{"id":69852,"date":"2025-05-17T16:00:00","date_gmt":"2025-05-17T15:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=69852"},"modified":"2026-01-15T17:57:27","modified_gmt":"2026-01-15T16:57:27","slug":"des-preuves-damour-di-alice-douard-recensione-cannes-78","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/covercinema\/des-preuves-damour-di-alice-douard-recensione-cannes-78.html","title":{"rendered":"Des preuves d&#8217;amour di Alice Douard: recensione, Cannes 78"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dai primi anni dieci, <strong>Alice Douard<\/strong> descrive il mondo femminile alla fine del percorso adolescenziale.<br>I suoi film brevi sono racconti formativi oltre che di formazione, perch\u00e9 attraversati da una libert\u00e0 positiva nella definizione di alcune identit\u00e0 alla ricerca del proprio centro.<br>Non \u00e8 diverso il suo primo lungometraggio anche se l\u2019et\u00e0 di riferimento \u00e8 quella adulta nel passaggio dalla dimensione di coppia alla responsabilit\u00e0 genitoriale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un tema che la regista francese aveva gi\u00e0 affrontato con <em>L\u2019attente<\/em>, cortometraggio del 2022 di cui <strong>Des preuves d&#8217;amour<\/strong> \u00e8 un\u2019estensione diretta.<br>Mentre il breve film precedente era costruito intorno alle dinamiche dell\u2019attesa di due donne sposate, osservate da vicino nello spazio ospedaliero intorno alla sala parto, questo indaga dettagliatamente tutto l\u2019iter sociale ed emozionale che precede e include la nascita di una bimba.<br>Ambientato poco dopo la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, acuisce lo sguardo sulla scelta della maternit\u00e0 da due prospettive opposte e convergenti per come possono verificarsi nell\u2019economia di una coppia lesbica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Senza affidarsi al valore didascalico della parola, Douard sceglie una drammaturgia viscerale capace di esaminare da vicino corpi e gesti, mentre elaborano l\u2019autenticit\u00e0 di un legame cos\u00ec forte.<br>Tra le due madri, quella che non ospita la nuova vita, deve attraversare uno stigma pervasivo, anche quando solo accennato, teso a determinare il valore della maternit\u00e0 dal sangue e dai fluidi della gestazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La similarit\u00e0 biologica si confronta con le differenze consapevoli di una scelta e soprattutto attraverso due diverse costruzioni del sentimento materno.<br>L\u2019attesa, movimento di sospensione narrativa intorno al quale girava <em>L\u2019attente<\/em>, viene qui riempita da un duplice processo di trasformazione, il cui obiettivo \u00e8 cercare un senso condiviso per colmare quel vuoto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Douard parte da qui, sin dal confronto con il sistema giuridico francese che obbliga C\u00e9line, la partner della madre biologica interpretata da <strong>Ella Rumpf<\/strong>, all\u2019adozione per il riconoscimento legale del figlio, e produce altre linee narrative, tra cui quella matrilineare.<br>La relazione di C\u00e9line con la madre pianista interpretata da <strong>No\u00e9mie Lvovsky<\/strong>, definisce un legame basato sull\u2019assenza e sulla prioritizzazione della professione, la cui forza si basa sulle forme di un\u2019intesa indicibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Douard le osserva nel loro scrutarsi, senza risolvere in una direzione o nell\u2019altra le loro differenze incolmabili.<br>Eppure riesce ad individuare, tra il solco dell\u2019appartenenza di sangue riflesso nelle performance pianistiche della madre e la presenza volontaria della figlia nella propria storia di maternit\u00e0, un territorio possibile fatto di insicurezze, inversioni di polarit\u00e0, scambio attivo, strenua resistenza agli stereotipi e vitale aderenza al senso profondo dei sentimenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il piglio \u00e8 quello di un Cinema che trova pi\u00f9 strade possibili, attraverso le potenzialit\u00e0 del dialogo come strumento impiegato per avvicinarsi progressivamente alla rivelazione di uno stato interiore.<br>La superficie della parola allora, spesso fuorviante o semplicemente oppositiva, rivela altro rispetto ai volti e alle azioni dei personaggi, mentre cercano di negoziare la propria solitaria individualit\u00e0 in un contesto sociale condiviso e pi\u00f9 aperto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Visione positiva e costruttiva quella di Douard, ma assolutamente mai consolatoria, proprio per la capacit\u00e0 di evidenziare l\u2019irriducibilit\u00e0 delle diverse identit\u00e0 personali in gioco.<br>Il tocco allora \u00e8 quello del racconto morale, ma con la leggerezza della commedia, senza che questa divori il film con l\u2019innesco situazionale, ma lasciando che il girare a vuoto, la sospensione, l\u2019attesa come sentimento del futuro si riveli nella potenzialit\u00e0 di un continuo at-tendere, nell&#8217;accezione latina di orientarsi verso qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allora, come scrivevo, mentre il corto precedente si limitava all\u2019incontro fortuito tra la madre non biologica e un futuro padre impaurito dal suo ruolo, qui il tempo si carica di maggiore intensit\u00e0, tra volti e sentimenti che si succedono e affollano il tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attendere mostra un\u2019oscillazione tra la paralisi di un percorso che potrebbe essere improvvisamente interrotto e la resistenza creativa a tutti gli ostacoli che si frappongono, da quelli burocratici fino all\u2019annichilimento psicologico. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il peso del tempo, proiettato indietro nella falda dei ricordi oppure tutto in avanti, nella prospettiva di un futuro condiviso \u00e8 quindi inscritto nel volto riflessivo e nei movimenti tormentati di Ella Rumpf; nel modo in cui No\u00e9mie Lvovsky gestisce lo spazio, tra forza istintiva e razionalit\u00e0 tecnica, spaesamento rispetto alla quotidianit\u00e0 e volont\u00e0 di controllo del proprio suono nel rapporto con la tastiera; nella fisicit\u00e0 di <strong>Monia Chokri<\/strong>, madre biologica nel film della Douard, capace di spezzare improvvisamente le convenzioni vivendo intensamente il presente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alice Douard \u00e8 autrice di talento, che gi\u00e0 aveva dimostrato le possibilit\u00e0 di una scrittura dinamicamente corale, ma allo stesso tempo aderente allo spazio vitale di tutti i personaggi in gioco, in alcuni bellissimi corti come <em>Extrasystole<\/em> e <em>Les Filles<\/em>. <strong>Des preuves d&#8217;amour<\/strong> conferma quelle sensazioni, nell\u2019estensione di un racconto che si apre a molteplici possibilit\u00e0, lasciando aperta pi\u00f9 di una porta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[<em>Materiali stampa e fotografici concessi da ufficio stampa The Pr Factory<\/em>]<\/p>\n\n\n<style>.kt-tabs-id69852_50ea7f-74 > .kt-tabs-content-wrap > .wp-block-kadence-tab{border-top:3px solid #0a6689;border-right:0px solid #0a6689;border-bottom:0px solid #0a6689;border-left:0px solid #0a6689;border-top-left-radius:0px;border-top-right-radius:0px;border-bottom-right-radius:0px;border-bottom-left-radius:0px;padding-top:var(--global-kb-spacing-sm, 1.5rem);padding-right:var(--global-kb-spacing-sm, 1.5rem);padding-bottom:var(--global-kb-spacing-sm, 1.5rem);padding-left:var(--global-kb-spacing-sm, 1.5rem);background:var(--global-palette9, #ffffff);}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id69852_50ea7f-74 > .kt-tabs-title-list li{margin-top:0px;margin-right:8px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id69852_50ea7f-74 > .kt-tabs-title-list li:last-child{margin-right:0px;}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id69852_50ea7f-74 > .kt-tabs-title-list li .kt-tab-title, .wp-block-kadence-tabs 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kt-tab-inner-content kt-inner-tab-1 kt-inner-tab849665-07\"><div class=\"kt-tab-inner-content-inner\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Des preuves d&#8217;amour di Alice Douard<\/strong> (Francia 2025 &#8211; 96 min)<br><strong>Interpreti<\/strong>: Ella Rumpf, F\u00e9lix Kysyl, Monia Chokri, Anne Le Ny, No\u00e9mie Lvovsky, \u00c9douard Sulpice, Eva Huault, Julien Gaspar-Oliveri <br><strong>Sceneggiatura<\/strong>: Alice Douard, Laurette Polmanss<br><strong>Fotografia<\/strong>: Jacques Girault<br><strong>Montaggio<\/strong>: Pierre Deschamps<br><\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-kadence-tab kt-tab-inner-content kt-inner-tab-2 kt-inner-tabd53a5c-1a\"><div class=\"kt-tab-inner-content-inner\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a  href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-content\/uploads\/Des-preuves-damour-poster.png\" data-rel=\"lightbox-gallery-0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img decoding=\"async\" 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Una biologica, l&#8217;altra potenzialmente adottiva, per le leggi che regolano la maternit\u00e0 delle coppie omosessuali sposate. Alice Douard, dopo una serie di bellissimi corti, approda al lungometraggio ed estende un precedente film breve intitolato &#8220;L&#8217;attente&#8221;. Des preuves d&#8217;amour, visto alla 64\/ma Semaine de la Critique a Cannes 78, \u00e8 racconto morale declinato con la leggerezza della commedia, ma anche un commovente cinema dell&#8217;at-tendere.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":69854,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[185,191],"tags":[],"class_list":["post-69852","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-covercinema","category-festivalcinema"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69852","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=69852"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69852\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":70501,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69852\/revisions\/70501"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/69854"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=69852"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=69852"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=69852"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}