{"id":71649,"date":"2026-07-08T15:01:10","date_gmt":"2026-07-08T14:01:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=71649"},"modified":"2026-07-08T15:03:41","modified_gmt":"2026-07-08T14:03:41","slug":"our-house-is-on-fire-di-alice-biletska-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/covercinema\/our-house-is-on-fire-di-alice-biletska-recensione.html","title":{"rendered":"Our House is on fire di Alice Biletska: recensione"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Alice Biletska<\/strong> \u00e8 una giovane regista ucraina, la prima del suo paese ad essersi diplomata all&#8217;American Film Institute.<br>Dopo una serie di corti presentati a partire dal 2015 in numerosi festival internazionali, dove l&#8217;analisi complessa della realt\u00e0 post-sovietica rimane al centro del suo universo creativo, fatto di impollinazioni e convergenze tra musica, cultura pop e osservazione sociale, approda al lungometraggio attraverso una coproduzione che ha coinvolto tra gli altri la Kinolime e il collettivo ucraino Tabor, gi\u00e0 alla produzione per lo splendido <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/covercinema\/militantropos-di-yelizaveta-smith-alina-gorlova-e-simon-mozgovyi-recensione-cannes-78.html\">Militantropos<\/a>. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Scritto insieme a Marysia Nikitiuk, di cui avevamo apprezzato <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/top-news\/when-the-trees-fall-koly-padayut-dereva-di-marysia-nikitiuk-berlinale-68-panorama-la-recensione.html\">When the trees fall<\/a>, <strong>Our house is on fire<\/strong> viene sviluppato dopo l&#8217;invasione russa su larga scala del 2022, proprio mentre Biletska si trovava a Los Angeles e il trauma della guerra si faceva sentire in modo bruciante in virt\u00f9 di una distanza insostenibile. <br>Girato successivamente e quasi interamente in Ucraina, sotto le bombe, gli attacchi aerei e il ronzio dei droni, vive solo parzialmente quella precariet\u00e0 e urgenza che ha caratterizzato la produzione cinematografica del paese durante gli ultimi quattro anni. <br>Per quanto la realt\u00e0 prema fortemente dai margini, insieme a <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/covercinema\/honeymoon-di-zhanna-ozirna-recensione.html\">Honeymoon<\/a> di Zhanna Ozirna, \u00e8 un rarissimo tentativo di drammatizzazione finzionale, fuori dal recinto pi\u00f9 esplicito del cinema documentario, pur condividendo, come \u00e8 ovvio, la stessa analisi del conflitto come frattura rispetto alle ritualit\u00e0 quotidiane. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dalle microstorie dei civili si opera quindi un passaggio ulteriore per costruire un racconto corale sulle speranze spezzate delle nuove generazioni, dove il quotidiano viene descritto attraverso una frizione drammatica pi\u00f9 intensa e contratta, rispetto a quella dilatazione e reiterazione del gesto che il cinema del reale consente, quando va a caccia di dettagli rivelatori. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sofia torna a Kyiv in un&#8217;atmosfera di festa. Il matrimonio del fratello spalanca nuovamente le porte di casa e con una gestione ipercinetica dello spazio, descrive relazioni e sentimenti che tengono insieme questo microcosmo famigliare. La relazione con Max, interrotta a suo tempo per i sogni professionali della giovane donna, si innesca nuovamente su presupposti non dissimili, legati alla necessit\u00e0 di staccarsi dalla madrepatria per trovare nuove strade. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un tema squisitamente diasporico, che lungo il corso del film sar\u00e0 declinato con quel senso di spossessamento che da una parte all&#8217;altra del mondo, descrive per sottrazione il radicamento indicibile con la propria terra; un sentimento ben descritto anche dalla scrittrice e traduttrice Yaryna Grusha ne &#8220;L&#8217;album Blu&#8221;, suo primo romanzo pubblicato da Bompiani, che dalla generazione Chornobyl compie un&#8217;ampia ricognizione storica e formativa di quella generazione ucraina che ha attraversato le due rivoluzioni pi\u00f9 recenti fino all&#8217;evoluzione della guerra a bassa intensit\u00e0 del 2014, nell&#8217;invasione russa del 2022. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Biletska, nel descrivere un personaggio innervato di musicalit\u00e0 febbrile, fa lo stesso con il suo film, scegliendo alcune ibridazioni che con una certa disinvoltura contaminano lo spazio del video musicale con quello drammaturgico, tanto da scegliere vere e proprie soluzioni di confine tra un genere e l&#8217;altro, con una forte attenzione alla dimensione cromatica e simbolica, quasi fosse una rilettura del Cin\u00e9ma du look francese a cavallo tra gli anni ottanta e gli anni novanta. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sceglie quindi la dimensione del sogno come cesura tra il prima e il dopo, attraverso una sequenza ambientata in discoteca, dove Sofia e Max vedono improvvisamente un&#8217;altra realt\u00e0 in seguito all&#8217;assunzione di una droga sintetica. <br>Tutto il film, da questo momento in poi, potrebbe essere il sogno oppure l&#8217;incubo aumentato di Sofia, sospesa tra l&#8217;incredulit\u00e0 dell&#8217;improvvisa invasione e il desiderio di tornare negli Stati Uniti, progressivamente cancellato da un radicamento militante necessario. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Biletska aggiunge una delle ormai numerose prospettive femminili che provengono dall&#8217;ecosistema bellico ucraino, confermando la necessit\u00e0 di uno sguardo asimmetrico sul conflitto, che pur non mettendo mai in discussione la necessit\u00e0 di armarsi e di allestire una difesa costante, si interroga costantemente sulla mutazione di una societ\u00e0 costretta a scegliere la via della militarizzazione. <br>Il ritorno di Max dal fronte \u00e8 sequenza esemplare in tal senso, perch\u00e9 sintetizza in quel residuo di umanit\u00e0, il fardello di un dispositivo che corrompe l&#8217;anima e modifica le relazioni. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;occhio della regista entra nelle stazioni della metropolitana adibite a rifugi, nel quotidiano interrotto degli individui, negli ospedali, per inseguire senza requie il movimento di Sofia in uno spazio attraversato da forte instabilit\u00e0. <br>Su questa morfologia negativa del divenire, innesta un sentimento costruttivo che influenza lo stesso linguaggio del film, nel continuo ri-assestarsi di toni e generi. Ecco che la citt\u00e0 stessa, sfaldata, sgretolata e continuamente a rischio, diventa diretta emanazione dei sentimenti della donna, nella rimessa in scena di un vissuto direttamente sulla soglia tra fuori campo e irruzione, caratterizzato dalla precariet\u00e0 di qualsiasi set ucraino che venga allestito nel cuore vivo della comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Biletska sceglie quindi di investire emotivamente in un racconto di finzione, per dimostrare che un&#8217;industria in seria difficolt\u00e0, ma con numerosi talenti da impiegare, ha bisogno di un sostegno economico transnazionale per raccontare storie che provino a resistere alla stessa narrazione bellica, mostrandone quindi tutte le caratteristiche, le contraddizioni e le necessit\u00e0, mentre un&#8217;intera comunit\u00e0 resiste ostinatamente. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[<em>Immagine dell&#8217;articolo, elaborazione digitale di Michele Faggi<\/em>]<\/p>\n\n\n<style>.kt-tabs-id71649_19d4b0-75 > .kt-tabs-content-wrap > .wp-block-kadence-tab{border-top:3px solid #0a6689;border-right:0px solid #0a6689;border-bottom:0px solid #0a6689;border-left:0px solid #0a6689;border-top-left-radius:0px;border-top-right-radius:0px;border-bottom-right-radius:0px;border-bottom-left-radius:0px;padding-top:var(--global-kb-spacing-sm, 1.5rem);padding-right:var(--global-kb-spacing-sm, 1.5rem);padding-bottom:var(--global-kb-spacing-sm, 1.5rem);padding-left:var(--global-kb-spacing-sm, 1.5rem);background:var(--global-palette9, #ffffff);}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id71649_19d4b0-75 > .kt-tabs-title-list li{margin-top:0px;margin-right:8px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id71649_19d4b0-75 > .kt-tabs-title-list li:last-child{margin-right:0px;}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id71649_19d4b0-75 > .kt-tabs-title-list li .kt-tab-title, .wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id71649_19d4b0-75 > .kt-tabs-content-wrap > .kt-tabs-accordion-title .kt-tab-title{line-height:1.4em;font-weight:regular;font-style:normal;border-top-width:0px;border-right-width:0px;border-bottom-width:0px;border-left-width:0px;border-top-left-radius:4px;border-top-right-radius:4px;border-bottom-right-radius:0px;border-bottom-left-radius:0px;padding-top:8px;padding-right:20px;padding-bottom:8px;padding-left:20px;border-color:var(--global-palette7, #eeeeee);color:var(--global-palette4, #2D3748);background:var(--global-palette7, #eeeeee);}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id71649_19d4b0-75 > .kt-tabs-content-wrap > .kt-tabs-accordion-title .kt-tab-title{margin-top:0px;margin-right:8px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id71649_19d4b0-75 > .kt-tabs-title-list li .kt-tab-title:hover, .wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id71649_19d4b0-75 > .kt-tabs-content-wrap > .kt-tabs-accordion-title .kt-tab-title:hover{border-color:var(--global-palette7, #eeeeee);color:var(--global-palette3, #1A202C);background:var(--global-palette8, #F7FAFC);}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id71649_19d4b0-75 > .kt-tabs-title-list li.kt-tab-title-active .kt-tab-title, .wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id71649_19d4b0-75 > .kt-tabs-content-wrap > .kt-tabs-accordion-title.kt-tab-title-active .kt-tab-title{border-color:var(--global-palette7, #eeeeee);color:#ffffff;background:#0a6689;}@media all and (max-width: 1024px){.kt-tabs-id71649_19d4b0-75 > .kt-tabs-content-wrap > .wp-block-kadence-tab{border-top:3px solid #0a6689;border-right:0px solid #0a6689;border-bottom:0px solid #0a6689;border-left:0px solid #0a6689;}}@media all and (max-width: 767px){.kt-tabs-id71649_19d4b0-75 > .kt-tabs-content-wrap > .wp-block-kadence-tab{border-top:3px solid #0a6689;border-right:0px solid #0a6689;border-bottom:0px solid #0a6689;border-left:0px solid #0a6689;}}<\/style>\n<div class=\"wp-block-kadence-tabs alignnone\"><div class=\"kt-tabs-wrap kt-tabs-id71649_19d4b0-75 kt-tabs-has-1-tabs kt-active-tab-1 kt-tabs-layout-tabs kt-tabs-tablet-layout-inherit kt-tabs-mobile-layout-inherit kt-tab-alignment-left \"><ul class=\"kt-tabs-title-list\"><li id=\"tab-ourhouseinonfire\" class=\"kt-title-item kt-title-item-1 kt-tabs-svg-show-always kt-tabs-icon-side-right kt-tab-title-active\"><a href=\"#tab-ourhouseinonfire\" data-tab=\"1\" class=\"kt-tab-title kt-tab-title-1 \"><span class=\"kt-title-text\">Our house in on fire<\/span><\/a><\/li><\/ul><div class=\"kt-tabs-content-wrap\">\n<div class=\"wp-block-kadence-tab kt-tab-inner-content kt-inner-tab-1 kt-inner-tab71649_8d31f2-58\"><div class=\"kt-tab-inner-content-inner\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Our house is on fire di Alice Biletska<\/strong> ( \u041d\u0430\u0448 \u0434\u0456\u043c \u0443 \u0432\u043e\u0433\u043d\u0456, Ucraina &#8211; 2025, 94 min)<br><strong>Sceneggiatura<\/strong>: Alice Biletska, Brian Perkins, Marysia Nikitiuk<br><strong>Interpreti<\/strong>: Valivots Liubomyr, Anastasiya Pustovit, Alexandra Soroka, Galina Korneevs, Vladyslav Mychalchuk, Nadiya Levchenko, Darya Legeyda, Hannusya Yarmolenko, Natalya Dolya, Oleg Vlasov, Rob Feldman, Daniil Sushko<br><strong>Fotografia<\/strong>: Denis Lushchik<br><strong>Montaggio<\/strong>: Simon Mozgovyi<br><\/p>\n<\/div><\/div>\n<\/div><\/div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Our House is on fire, primo lungometraggio della regista ucraina Alice Biletska \u00e8 anche uno dei rarissimi esempi &#8220;finzionali&#8221; nel cinema del paese prodotto negli ultimi quattro anni. Precariet\u00e0 dei set, dei finanziamenti, dello spazio filmabile stesso, che influenza il linguaggio stesso del film, sospeso in modo non lineare tra sogno, desiderio e irruzione brutale della realt\u00e0. La recensione<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":71657,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[523951,185],"tags":[],"class_list":["post-71649","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-cinema-ucraino","category-covercinema"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/71649","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=71649"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/71649\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":71662,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/71649\/revisions\/71662"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/71657"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=71649"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=71649"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=71649"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}