Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Il nuovo album di Carlot-ta, "Songs of mountain stream", è appena uscito. Occasione per farsi raccontare dalla musicista di Vercelli la genesi e lo spirito che anima il suo nuovo bellissimo lavoro 

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Il secondo album di Carlot-ta è uscito per una nuova etichetta, la Brumaio sounds. Abbiamo parlato approfonditamente di Songs of  mountain stream qui su indie-eye; l’album è prodotto da Rob Ellis (Pj Harvey, Anna Calvi, Marianne Faithfull) e arriva a tre anni di distanza dal bel debutto Make Me a Picture of the Sun, riguardo al quale avevamo approfondito la genesi insieme alla musicista di Vercelli con una foto intervista a lei dedicata. Torniamo a parlare con Carlotta Sillano della sua nuova fatica, una conversazione dove ci racconta il suo percorso in questi tre anni, la scelta di lasciare Anna The Granny, la sua precedente etichetta,  l’incontro con Rob Ellis e la fisiologia dei suoi prossimi live.

Cosa hai fatto in questi tre anni, dall’ultima volta che ci siamo visti?

Ricordo che la promozione del disco è durata due anni, forse di più. È stato un impegno molto lungo, ho affrontato un lungo tour Italiano e nella pausa direttamente successiva sono riuscita a scrivere le nuove canzoni di questo disco. La novità fondamentale per me è che non sono più legata ad Anna the granny, l’etichetta che ha prodotto il primo disco. Ho preferito andare da sola per il cambio di visione dell’etichetta, la loro ottica, rispetto al mio progetto, era quella di tentare una strada più ‘mainstream’. Proprio per questo, ho scelto di tornare a fare quello che volevo, non so se sarà premiante.

Quanto c’è ancora di Carlot-ta italiana in questo disco?

 Non esiste una realtà in Italia con un canale preferenziale all’estero, qualche gruppo è riuscito ad andare all’estero, loro si sono trovati una loro via. Non sapendo a chi rivolgermi ho preferito fare da me, cercando appoggi esterni, da qui la scelta di lavorare con Rob (Ellis, NdR), per non fare un prodotto dedicato solo al mercato nazionale.

Com’è avvenuto il contatto con Rob Ellis?

Tramite A Buzz Supreme, gli editori di questo e dello scorso disco. Di fronte alla mia richiesta di aiuto per trovare qualcuno con un approccio non strettamente italiano, abbiamo buttato giù un paio di nomi. Tra questi Rob Ellis che appunto ha ascoltato i brani, gli sono piaciuti ed è venuto qui. Abbiamo ascoltato le cose con più attenzione, ci siamo organizzati anche perché non ho un’etichetta alle spalle. Non c’è supporto, non c’è logistica dietro che possa aiutarti. Devi fare tutto da solo, con il produttore che viene dal sud dell’Inghileterra. Tra West Bay e Vercelli, dove abbiamo registrato il disco, ci sono 12 ore di viaggio su almeno 4 mezzi di trasporto differenti. L’organizzazione non è stata semplicissima. Il disco è stato registrato a cavallo tra questi due paesi, sono stata anche là in questo villaggio di pescatori vicino alla Cornovaglia. Esperienza divertente ma anche molto stressante.

L’apporto di Ellis si sente molto, soprattutto per l’apparato rumoristico. Nonostante ci siano tanti rumori dal ‘torrente’, tutto si amalgama molto bene. Non so se eri molto propensa a portare le tue canzoni solo piano e voci e a costruire sopra tutta la sovrastruttura…

Rob è stato molto rispettoso dei provini inviati inizialmente, cosa che non è successa per il primo disco. Forse è imprecettibile, e può essere un bene o un male, non so. Nel lavoro con Rob sono stata io a dare l’idea di utilizzare dei field recording, poi ha gestito lui l’operazione e ne abbiamo discusso in seguito. Il suo lavoro non mi sembra così invasivo. L’idea dei suoni alpini mi è stata suggerita da Max Casacci durante un incontro che ho avuto con lui, ma poi l’ho realizzata personalmente insieme a Rob.

Come porterai live questo disco?

 Sono io, al piano e voce, poi c’è un polistrumentista per le parti ritmiche prodotte in modo elettronico e con percussioni reali, e poi si adopera per altri strumenti. Ho anche un contrabbassista, ma suona anche trombone, ecc. Ballano molto, li chiamo i ballerini.

La finiranno di paragonarti a Kate Bush, o continueranno a perseguitarti come il fantasma di Syd Barrett per Roger Waters?

 In realtà mi legano molto a Fiona Apple, anche se non le avverto particolarmente come influenze. Mi fanno comunque piacere. Rob Ellis ama molto Kate Bush, e vorrebbe produrre un suo disco.

Intanto si è accontentato…

Gli è capitato di meglio (ride, n.d.r.)

Quali sono gli artisti che ad oggi stimi, se è cambiato qualcosa dagli ultimi tre anni.

 Ascolto poche cose, sono molto restia ad approfondire i milioni di stimoli del mercato musicale. Forse le risposte saranno le stesse di tre anni fa! Comunque trovo molto interessante il panorama delle cantautrici femminili, non è un discorso per niente femminista, è proprio un fatto di qualità. Mi piacciono molto Anne von Hausswolff, organista svedese figlia di un sound artist, Marissa Nadler, Soap and Skin, e gli Austra, elettronici dark.

Ho letto sulla tua biografia che hai aperto un concerto anche per Gilberto Gil, un modo di suonare e un mondo completamente diverso. Com’è andata?

E’ stata una proposta dell’agenzia, era una data italiana del tour con un quartetto d’archi, e poi era presente Jaques Morelenbaum, celebre violoncellista brasiliano. Forse per questo c’è stato  l’abbinamento con me, ma è stata una cosa molto bella. Alla Fenice di Venezia e al teatro Romano di Fiesole, sopratutto a venezia è stato molto bello. Ho avuto modo di parlare con Gilberto e Jacques, un’esperienza molto positiva anche se non mi sento molto vicina…

Infatti mi è sembrata una cosa bizzarra…

 Sì, è stato curioso anche se trovo giusto accostare due cose che non c’entrano niente. Mi sento molto più europea.

Colgo la palla al balzo e proprio sull’Europa ti faccio la domanda decisiva: come ho scritto anche nella recensione, penso che la tua musica riesca a definire un canone di “classicità europea” che è difficile da trovare. Ogni pezzo sembra echeggiare una nazione diversa, sia per la lingua che per la struttura melodica e l’arrangiamento.

 Sicuramente. “Un disco per la vecchia Europa”, una collocazione che mi piace molto anche se non è un pensiero molto contemporaneo. Mi sento vicina a questo mondo. C’è un brano che si chiama “The river”, che è un inno nella struttura e nella melodia. Una cosa curiosa è che durante i Mondiali ho sentito l’inno della Spagna e suona uguale a “The river” nell’introduzione.

Ti ringrazio davvero della disponibilità e spero di vederti dalle mie parti in una cornice “classica” a suonare dal vivo.

 Grazie a te, spero di venirci presto.

 

 

 

Elia Billero

Elia Billero

Elia Billero vive vicino Pisa, è laureato in Scienze Politiche (indirizzo Comunicazione Media e Giornalismo), scrive di dischi e concerti per Indie-eye e gestisce altri siti.