Videoclip: il suono del silenzio

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Germaine Dulac realizza Disque 957 lo stesso anno di “La coquille et le clergyman” ovvero nel 1928, come parte di una trilogia. Prendendo spunto da due preludi di Chopin, il 5 e il 6,  porta avanti quella ricerca tra suono, immagine ritmo e variazione che contraddistingue un cinema dalla qualità eminentemente retinica. Il concetto che interessa a Dulac è quello di “Sinfonia visiva” dove il cinema “puro” risulta costituito da elementi ritmici e dal movimento, esattamente come una partitura sinfonica.

Étude cinégraphique sur une arabesque (1929, Germaine Dulac)

Il suono si delinea quindi attraverso la visione e l’utilizzo di sovrimpressioni, ripetizioni, immagini frequentative di motivi simili. Per descrivere il cinema di questi anni Stan Brakhage parlerà della capacità di produrre rumori e suoni sul piano visivo.
Nel 1967 Mike Nichols realizza “Il Laureato” insieme al montatore che lo accompagnerà per tutta la sua filmografia, Sam O’Steen. Nel film è presente una sequenza legata in modo indissolubile a due brani di Simon & Garfunkel “The sound of silence” e “April come she will” dove, in senso opposto e complementare ai film della Dulac, la presenza centrale della musica è in grado di generare immagini e di instaurare un dialogo complesso non solo con esse ma anche con i suoni diegetici, ovvero la voce e i rumori la cui fonte sia in qualche modo identificabile, perché all’interno dell’inquadratura, oppure non direttamente identificabile perché al di fuori della stessa.

Mike Nichols – Sam O’Steen – The Graduate (“The sound of Silence” – “April came she will”)

Nella sequenza de “Il Laureato” molti di questi livelli sembrano fondersi e seguire un percorso ondivago, allusivo, dove gli elementi in campo sono la musica di Simon & Garfunkel, i testi di Paul Simon, l’immaginario di Nichols, il montaggio di Sam O’Steen e dove talvolta uno solo di questi livelli (per esempio il testo) sembra anticipare l’immagine.

C’è quindi un significato narrativo che si compie con la fusione dei due elementi ma che allo stesso tempo prende una strada più ritmica e visionaria giocando con il contrasto di luce e ombra, in una direzione che anticipa alcune strategie del videoclip “moderno” nella fase di maggiore codificazione. Proprio grazie alla musica stessa e alla sua relazione dialettica e contrastante con gli altri suoni, la musica sembra sostituirsi ai rumori diegetici ridotti al minimo, sospesi come in un sogno, quasi per consentirci di percepire il peso, o meglio, il suono del silenzio.

Michele Faggi
Michele Faggihttps://www.indie-eye.it/recensore
Michele Faggi è il fondatore di Indie-eye. Videomaker e Giornalista regolarmente iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana, è anche un critico cinematografico. Esperto di Storia del Videoclip, si è occupato e si occupa di Podcast sin dagli albori del formato. Scrive anche di musica e colonne sonore. Si è occupato per 20 anni di formazione. Ha pubblicato volumi su cinema e nuovi media.

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