venerdì, Dicembre 4, 2020

BigKlit, ferocissima e scandalosa: i video e i brani prodotti da Full Tac

Instagram e le energie inter-relate. É stato il noto social network a mostrare le potenzialità di BigKlit al produttore trentenne Jared Soule, noto come Full Tac. Un video amatoriale dove una donna indirizza lo sguardo autoritario in camera e perentoriamente grida gli ordini di una vera e propria dominatrice: “mettiti in ginocchio”. Completano l’immagine minacciosa un sottofondo strumentale cupissimo di chiara derivazione hip hop, il tatuaggio di un serpente sulla faccia, un sigaro svuotato e rollato con cannabis. Ne nasce una collaborazione pressoché istantanea, nel quartier generale newyorchese di Full Tac e un primo EP intitolato “Big Klitirous“. Il tritolo viene fatto brillare con un potenziale che conserva le origini e la violenza oltraggiosa della performer, memore solo in parte della “sfacciataggine” di Azealia Banks, perché la ferocia in questo caso sconfina spesso nella parodia, con la consapevolezza nient’affatto teorica di chi è vissuto tra meme, cultura digitale di massa e condivisione istantanea, interpretandone il rigetto. Con un conato senza pudore BigKlit rifiuta cuteness e coolness in egual misura. Lo conferma il suo primo album sulla lunga distanza, intitolato “2028“, dove al sesso esplicito delle liriche contrappone una straordinaria violenza sonica che fa ben sperare in anni di melassa trap, qui riletta attraverso l’attenzione alla storia che ha condotto a quei suoni, senza perdere visceralità e furia per la strada. 

Fluidità sessuale, il contesto famigliare spesso descritto come ambito disfunzionale per eccellenza, autoaffermazione di se e dominio, sono i temi della “regina dell’inferno”, come ama definirsi Indigo aka BigKlit, declinati a ventisei anni con un’innegabile attitudine punk.  

Lo stesso Soule affronta la produzione del primo EP con quello che trova, registrando in cucina “FaceFuck” e finalizzando il mix con un vecchio computer della DELL. “Al volo” e “da zero”, queste sono le condizioni creative descritte da Indigo e Jared, a testimoniare l’approccio borderline, urgente e privo di sovrastrutture del loro lavoro. Viene recuperato il suono della TR-808 e il ruolo che ha avuto nell’evoluzione della musica hip-hop, combinando quindi intenzionalità con rabbia e potenza performativa. 
Indigo Snake, vergato con il numero della bestia, ha una vita breve e il moniker “INDI666OSNAKE” diventa presto “BigKlit”.
Due i canali youtube di riferimento, il primo che testimonia il passaggio dai primi tentativi ai brani di “Big Klitirous”, il secondo che documenta in pieno il nuovo corso e la recente promozione di 2028. É  comunque interessante osservare le prove generali, anche in termini visivi, perché si assiste al progressivo azzeramento di un filtro più tradizionale, tra videomaking e performer, che riconduce verso l’istantaneità ribalda dei primi video pubblicati su instagram, adesso oscurati. Ad eccezione di “She’s On the Loose“, clip “prodotta” in forma più tradizionale, i video che si succedono nei mesi successivi, quando non hanno la valenza del siparietto breve, oscillano tra “ufficialità” e una discesa negli inferi dell’autoritratto digitale, attraverso lo sguardo disincarnato della tecnologia contemporanea, come la videocamera di sorveglianza in “Fight & F**k”

BigKlit, “Fight & F**k” – produced by Full Tac

A questo approccio personale, dove BigKlit esprime la sua ferocia performativa con la tecnologia che le offre lo specchio necessario, si alternano produzioni più mirate, tra cui la versione  ufficiale di “Fight & F**k”, realizzata dalla ROT$ Worldwide, Inc, un collettivo che si occupa di video musicali e advertising con una coerenza invidiabile, tra la risemantizzazione della cultura analogica e un sincero amore per il brutto, evitando così rischi vintage e old-fashioned.

Il video realizzato per BigKlit ci è sembrato splendido, perché parte dall’immagine per come viene esperita nello spazio social, rilevandone la qualità narrativa attraverso i suoni e il racconto di Indigo. Successivamente, esplode in un rallenty demoniaco, dove la rabbia, l’estremismo e il limite dei corpi intrappolati in uno spazio casalingo, ripetono la prospettiva della versione “amatoriale”, lavorando più esplicitamente sulla mediazione tra tempo e presenza frontale dell’immagine “instant”, violenza privata e spettacolo condiviso.

BigKlit, “Fight & F**k” – video ufficiale diretto da ROT$ Worldwide, Inc

Indigo e Jared decidono di far tutto da soli, come nella produzione musicale. Girano, tagliano, montano il video stradaiolo di “Liar”, tra i crediti una sigla che sembra uno scherzo: Russian Intelligence Community.  Clip e brano diventano un inno sull’evirazione, “gesture” femminista basica e giocosamente scorretta.

BigKlit -Liar (prod. FULL TAC) Video Ufficiale – diretto da Full Tac & Russian Intelligence Community

Tornano invece a collaborare con gli amici di ROT$ Worldwide, Inc per il violentissimo e inquietante video di “Love Letter“. In una notturna che sembra sporcata dal movimento incerto di una diretta streaming a corto di banda, Indigo, denti di metallo e deambulare spiritato, squarta un coniglio di peluche, imbrattandolo con viscere assortite. Autotune, filtri e tutto il campionario di distorsioni vocali della trap vengono condotte verso il limite massimo della rottura, imitando gli estremismi di un growling furioso. Disturbante come la sete di sangue e violenza che dalla rete passa in strada e torna online, BigKlit infila le mani nella schizofrenia che sperimentiamo tutti i giorni con quel cortocircuito tra reale e virtuale. Siamo lontani dalla retorica gangsta di Rosalia, questo perché il potenziale erotico di Indigo scende a patti con gli aspetti più oscuri e li abita senza alcuna paura.

Bigklit – Love Letter – Video ufficiale diretto da ROT$ Worldwide, Inc

Holy Ghost” anticipa invece un nuovo progetto, con un assaggio di due minuti scarsi. La clip sembra girata con lo smartphone e sovrimpressa spostando ad ogni giustapposizione l’asse stesso dell’immagine. Il corpo si sdoppia e a sua volta moltiplica due diverse immagini di Indigo.
I mezzi “mobile”, le piattaforme di condivisione, l’approssimazione e l’urgenza di catturare la ferocia degli aspetti performativi, sembrano occupare l’immaginario digitale con una violenza che ne mette in crisi gli stessi parametri.
Il pensiero positivo è assente dalla musica e dalle immagini autarchiche di BigKlit, “macchina” disumanizzata, eppure vivissima.

BigKlit – Holy Ghost (prod. Nedarb) – video

Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.

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