi e conseguenze connesse alla sua biografia, si slega dal peso dell&#8217;autofinzione, generando nuovi mondi narrativi e poetici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono quindi opere di finzione quelle di Polack, che riescono a penetrare realt\u00e0 radicate nell&#8217;intimit\u00e0 di luoghi e persone, con cui riesce a stabilire uno scambio vivo tra verit\u00e0 e trasfigurazione drammaturgica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vicky Night supera il trauma e la paura di un passato che ha depositato segni indelebili sul suo corpo, con una prassi attoriale che imbriglia l&#8217;identit\u00e0 in una rete di storie.<br>Si assiste quindi ad un transito tra il tempo vissuto, inscritto nei segni che Vicky porta sul corpo e una soggettivizzazione dei personaggi interpretati, che comprendono e trascendono l&#8217;esperienza. Questa mediazione racconta Vicky e i suoi personaggi suggerendoci costruzioni identitarie che non sono quelle cicatrici visibili in superficie, n\u00e9 dipendono dalla loro descrizione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;intersezione tra vite reali, immaginate e sottoposte a nuove figurazioni, porta gi\u00e0 con se la compenetrazione di un processo personale con quello dell&#8217;intera collettivit\u00e0, allargando la prospettiva verso lo scambio intersoggettivo. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con il sodalizio tra Night e Polack, pensarsi, immaginarsi, vedersi e raccontarsi, \u00e8 il risultato di un processo che mette al centro lo spazio occupato dal corpo femminile, per rivelare altre possibilit\u00e0 percettive, attraverso quelle storie di violenza, abuso e abiezione che infestano la prassi quotidiana di inquadrare e riprodurre storie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Dirty God<\/em>, pi\u00f9 di un film sull&#8217;abuso, si caratterizzava per la collocazione fuori campo della violenza e sui riflessi di questa, profondamente radicati nella digitalizzazione dello sguardo e nella sovrapposizione tra identit\u00e0 e corpo rappresentato. L&#8217;acido che colpisce il volto di Jade fa meno male dello sguardo che scrutandone i segni impressi sul volto, svuota l&#8217;identit\u00e0 e salda la pelle con l&#8217;immagine di una maschera mostruosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;incendio che ha cambiato il corpo di Franky in <strong>Silver Haze<\/strong> \u00e8 un evento invisibile, ricombinato dall&#8217;attivit\u00e0 psichica della giovane infermiera, nell&#8217;amplificazione del ricordo e nel carico di significato emotivo che viene assegnato a quella tragedia. Polack ci mostra brevi flash onirici, fiamme nel buio che investono lo schermo e che sembrano promanare dal desiderio pi\u00f9 che dalla dimensione fattuale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il corpo, tramite tra Vicky attrice e Franky personaggio, \u00e8 connesso alla tragedia in termini emotivi, ma non viene plasmato e ricodificato dallo sguardo esterno.<br>Il percorso di accettazione di Franky \u00e8 allora possibile grazie alla bellezza che Florence riesce a scorgere accarezzando e baciando la sua pelle, ma anche al rifiuto improvviso che rivela l&#8217;essenza di un&#8217;attenzione narcisista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Interpretata da un&#8217;intensa <strong>Esm\u00e9 Creed-Miles<\/strong>, Florence \u00e8 il contraltare biografico e mitopoietico della prassi che caratterizza il lavoro di Vicky\/Franky. Cura, assistenza e attenzione terapeutica si riflettono nella spinta amorevole ad accogliere una personalit\u00e0 sul bordo tra la vita e la morte.<br>Ma \u00e8 proprio lei, tra pulsioni suicidali e l&#8217;edonismo distruttivo, a consentire a Franky il contatto con una rete relazionale pi\u00f9 ricca, fuori dalla violenza della suburbia londinese e dentro il ventre di una maternit\u00e0 non biologica, fatta di ascolto e comprensione reciproca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sui volti, i gesti e la non irreggimentabilit\u00e0 dei corpi, Polack costruisce una dolorosa elegia di resistenza femminile, seguendo direttrici interne ed esterne non solo al cuore narrativo del film, ma ai confini dello stesso. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Charlotte Knight<\/strong>, sorella di Vicky nella vita, lo \u00e8 anche nella finzione. L&#8217;islam \u00e8 i il recinto che in <strong>Silver Haze<\/strong> regola i suoi gesti, i movimenti e le azioni. Spezzarlo significa riappropriarsi di uno spazio che la regista olandese descrive con piccole e fulgide eccedenze dello sguardo: il riflesso del proprio dolore in uno specchio, l&#8217;istinto di prendere un bicchiere di vino e di berlo mentre si trova al sicuro tra donne, il confronto con la rabbia di Vicky che assimila nonostante le apparenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Simmetrie invertite e disattese che generano altre causalit\u00e0, come le due madri a confronto, quella naturale interpretata da <strong>Terrian Cousins<\/strong>, volto inciso nell&#8217;est londinese, di cui incarna il cinismo, ma anche il peso indicibile e <strong>Angela Bruce<\/strong>, che nel film \u00e8 una donna con un tumore in fase terminale, il cui modus vivendi \u00e8 l&#8217;accoglienza e la speranza come unica alternativa alla supremazia del dolore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutte e quattro non sono le cicatrici, la depressione, l&#8217;hijab, la malattia, ma donne che resistono ad una rappresentazione della realt\u00e0 dominata dalla rabbia e dal pregiudizio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma si spinge oltre Polack, come aveva gi\u00e0 fatto con l&#8217;idea di vittimizzazione in <em>Dirty Dog<\/em>.<br>Neanche Franky viene soggiogata da quell&#8217;ombra, con l&#8217;ipotesi che il superamento della rabbia sia percorribile a patto di raccontare se stessi e gli altri, immergendosi nell&#8217;esperienza ed eliminando ogni suggestione soggettiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chi sia il responsabile di quell&#8217;incendio di cui \u00e8 rimasta vittima, \u00e8 difficile determinarlo anche per Franky, eppure indirizzare alla figura paterna l&#8217;origine di una colpa \u00e8 l&#8217;unico sentimento che vorrebbe abitare, traducendolo in un gesto dalla carica eversiva e terroristica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quel frammento narrativo, quando Franky carica l&#8217;adrenalina di una Florence sempre sul bordo, fino a lanciare una bottiglia di vodka infuocata contro la finestra dove vive il padre, a raccoglierne i potenziali effetti \u00e8 una bambina, la figlia pi\u00f9 recente dell&#8217;uomo. Ma questa figura apparentemente minacciosa, rappresenta anche un&#8217;immagine allo specchio di Franky, che Polack fissa in un momento di rara potenza, dove la violenza pu\u00f2 essere disinnescata solo dallo sguardo assoluto dell&#8217;infanzia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Silver Haze<\/strong> diventa allora un film sull&#8217;elaborazione di un trauma che ne incorpora a poco a poco altri, come progressiva relativizzazione della propria centralit\u00e0. Nel dolore condiviso, l&#8217;espiazione e la colpa sono vicoli ciechi, rispetto alla possibilit\u00e0 di costruire nuove geografie e nuovi legami, oltre le dittature del corpo e dello sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[<em>Fotografie dell&#8217;articolo fornite da ufficio stampa Berlinale 2023<\/em>]<\/p>\n\n\n<style>.kt-tabs-id_d89a24-fd > .kt-tabs-content-wrap > .wp-block-kadence-tab{border-top:3px solid #0a6689;border-right:0px solid #0a6689;border-bottom:0px solid #0a6689;border-left:0px solid #0a6689;border-top-left-radius:0px;border-top-right-radius:0px;border-bottom-right-radius:0px;border-bottom-left-radius:0px;padding-top:20px;padding-right:20px;padding-bottom:20px;padding-left:20px;background:#ffffff;}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id_d89a24-fd > .kt-tabs-title-list li{margin-top:0px;margin-right:8px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id_d89a24-fd > .kt-tabs-title-list li:last-child{margin-right:0px;}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id_d89a24-fd > .kt-tabs-title-list li .kt-tab-title, .wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id_d89a24-fd > .kt-tabs-content-wrap > .kt-tabs-accordion-title .kt-tab-title{line-height:1.4em;font-weight:regular;font-style:normal;border-top-width:0px;border-right-width:0px;border-bottom-width:0px;border-left-width:0px;border-top-left-radius:4px;border-top-right-radius:4px;border-bottom-right-radius:0px;border-bottom-left-radius:0px;padding-top:8px;padding-right:20px;padding-bottom:8px;padding-left:20px;border-color:#eeeeee;color:#222222;background:#eeeeee;}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id_d89a24-fd > .kt-tabs-content-wrap > .kt-tabs-accordion-title .kt-tab-title{margin-top:0px;margin-right:8px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id_d89a24-fd > .kt-tabs-title-list li .kt-tab-title:hover, .wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id_d89a24-fd > .kt-tabs-content-wrap > .kt-tabs-accordion-title .kt-tab-title:hover{border-color:#eeeeee;color:#222222;background:#e2e2e2;}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id_d89a24-fd > .kt-tabs-title-list li.kt-tab-title-active .kt-tab-title, .wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id_d89a24-fd > .kt-tabs-content-wrap > .kt-tabs-accordion-title.kt-tab-title-active .kt-tab-title{border-color:#eeeeee;color:#ffffff;background:#0a6689;}@media all and (max-width: 1024px){.kt-tabs-id_d89a24-fd > .kt-tabs-content-wrap > .wp-block-kadence-tab{border-top:3px solid #0a6689;border-right:0px solid #0a6689;border-bottom:0px solid #0a6689;border-left:0px solid #0a6689;}}@media all and (max-width: 767px){.kt-tabs-id_d89a24-fd > .kt-tabs-content-wrap > .wp-block-kadence-tab{border-top:3px solid #0a6689;border-right:0px solid #0a6689;border-bottom:0px solid #0a6689;border-left:0px solid #0a6689;}}<\/style>\n<div class=\"wp-block-kadence-tabs alignnone\"><div class=\"kt-tabs-wrap kt-tabs-id_d89a24-fd kt-tabs-has-3-tabs kt-active-tab-1 kt-tabs-layout-tabs kt-tabs-tablet-layout-inherit kt-tabs-mobile-layout-inherit kt-tab-alignment-left \"><ul class=\"kt-tabs-title-list\"><li id=\"tab-silverhaze\" class=\"kt-title-item kt-title-item-1 kt-tabs-svg-show-always kt-tabs-icon-side-right kt-tab-title-active\"><a href=\"#tab-silverhaze\" data-tab=\"1\" class=\"kt-tab-title kt-tab-title-1 \"><span class=\"kt-title-text\">Silver Haze<\/span><\/a><\/li><li id=\"tab-poster\" class=\"kt-title-item kt-title-item-2 kt-tabs-svg-show-always kt-tabs-icon-side-right kt-tab-title-inactive\"><a href=\"#tab-poster\" data-tab=\"2\" class=\"kt-tab-title kt-tab-title-2 \"><span class=\"kt-title-text\">Poster<\/span><\/a><\/li><li id=\"tab-trailer\" class=\"kt-title-item kt-title-item-3 kt-tabs-svg-show-always kt-tabs-icon-side-right kt-tab-title-inactive\"><a href=\"#tab-trailer\" data-tab=\"3\" class=\"kt-tab-title kt-tab-title-3 \"><span class=\"kt-title-text\">Trailer<\/span><\/a><\/li><\/ul><div class=\"kt-tabs-content-wrap\">\n<div class=\"wp-block-kadence-tab kt-tab-inner-content kt-inner-tab-1 kt-inner-tab_2e69e6-c3\"><div class=\"kt-tab-inner-content-inner\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Silver Haze di Sacha Polak<\/strong> (Olanda, GB &#8211; 2023, 123 min)<br><strong>Interpreti<\/strong>: Vicky Knight, Esm\u00e9 Creed-Miles, Charlotte Knight, Archie Brigden, Angela Bruce<br><strong>Fotografia<\/strong>: Tibor Dingelstad<br><strong>Montaggio<\/strong>: Lot Rossmark<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-kadence-tab kt-tab-inner-content kt-inner-tab-2 kt-inner-tab_b50bb9-59\"><div class=\"kt-tab-inner-content-inner\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a  href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-content\/uploads\/silver-haze-poster.jpg\" data-rel=\"lightbox-gallery-0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-content\/uploads\/silver-haze-poster.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-67542\"\/><\/a><\/figure>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-kadence-tab kt-tab-inner-content kt-inner-tab-3 kt-inner-tab_5b59ab-3d\"><div class=\"kt-tab-inner-content-inner\">\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe title=\"SILVER HAZE by Sacha Polak (trailer)\" width=\"696\" height=\"392\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/yliZXGj_PWA?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; 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