giovedì, Febbraio 25, 2021

Bobo Rondelli, la cultura viene dalla terra: la foto intervista

Mi piace molto Settimo Round. Ci sono somiglianze tra la vita di un musicista e quella di un pugile secondo te?

Sì, ad andare sui palchi si prendono delle belle botte. La differenza è che più si perde, più si prendono botte, più si ha qualcosa da raccontare rispetto a chi va sul ring e le prende e basta. A livello poetico chi va sul ring e subisce ha più forza del vincente. Tutti i grandi sportivi alla fine sono dei grandi perdenti alla fine della carriera, vedi Cassius Clay, Garrincha o ultimamente Mike Tyson, che sta chiedendo aiuto perché fa abuso di alcool e stupefacenti. Io ho calcolato sulla vita media di essere arrivato al settimo round su dodici, quando ho scritto la canzone, forse ora inizio ad essere già all’ottavo, il più l’ho passato.

Ma ora arrivano quelli decisivi…

Può essere che sia così a livello poetico. Sicuramente dopo i cinquanta o si perde la testa e si diventa pieni di vanità oppure al contrario si perde totalmente la vanità. Mi auguro la seconda per me, perché in fondo è l’ego che non ci fa vivere bene la vita.

E un confronto tra il fare musicista e il fare l’attore, viste le tue esperienze con Virzì e non solo?

Scrivere canzoni è un raccontarti, tirare fuori quello che hai dentro, sei tu. Invece fare l’attore è interpretare un personaggio, che un po’ sei tu, un po’ è costruito su di te, ma alla fine ha delle battute fisse da dire e cose da fare. Io trovo più divertente raccontarmi, ma è molto più remunerativo fare il cinema. Se ne facessi di più starei un po’ di più al sole. E comunque essere attore è anche un modo di essere che non sento mio.

Hai in programma qualcosa per il cinema ora?

Ho fatto un piccolo doppiaggio nel documentario di Scola su Fellini, perché credo di essere l’unico in Italia a riuscire a parlare come Marcello Mastroianni, (da qui in avanti imita Mastroianni alla perfezione, nda) tanto che spesso mi capita che Marcello stesso mi entri dentro e non riesca più ad uscire fuori. Sono stato anche da diversi psicologi per questo problema enorme, tu capisci, ma ormai è come una sorta di Dottor Jekyll e Mister Hyde, non sto bevendo una pozione, è lui che entra dentro di me e parla attraverso questo mio corpo, molto più brutto del suo, ma che importanza ha, dato che la sua anima riprende a vivere. Sto cominciando a crederlo, perché è anche l’unico modo in cui riesco a farmi pagare. Però sto molto lavorando anche su Ugo Tognazzi (e qui passa a Tognazzi, anche questo fedele al 100%, nda), appena si accorgeranno che era un grande artista e vorranno fare un documentario, io potrò sicuramente trarne dei vantaggi. (da qui torna alla normalità, nda) Comunque, mi è capitato di fare una pubblicità imitando Mastroianni, mentre nell’ultimo film di Scola ci sono degli spezzoni di filmato senza audio che ho doppiato.

Tornando invece alla musica, cosa pensi della nuova ondata cantautorale dei vari Dente, Colapesce, Brunori?

Mi piacciono ed è bene che ci siano. Sono piuttosto bravi e raccontano storie diverse. Ho paura più per me, non so cos’avrò da raccontare, si vedrà alla prossima. Mi piacciono le loro storie di precariato e come le raccontano, aiutano i precari a sentirsi meno soli. Forse in Italia c’è una buona scuola di precariato, in ambedue i sensi.

Progetti futuri?

Ti risponderei come Piero Pelù se cantasse God Save The Queen dei Sex Pistols, perché ho immaginato che lui possa essere l’unico in grado di cantarla tradotta in italiano, partendo con Dio salvi il Cavaliere/Non ha sembianze umane per poi arrivare al culmine della canzone dove canterebbe Futuro/Futuro/Non c’èèèèè.

 La Foto Galleria di Francesca Pontiggia

Fabio Pozzi
Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.

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