Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

“La Liverpool di Francia”. Così viene soprannominata Clermont-Ferrand, cittadina nel cuore dell’Auvergne, in virtù della brulicante attività concertistica che la contraddistingue. Della scena musicale il festival Europavox è senza dubbio l’espressione più completa e di grande risonanza; "l'unité dans la diversité", questo il motto programmatico di un progetto partecipativo, che oltre ai grandi nomi, si lega allo scouting di nuovi artisti e non solo. Giuseppe Zevolli era in loco per indie-eye come unico rappresentante della stampa Italiana insieme a due inviati di Freequency, questo è il reportage completo della manifestazione, tra racconto e fotografie... 

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Europavox – Day three

Nel tardo pomeriggio del terzo giorno intercetto qualche nota di malcontento: troppi singer-songwriter. E la proposta del festival ripartita tra i vari palchi sembra confermare il trend. Tuttavia il pubblico, me incluso, risponde con generale entusiasmo, anche quando per la prima volta nei tre giorni è richiesta una trance effettivamente più contemplativa. Apre le danze il norvegese Bernhoft, chitarra e looper, una bella voce calda che rispolvera il soul anni 70. Peccato i pezzi si somiglino un po’ tutti e la sua presenza un po’ plasticona non aiuti più di tanto il suo set monocorde.

Con un bel tramonto sottratto alla pioggia sullo sfondo, il Palais des Glaces ospita Sweet Sweet Moon, progetto di Mathias Frey, che ho incontrato nel pomeriggio e sono curioso di vedere in azione. Il ragazzo di Vienna prende posto tra i pedals e sfodera il suo violino fiammante, mentre una manciata di persone siede ai bordi della sala, lontana dal palco, quasi circospetta. Dal secondo brano pian piano tutti si avvicinano incuriositi, mentre lo scheletrico Mathias cesella i suoi brani orchestrali lavorando di loop e distorsioni. Il violino diventa elettrico e assordante per poi tornare nella sua veste più minimale e classica tra un pezzo e l’altro. L’auto-sampling, tecnica sempre più in voga tra i virtuosi solitari e ormai conosciutissima tra il pubblico, ha qualcosa di magico ogni volta e noto un brulichio di passaparola che in breve riempie la sala e guadagna a Sweet Sweet Moon applausi scroscianti. La vera scommessa è la voce: a volte davvero troppo rauca e incontrollata, altre piacevolmente disarmonica come lo spirito di Tom Waits nel corpo del primo, peter-panesco Patrick Wolf. Quando la cacofonia è più lieve l’audience è entusiasta e apprezza la sincerità della proposta: una lunga, irriconoscibile cover di Devil Town di Daniel Johnston chiude il set portandoci i vampiri di Daniel in carne ed ossa per un aperitivo.Affascinante.

Arrivato all’ultimo per rimpiazzare i The Kills, rimasti a casa malaticci, al Forum si esibisce Gaz Coombes, forte della sua recente esperienza solista dopo lo scioglimento dei mitici Supergrass. Un po’ appesantito e diplomatico ci annuncia che suonerà i pezzi del suo Here Come The Bombs, uscito solo qualche giorno prima. Al suo set non mancano potenza e dinamicità: il tempo per capire se i suoi pezzi siano ancora in buona percentuale in stile Supergrass quasi manca, impegnati come siamo a capire dove il buon Gaz vada incanalando quella sua energia da cui non veniamo sempre contagiati. Quando annuncia Whore e mette tutta la sua acredine nel raccontarci l’amarezza della vita ritrova finalmente il lume dell’interpretazione. (continua nella pagina successiva…)

 

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Giuseppe Zevolli

Giuseppe Zevolli

Nato a Bergamo, Giuseppe si trasferisce a Roma, dove inizia a scrivere di musica per Indie-Eye. Vive a Londra dove si divide tra giornalismo ed accademia.