Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Abbiamo ascoltato in esclusiva nel loro studio il nuovo disco dei Bad Love Experience, sei brani che confermano l'ottima scrittura di Valerio Casini e il cammino sonoro intrapreso con il precedente "Pacifico", tra pop e sperimentazione sulle orme del meglio degli anni Settanta e Ottanta 

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Quando i Bad Love Experience mi hanno invitato ad ascoltare in anteprima esclusiva la loro nuova fatica discografica nello studio milanese di Ivan A. Rossi, ormai vero e proprio membro aggiunto della band, ho accettato senza indugi, spinto dalla curiosità verso le traiettorie che i livornesi potevano aver preso dopo Pacifico, che nel 2012 fu un gran bel punto di svolta per la loro carriera, dopo i già più che buoni esordi.

Quando arrivo in studio in una delle tante serate piovose di questi mesi ad attendermi c’è proprio Ivan, che inizia a raccontarmi la genesi di Believe Nothing, che avrà una lunghezza paragonabile a quella di un EP (sei brani), ma che è da considerarsi un vero e proprio disco, per come è stato vissuto dalla band durante la sua lavorazione, con peripezie tra almeno cinque studi di registrazione e una cura maniacale per i suoni e le soluzioni musicali da applicare alle canzoni.

L’ascolto dell’album gli dà assolutamente ragione: le sei canzoni sono infatti veramente belle, la conferma della grande capacità di scrittura di Valerio Casini, e suonano davvero bene, in un costante gioco con la classica struttura e strumentazione del pop.

Il punto di partenza sono gli anni Settanta ed Ottanta, proprio per lo spirito che animava chi faceva dischi in quei decenni, David Bowie per fare un nome. In quest’ottica intervengono per esempio i fiati, suonati ed arrangiati superbamente da Beppe Scardino, noto in ambito jazz e per la collaborazione con Bobo Rondelli, o i synth, che creano atmosfere ben lontane da quelle meramente revivalistiche a cui siamo ormai abituati.

L’atmosfera generale è abbastanza sognante, in particolare nella prima parte del disco, una specie di incrocio tra il rock anni settanta e il dream pop nella sua accezione più moderna, mentre nella seconda metà i synth creano momenti un po’ più oscuri (non goth, naturalmente) prima dell’esplosione di rabbia e consapevolezza della title track.

Per far crescere l’attesa nel pubblico nelle prossime settimane il disco sarà preceduto da un cortometraggio diviso in sei parti, una per ognuna delle canzoni, che cercherà di narrare la storia di crisi e di rinascita narrata nell’album. Poi, tra fine inverno ed inizio primavera, potremo finalmente gustarci la nuova grande musica dei Bad Love Experience. Vale la pena attendere, fidatevi.

 

Fabio Pozzi

Fabio Pozzi

Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.