martedì, Ottobre 26, 2021

Egestas – Trafficanti di Ombre, il videoclip di Luciano Attinà e l’intervista

Rinunciare a combattere è rinunciare a vivere. "Trafficanti di Ombre" è lo splendido "videoggetto" di Luciano Attinà girato per la band black / post-hardocore degli Egestas. Ieratico e ipercinetico, racconta la tragedia del migrante, fondendo suggestioni dal cinema del reale meno allineato con il mondo della narrazione a fumetti e quello mitologico. Un lavoro di 11 minuti che abbiamo discusso insieme al regista

Luciano Attinà è un videomaker indipendente laureatosi al DAMS con una specializzazione in Tecniche di produzione audio-video alla scuola APM di Saluzzo. Oltre a numerosi lavori come montatore e direttore della fotografia nella produzione documentaristica in produzioni RAI, è tra gli autori di Punk@Bo. Cieli Oscuri Autoproduzioni è un marchio e una sigla sotto la quale produce audiovisivi legati alla musica, alla documentazione di concerti e anche ai videoclip.

Uno di questi è “Trafficanti di Ombre” realizzato per la band Egestas, combo bolognese a metà tra hardcore, Black Metal, sperimentazione e psichedelia.
Le intenzioni di Attinà, ovvero quelle di allontanarsi dall’estetica e dai linguaggi dominanti, trova conferma in questa clip di 11 minuti, che nell’adesione al minutaggio del pezzo, rappresenta un esperimento atipico nell’ambito del videoclip, almeno quello inteso in termini più normativi.

Se per Attinà, come ha spesso dichiarato, i suoi lavori vanno intesi come veri e propri “video-oggetti”, opere insomma combinatorie che mettano insieme l’immaginario pop dei fumetti, il cosiddetto cinema del reale con suggestioni legate alla storia del cinema, “Trafficanti di Ombre” risponde perfettamente a questi criteri, mettendo insieme lo spirito del cinema di poesia con gli aspetti più “cinetici” del racconto di genere non riconciliato, quello che fonde sistemi narrativi eterogenei, dal mito al fumetto.

Il video Trafficanti di ombre – ci ha detto Attinà – nasce dall’incontro fra i miei precedenti esperimenti sul tema delle migrazioni e la musica degli Egestas, band blackened post hardcore che ho avuto la fortuna di conoscere e poter seguire sin dalla sua nascita

Una lavorazione piuttosto lunga che abbiamo discusso insieme ad Attinà


Ci racconti la lavorazione del video e gli obiettivi estetici che ti eri prefissato?

Negli ultimi anni ho accumulato molte ore di girato; il materiale segue due linee tematiche.
La prima traccia un parallelo fra la figura del migrante africano moderno e i viaggiatori del mito classico. Figure eroiche come Ulisse, Perseo o anche, in senso lato, Icaro, che tentano di superare i confini fisici imposti loro dal fato, nella speranza di accrescere la propria conoscenza della realtà, di guadagnare la libertà o di cambiare l’assetto del proprio mondo. Da qui il tema dello scontro con l’eventualità del fallimento, rappresentata nel video dalla statua di Igor Mitoraj (Icaro caduto) e dal pugile caucasico, immagine di un Occidente per niente accogliente. La seconda invece costruisce, per metonimia, la geografia delle rovine umane e culturali proprie di questo Occidente.

In che senso?

Si tratta di un Occidente ridotto a una selezione di spazi naturali invasi dal dissesto edilizio voluto da un capitalismo sfrenato. Da questi luoghi emergono inoltre le vestigia di una cultura che si voleva culla di civiltà, ma che sembra aver lasciato oramai spazio solo a ideologie reazionarie, le cui conseguenze sociali, i migranti devono affrontare quotidianamente – rappresentate metaforicamente dai cadaveri mummificati.

Con gli Egestas come hai discusso queste suggestioni?

Quando gli Egestas mi hanno proposto di fare un video per Trafficanti di ombre, ho ascoltato la canzone facendo attenzione al testo e mi sono ritrovato, quasi automaticamente, a richiamare alla memoria tutte quelle immagini, in un’architettura visiva dai ritmi ora imponenti, ora ipercinetici.

In qualche modo hai quindi unito il tuo lavoro di ricerca, cominciato precedentemente, con le suggestioni che “Trafficanti di Ombre” ti suggeriva….

Esattamente. Una serie di spunti e idee sembrano aver trovato la loro giusta collocazione in un video, che attraverso le astrazioni dell’immagine registrata, vuole restituire giustizia, per quello che è concesso fare a un “videoggetto”, alla forza di tutti coloro i quali sanno che «rinunciare a combattere è rinunciare a vivere», come ben sintetizzato dall’incipit del video voluto dagli Egestas.

Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.

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