{"id":7576,"date":"2011-06-08T22:00:34","date_gmt":"2011-06-08T20:00:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/?p=7576"},"modified":"2014-04-28T18:18:19","modified_gmt":"2014-04-28T16:18:19","slug":"corpo-celeste-di-alice-rohrwacher-italia-2011","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/corpo-celeste-di-alice-rohrwacher-italia-2011.html","title":{"rendered":"Corpo Celeste di Alice Rohrwacher (Italia, 2011)"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019 da parecchio tempo che non si vede un esordio come quello di <strong>Alice Rohrwacher<\/strong>. Con <strong>Corpo Celeste<\/strong> la giovane regista d\u00e0 vita ad un\u2019opera di complessit\u00e0 straordinaria che spazia dalla solitudine dell\u2019infanzia al perverso mutamento antropologico della penisola, per poi congiungersi al tema dei temi ovvero la perdita del sacro nella societ\u00e0 moderna. Dopo aver vissuto per ben dieci anni in Svizzera, la tredicenne Marta torna a stabilirsi presso le desolate borgate calabresi insieme alla madre ed alla sorella. Prossima ormai al\u00a0 sacramento della cresima, viene da subito coinvolta dalle istituzioni religiose del luogo che la preparano al rito attraverso una girandola di grottesche attivit\u00e0 catechistiche figlie dei format televisivi. A casa non va granch\u00e9 meglio: a parte alcuni momenti di tenerezza con la madre, a farla da padrone \u00e8 l\u2019isteria della sorella.<em> <\/em>Per Jung il cattivo gusto delle facciate delle chiese moderne era l\u2019esempio lampante del degrado del senso del sacro nella contemporaneit\u00e0; analogamente la Rohrwacher ci porta in un\u2019Italia dove le tradizioni religiose arcaiche con le loro pratiche idolatriche sono ormai totalmente deviate dai modelli del consumismo. Questo triste scenario culturale \u00e8 filtrato dallo sguardo \u201cincontaminato \u201c della piccola protagonista; una scelta registica che permette di evitare ogni discorso retorico, presentando i fatti in modo puro e semplice, senza pregiudizio alcuno. Silente osservatrice del suo ambiente sociale, Marta \u00e8 emblema della dimensione del \u201csentire,\u00a0 non essendo ancora in grado di elaborare razionalmente tutti gli accadimenti. Nella sua ansia di crescere \u2013 si pensi a quando ruba e poi indossa il reggiseno della sorella diciottenne \u2013 \u00e8 contenuto anche il germe di una \u00a0genuina ricerca del sacro, fatta di interrogativi tanto semplici quanto incommensurabili, di cura per i simboli come un Christus\u00a0patiens<strong> <\/strong>impolverato, di sguardi in una stanza per vedere se c\u2019\u00e8 Dio nascosto in qualche angolo. Non la convincono le balorde strategie commerciali di Don Mario e della catechista, che per raccattare fedeli, propongono una \u201creligiosit\u00e0\u201d a base di canzonette demenziali\u00a0 \u2013 su tutte<em>: <\/em>\u201c<em>Mi sintonizzo con Dio \/ \u00e8 la frequenza giusta \/ mi sintonizzo proprio io \/ e lo faccio apposta \/ voglio scegliere Ges\u00f9 \/ voglio scegliere Ges\u00f9<\/em> \u2013 inguardabili crocifissi al neon e lezioni ispirate ai telequiz.\u00a0Ecco allora che un aneddoto sulla \u201cfollia\u201d del Cristo, raccontato da un burbero prete nei pressi di una chiesetta diroccata, diventa l\u2019immagine speculare alla condizione di estraneit\u00e0 di Marta, rispetto al mondo culturale che la circonda. A precedere questa scoperta: la prima mestruazione della ragazzina. Forse anche la crescita \u00e8 una Passione, dopotutto. Oltre a questo, la regista sembra dirci che \u00e8 Cristo stesso a \u201cfuggire\u201d dai tutori del culto, come ben dimostra la splendida sequenza in cui il crocifisso cade in mare \u2013 quasi volesse purificarsi dallo schifo \u00a0che lo attornia &#8211; mentre Don Mario &#8211; in apprensione per le telefonate dei politici per i quali raccoglie voti &#8211; lo sta trasportando in citt\u00e0. La cerimonia cresimale difatti avr\u00e0 come protagonista assoluto proprio quello spazio vuoto\u00a0 sopra l\u2019altare: un\u2019assenza piuttosto eloquente. Nonostante l\u2019itinerario tematico di Corpo Celeste sia molto articolato, la Rohrwacher non perde mai di vista il quadro generale e riesce ad andare al cuore di ogni situazione narrata, insinuandosi tra le pieghe pi\u00f9 dolorose, con una sensibilit\u00e0 da scorticata che non pu\u00f2 che stupire ed infine commuovere lo spettatore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 da parecchio tempo che non si vede un esordio come quello di Alice Rohrwacher. 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