venerdì, Febbraio 26, 2021

Elli De Mon – II: la recensione

Diciamolo subito, non fossimo costretti a vivere in questo paese, dove anche i Dj sono del Partito Democratico, Obsession, una delle tracce contenute nel nuovo lavoro di Elli De Mon, potrebbe diventare un tormentone per tutti, da portarsi dietro come scialuppa di salvataggio nei momenti più duri, segno dell’ulteriore trasformazione che Elisa ha affrontato mantenendosi certamente entro il contenitore di un blues radicale, ma arricchendolo con stratificazioni così elaborate da spingersi in quei territori tra punk, blues e rock che ci hanno fatto pensare, almeno per questo particolare episodio, ai The Kills più tarantolati o ai Suicide senza elettronica; ma è solo un elemento tra quelli in gioco.

La songwriter vicentina si muove quindi dalle stesse intuizioni che hanno caratterizzato il suo primo lavoro, ma animata da un torrido erotismo riesce a contaminare più tradizioni con sorprendente coraggio,  privilegiando il dialogo tra oriente e occidente senza giocare con la retorica psichedelica. Per fare questo, attinge ai sistemi della musica classica indiana e traccia delle convergenze armoniche ed emozionali con il suono del Diavolo, traducendo quindi in termini squisitamente musicali la lotta tra polvere e spirito che si respira lungo i dieci brani del secondo capitolo a nome Elli De Mon.

La strumentazione viene notevolmente arricchita, ma a far da padrone è lo scambio simbolico tra sitar, chitarra e cavigliere, nella creazione di numerose varianti Rāga che dirottano la tradizione Delta Blues in un territorio liminale. Persino il confronto con la Pj Harvey di “Four Track Demo” salta completamente in aria, perché l’ossessione erotica si dibatte in un contesto più medidativo e visionario, basta pensare ad un brano incredibile come Black Ego, dove la frequenza armonica iniziale ha la funzione dell’Alap, un crescendo introduttivo con lo scopo di condurre lo spirito verso una percezione superiore, ma che improvvisamente si schianta a terra, raccontandosi con l’incedere più tradizionale del blues e intrecciando le due forme senza soluzione di continuità.

La voce di Elli De Mon, pur mantenendo la solita chiarezza cristallina, dimostra uno spessore maggiore rispetto al passato, con un lavoro davvero notevole sulle frequenze più basse, capaci di restituire un tormento non riconciliato tra sesso e spirito, lanciandosi di volta in volta in forme più selvagge e terrene ed improvvisamente elevandosi dall’ossessione del desiderio, senza sbarazzarsene completamente (Unbreakable).

Il progetto Elli De Mon si conferma come uno tra i più stimolanti prodotti in Italia, perché invece di scegliere un metodo decostruttivo, come capita sovente quando da qui si guarda altrove con l’idea di essere sempre “post” qualcosa, si immerge in più tradizioni con passione ed umiltà, inventandosi un terzo elemento inafferrabile ed emozionale.

Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.

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