{"id":72075,"date":"2026-09-15T20:37:48","date_gmt":"2026-09-15T19:37:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=72075"},"modified":"2026-09-15T20:56:18","modified_gmt":"2026-09-15T19:56:18","slug":"what-belongs-to-others-cudze-rzeczy-di-grzegorz-debowski-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/mensile\/settembre-2026\/what-belongs-to-others-cudze-rzeczy-di-grzegorz-debowski-recensione.html","title":{"rendered":"What Belongs to others (Cudze rzeczy) di Grzegorz D\u0119bowski: recensione"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La formazione alla prestigiosa \u0141\u00f3d\u017a Film School e un apprendistato sul set con Pawe\u0142 Pawlikowski e Martha Coolidge conducono <strong>Grzegorz D\u0119bowski <\/strong>verso una particolare declinazione del cinema del reale, dispositivo che riesce a maneggiare con sensibilit\u00e0 poetica, per aprire ben altre prospettive rispetto a quelle opere sin troppo assorbite da specifiche contestualizzazioni sociali.<br>Gi\u00e0 da <em>Tyle co nic<\/em>, il primo lungometraggio del regista polacco, distribuito internazionalmente con il titolo di <em>Next to nothing<\/em>, c&#8217;era una riflessione sulla persistenza della morte, come motore capace di ridefinire rapporti e relazioni. Aspetto che attraversa anche il nuovo <em><strong>Cudze rzeczy<\/strong><\/em>, mettendo al centro la radicale trasformazione di un individuo e del suo sistema valoriale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Torna quindi a lavorare con il solito nucleo di collaboratori, inclusa l&#8217;attrice <strong>Monika Kwiatkowska<\/strong>, qui protagonista nella parte di Kasia.<br>Insieme al compagno vive di espedienti in una Varsavia difficile e ostile, allestendo furti senza scasso nei grandi condomini della citt\u00e0 e rivendendo gli oggetti sottratti ad un rigattiere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre devono risolvere i pagamenti insoluti per l&#8217;affitto, il compagno esercita una pressione violenta e intimidatoria nei confronti della donna fino a quando non sar\u00e0 arrestato per un piccolo furto in un supermercato.<br>Kasia, ormai senza fissa dimora, cercher\u00e0 rifugio in una casa precedentemente svaligiata, da dove era fuggita per un dettaglio sconvolgente escluso dalla prospettiva dello spettatore. Mentre convive con qualcosa di terribile che ancora non conosciamo, D\u0119bowski insiste sull&#8217;alienazione del soggetto rispetto all&#8217;accumulo di oggetti con una loro storia, nel progressivo tentativo di assorbimento dei secondi nell&#8217;orbita di una nuova struttura finzionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo aver evitato di oltrepassare la soglia che aveva generato un&#8217;improvvisa reazione di rifiuto, Kasia decide di entrare nella stanza chiusa e rivelarci il corpo di un uomo impiccato, climax ritardato ed espanso attraverso una serie di segnali frequentativi: le mosche sulla grande vetrata che guarda verso il terrazzo, il rifiuto della donna di entrare in contatto con alcuni elementi della casa, tra cui il letto disfatto dove il defunto aveva precedentemente dormito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quasi fosse un&#8217;epifania negativa e del tutto inedita, la reazione emotiva risulter\u00e0 violenta e incontrollabile. Questo consentir\u00e0 alla donna di chiedere aiuto ai vicini pi\u00f9 prossimi, tanto da cominciare a costruire una rete di relazioni completamente inventate, ma che diventeranno la chiave per una nuova verit\u00e0 interiore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attraverso il meccanismo della detection che caratterizzava il precedente film di D\u0119bowski, cercher\u00e0 di ricostruire tutte le connessioni necessarie per rintracciare la famiglia dell&#8217;uomo e inserirsi nella sua vita come nuova forma di riconoscimento sociale ed affettivo.<br>La tensione criminogena si sfalda per lasciare spazio ad un dispositivo epistemologico dove l&#8217;oggetto di indagine \u00e8 una storia piena di vuoti e fratture da colmare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le cose degli altri che Kasia era abituata a rubare cessano di avere un valore di scambio e rilanciano, a partire dal grado zero della morte, la possibilit\u00e0 di ristabilire connessioni altrimenti recise per sempre da un gesto cos\u00ec radicale.<br>Al denaro raccolto dai cassetti, i gioielli presi a manciate, i piccoli effetti personali infilati in una sacca, si sostituisce una costellazione affettiva dal valore curativo per tutta la piccola comunit\u00e0 coinvolta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Amante possibile del defunto Piotr, Kasia si rivela alla madre dell&#8217;uomo, la cui mente \u00e8 posseduta dall&#8217;oblio della demenza, si confronta con una sorella ormai rimasta sola ed infine un&#8217;ex moglie che si \u00e8 ormai ricostruita una vita.<br>L&#8217;impostura allestita dalla donna, consente a queste persone di ricostruire connessioni altrimenti dimenticate, agisce positivamente su di loro e contribuisce a rivelare un&#8217;immagine di Piotr che era ormai distante.<br>Solo Kasia e lo spettatore comprendono che l&#8217;innamoramento della donna rappresenta le fasi di emancipazione da un processo auto-allucinatorio, messo in scena nello spazio di una vita mai stata. La falsificazione mitopoietica del passato, rende allora possibile un futuro diverso per la donna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 fortemente chiasmatica la definizione di memoria che emerge dalla relazione tra Kasia e la madre di Piotr. Questa si \u00e8 lasciata alle spalle ogni forma dell&#8217;esperienza passata, mentre la prima pu\u00f2 costruire quella dimensione mnestica che non ha mai vissuto, circolando come un rabdomante fra manifestazioni residue, in una dimensione affettiva aliena, e quindi per assorbire e restituire energie che consentano l&#8217;elaborazione del lutto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel raccogliere e collezionare tracce per la costruzione di una storia vicaria fatta di nomi, oggetti, racconti trapelati, luoghi e resti di relazioni familiari, Kasia diventa custode di tutte le illusioni che afferiscono alla definizione del ricordo. Occupando lo spazio dell&#8217;assenza, compie un atto di falsificazione che rivela pi\u00f9 verit\u00e0 di quelle contenute nel perimetro della realt\u00e0.<br>D\u0119bowski costruisce una formidabile intersezione di falsi movimenti, assegnando al ritmo del thriller la ricerca di se stessi e mostrando la fragile membrana dei ruoli entro i confini della cornice sociale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se agli occhi della sorella sono sufficienti i gesti, le emozioni e la scarsa loquacit\u00e0 di Kasia per stabilire un contatto emotivo, tutta la burocrazia che la donna cerca di truccare, perde improvvisamente di valore di fronte al calore di una piccola comunit\u00e0 disgregata e nuovamente possibile intorno ad un fantasma.<br><br>Il divenire di Kasia \u00e8 allora il processo della prova attoriale stessa, la parte che ha deciso di interpretare fino ad esprimere fede assoluta nel ruolo. Quel processo di svuotamento che era la prassi del furto, viene convertito in un movimento capace di riparare le fratture e i vuoti del tempo. D\u0119bowski sembra suggerire che gli oggetti si offrano attraverso prospettive parziali, capaci di prendere vita nel rapporto situato e corporeo con essi.<br><br>Lo stesso vedere cinematografico, atto finito, pu\u00f2 significare contemporaneamente apparenza e sottrazione.<br>Il film non ci fornisce immediatamente il soggetto vacante, ma insiste sul comportamento percettivo di Kasia davanti agli oggetti collaterali al tragico evento.<br><br>Conosciamo dapprima la repulsione e l&#8217;interdizione della soglia, le mosche sul vetro, il rifiuto, il letto disfatto ed altri oggetti derealizzati. Piotr \u00e8 quindi prima ancora effetto di una presenza, e rimane tale anche quando il corpo, inquadrato nello spazio periferico della visione, diventa visibile. Ed \u00e8 interessante il fatto che le sue tracce non costituiscano mai completamente l&#8217;identit\u00e0 di un personaggio, con l&#8217;invisibile continuamente inferito dal visibile.<br><br>Chi \u00e8 allora quell&#8217;uomo, se non l&#8217;impossibilit\u00e0 stessa di individuare un punto percettivo simultaneo, tra oblio ed epifania, ricordo ed altre sedimentazioni?<br><br>La stessa Kasia, una volta occupato lo spazio vacante di un ruolo desiderato, restituir\u00e0 alcuni oggetti rubati all&#8217;anziana signora che vive accanto all&#8217;appartamento di Piotr, quasi per ricollocare alcuni ricordi per lei inservibili, nella loro cornice di appartenenza.<br><br>Detection allora, ma come fenomenologia dell&#8217;altro, dove la costellazione incompleta di tracce \u00e8 l&#8217;unica verit\u00e0 percorribile.<br>Ci\u00f2 che allora Kasia organizza \u00e8 quell&#8217;atto che lo spettatore compie usualmente, attribuendo continuit\u00e0 e percorsi identitari a partire da frammenti sensibili organizzati nel tempo.<br><br>Nella splendida danza tra la donna e la madre di Piotr, c&#8217;\u00e8 tutto l&#8217;abbandono al flusso del tempo, nella capacit\u00e0 di lasciarsi tutto alle spalle e definire il futuro e l&#8217;immagine cinematografica stessa, come luoghi fuori quadro e fuori schermo. Frammenti da ricombinare oltre la sala.<br><br>[Immagine dell&#8217;articolo elaborata da Michele Faggi con strumenti AI generativi e riferimenti\/innesti fotografici originali realizzati da Michele Faggi \u00a9 indie-eye 2026 ]<br><\/p>\n\n\n<style>.kt-tabs-id72075_0c1a1a-2d > .kt-tabs-content-wrap > .wp-block-kadence-tab{border-top:3px solid #0a6689;border-right:0px solid #0a6689;border-bottom:0px solid #0a6689;border-left:0px solid #0a6689;border-top-left-radius:0px;border-top-right-radius:0px;border-bottom-right-radius:0px;border-bottom-left-radius:0px;padding-top:var(--global-kb-spacing-sm, 1.5rem);padding-right:var(--global-kb-spacing-sm, 1.5rem);padding-bottom:var(--global-kb-spacing-sm, 1.5rem);padding-left:var(--global-kb-spacing-sm, 1.5rem);background:var(--global-palette9, #ffffff);}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id72075_0c1a1a-2d > .kt-tabs-title-list li{margin-top:0px;margin-right:8px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id72075_0c1a1a-2d > .kt-tabs-title-list li:last-child{margin-right:0px;}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id72075_0c1a1a-2d > .kt-tabs-title-list li .kt-tab-title, .wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id72075_0c1a1a-2d > .kt-tabs-content-wrap > .kt-tabs-accordion-title .kt-tab-title{line-height:1.4em;font-weight:regular;font-style:normal;border-top-width:0px;border-right-width:0px;border-bottom-width:0px;border-left-width:0px;border-top-left-radius:4px;border-top-right-radius:4px;border-bottom-right-radius:0px;border-bottom-left-radius:0px;padding-top:8px;padding-right:20px;padding-bottom:8px;padding-left:20px;border-color:var(--global-palette7, #eeeeee);color:var(--global-palette4, #2D3748);background:var(--global-palette7, #eeeeee);}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id72075_0c1a1a-2d > .kt-tabs-content-wrap > .kt-tabs-accordion-title .kt-tab-title{margin-top:0px;margin-right:8px;margin-bottom:0px;margin-left:0px;}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id72075_0c1a1a-2d > .kt-tabs-title-list li .kt-tab-title:hover, .wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id72075_0c1a1a-2d > .kt-tabs-content-wrap > .kt-tabs-accordion-title .kt-tab-title:hover{border-color:var(--global-palette7, #eeeeee);color:var(--global-palette3, #1A202C);background:var(--global-palette8, #F7FAFC);}.wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id72075_0c1a1a-2d > .kt-tabs-title-list li.kt-tab-title-active .kt-tab-title, .wp-block-kadence-tabs .kt-tabs-id72075_0c1a1a-2d > .kt-tabs-content-wrap > .kt-tabs-accordion-title.kt-tab-title-active .kt-tab-title{border-color:var(--global-palette7, #eeeeee);color:#ffffff;background:#0a6689;}@media all and (max-width: 1024px){.kt-tabs-id72075_0c1a1a-2d > .kt-tabs-content-wrap > .wp-block-kadence-tab{border-top:3px solid #0a6689;border-right:0px solid #0a6689;border-bottom:0px solid #0a6689;border-left:0px solid #0a6689;}}@media all and (max-width: 767px){.kt-tabs-id72075_0c1a1a-2d > .kt-tabs-content-wrap > .wp-block-kadence-tab{border-top:3px solid #0a6689;border-right:0px solid #0a6689;border-bottom:0px solid #0a6689;border-left:0px solid #0a6689;}}<\/style>\n<div class=\"wp-block-kadence-tabs alignnone\"><div class=\"kt-tabs-wrap kt-tabs-id72075_0c1a1a-2d kt-tabs-has-1-tabs kt-active-tab-1 kt-tabs-layout-tabs kt-tabs-tablet-layout-inherit kt-tabs-mobile-layout-inherit kt-tab-alignment-left \"><ul class=\"kt-tabs-title-list\"><li id=\"tab-whatbelongstoothers\" class=\"kt-title-item kt-title-item-1 kt-tabs-svg-show-always kt-tabs-icon-side-right kt-tab-title-active\"><a href=\"#tab-whatbelongstoothers\" data-tab=\"1\" class=\"kt-tab-title kt-tab-title-1 \"><span class=\"kt-title-text\">What Belongs to others<\/span><\/a><\/li><\/ul><div class=\"kt-tabs-content-wrap\">\n<div class=\"wp-block-kadence-tab kt-tab-inner-content kt-inner-tab-1 kt-inner-tab72075_121d10-27\"><div class=\"kt-tab-inner-content-inner\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>What Belongs to Others di Grzegorz D\u0119bowski<\/strong> (Cudze rzeczy &#8211; Polonia 2026 &#8211; 105 min)<br><strong>Interpreti<\/strong>: Monika Sabina Kwiatkowska, Robert Mania, Ewa Paj\u0105k, Martyna Rozwadowska, Aleksandra Kolan, Jadwiga Grygierczyk, <strong>Sceneggiatura<\/strong>:Grzegorz D\u0119bowski<br><strong>Fotografia<\/strong>: Stanis\u0142aw Horodecki<br><strong>Montaggio<\/strong>: Anna Garncarczyk<br><strong>Musica<\/strong>: Piotr Kurek<\/p>\n<\/div><\/div>\n<\/div><\/div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel raccogliere e collezionare tracce per la costruzione di una storia vicaria fatta di nomi, oggetti, racconti trapelati, luoghi e resti di relazioni familiari, Kasia diventa custode di tutte le illusioni che afferiscono alla definizione del ricordo. 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Sullo splendido film di Grzegorz D\u0119bowski, visto a Venezia 2026<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":72087,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"wpai_generated_summary":"","wpai_meta_description":"","footnotes":""},"categories":[185,525725],"tags":[],"class_list":["post-72075","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-covercinema","category-settembre-2026"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/72075","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=72075"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/72075\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":72092,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/72075\/revisions\/72092"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media\/72087"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=72075"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=72075"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=72075"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}