venerdì, Settembre 24, 2021

España Circo Este – Dormo Poco E Sogno Molto, il video di Paolo Santamaria e l’intervista

Paolo Santamaria scrive e dirige il video di "Dormo poco e sogno molto" con le animazioni di Gianpaolo Calabrese. Realizzata per gli España Circo Este per promuovere l'album Machu Picchu pubblicato da Garrincha dischi, è uno dei video più creativi del 2020. In modo potente e originale ci interroga sul nostro ruolo rispetto al filtro mediale che quotidianamente circoscrive le tragedie più piccole e quelle globali. Ne parliamo insieme a Paolo Santamaria con un'intervista che svela metodi di lavorazione e scelte espressive

La forza delle idee nell’area circoscritta delle forme brevi. Da sempre è una questione di confini e cornici rappresentative. Occorre espanderle e sfondarle, letteralmente, per aprire 30 secondi o tre minuti ad altre possibilità. Non sono molti quelli che ricordano “That’s what’s going on“, lo spot realizzato per Wrangler da Kevin Godley & Lol Creme nel 1983; immagine virtuale e possibile che insieme al lavoro di Zbigniew Rybczyński, sfruttava l’immaginario e gli spazi destinati al consumo per sperimentare le qualità performative delle nascenti tecnologie digitali, ricombinando nuove narrazioni fatte di stereotipi a pezzi, campionamenti e ripetizioni.

Il video di Paolo Santamaria, prodotto con la sua The Factory per gli España Circo Este, a distanza di alcuni decenni dal lavoro di Godley, Creme e Rybczyński, sembra aprire nuovamente quelle finestre, per consentirci un passaggio senza soluzione di continuità tra realtà e schermo, nuove tecnologie e consistenza tattile.

Oltre al “come”, il “cosa” ci interroga lungo i tre minuti e mezzo del video, sul nostro ruolo rispetto al filtro mediale che quotidianamente circoscrive le tragedie più piccole e quelle globali, spingendoci in una pericolosa comfort zone scopica dove lo spettacolo scorre e non ci macchia di sangue.

Dormo Poco e sogno molto“, che già dal titolo suggerisce uno straordinario ossimoro esoterico di sovversione dell’ordine di realtà, ha partecipato a più di 30 festival in giro per il mondo, tra cui tre con la qualifica dell’Academy Award, una selezione al prestigioso Berlin Music Video Awards 2021 e un riconoscimento a Cortinametraggio.

Paolo Santamaria, fondatore dell’abruzzese The Factory, regista di spot, documentari e moltissimi videoclip, buona parte dei quali realizzati per l’etichetta discografica Garrincha, torna in fondo a realizzare un’opera di viaggio, riuscendo a trovare una sintesi sorprendente tra l’immagine e i mezzi del presente. Lo fa con un’ansia di libertà incontenibile.
Le immagini e le animazioni di Gianpaolo Calabrese, di fatto non le contiene, ma le spinge fuori cornice, verso chi guarda.

Paolo Santamaria. Tra illustrazione, tecnologia e vita. L’intervista

Come è nata la collaborazione con Gianpaolo Calabrese e come avete impostato il lavoro sul video?

Con Gianpaolo ci conosciamo da anni, siamo nati entrambi ad Avezzano, in Abruzzo, e assieme abbiamo portato avanti la passione per la ricerca estetica attraverso la creatività.
Io ho fondato la The Factory, e lui ha subito sposato la causa, entrando a far parte del team. Siamo dunque coinquilini allo stato puro. Scrivevo così su Ig rispetto al videoclip di Merendine blu, ma vale ovviamente anche in questo caso: Nel mio mestiere il percorso non è mai subordinato al risultato, ne è parte integrante, come un iceberg di cui osserviamo soltanto la cuspide. Per me questo video nasce dalle prime chiacchierate in autobus, entrambi assonnati, nel percorso verso Scuola di Cinema per me ed Accademia di Belle Arti per lui. Questa la vittoria più grande, valore del tempo speso e delle tante energie profuse, imparziali esempi di libertà.

Oltre all’idea del passaggio da un dispositivo all’altro, davvero molto bella ed efficace , sorprende la realizzazione tecnica. Siete riusciti a mantenere forte spontaneità del gesto, come se fosse un gioco di bambini, e allo stesso tempo a costruire questa formidabile sincronia narrativa.

La mia infanzia è stata costellata da disegno e da pittura, difatti a scuola scarabocchiavo in continuazione. Frequentai anche un corso specifico con mia sorella Chiara, pomeriggi spesi a realizzare quanto ragionato, un profondo lavoro di concentrazione. In seconda media vinsi addirittura un concorso su tematiche sociali, con un disegno che realizzai in una mezza mattinata, stanzone enorme pieno di altri ragazzi, che valse il primo premio. Insomma, ero abbastanza in fissa. Crescendo però, il vuoto. Con l’approdo alla tecnologia ho perso totalmente il rapporto creativo e artistico con la mia manualità illustrativa. Le idee son rimaste, ma la capacità è stata dirottata altrove (siamo esseri finiti, ahimè).
Conoscere Gianpaolo è stata una bella fortuna, avere altre due braccia pensanti dedicate, designate all’illustrazione, è molto stimolante. Io posso dedicarmi al mondo visuale nel suo complesso, lui può scavare a fondo andando a sviscerare di volta in volta la tecnica con cui decidiamo di interfacciarci. Volevo che si evincesse anche questo, volevo raccontare una storia come la mia mente infantile era solita immaginarla, come un viaggio su due dimensioni, in continua scoperta. E volevo farlo con un avatar che fosse amabile, buono, come ogni bambino vede il suo compagno di viaggi ideale. Il nostro poi è stato condito con elementi del buon Marcello, cantante degli Espana.

Mi interessava capire gli intarsi tra scrittura e tecnica…

Ipotizzare su carta un simile iter non è banale. Ho immaginato la storia, ovviamente nata dalle parole della canzone, stabilito il suo intreccio e creato una scaletta. Nel nostro caso bisognava poi capire come incastrare, quanto ipotizzato, all’interno dei dispositivi. Volendoci complicare la vita abbiamo anche deciso di far muovere i medesimi, così da poter interagire con loro. Ricordo benissimo che prendemmo tanti fogli bianchi e iniziammo a stabilire una mappa, un percorso che il nostro avatar avrebbe compiuto sugli assi X e Y, nel tempo e nello spazio. Proprio come ero solito fare da bambino, creando caroselli infiniti. È stata la nostra guida per predisporre scenograficamente i dispositivi e per realizzare le animazioni da inserirvi. Filmammo il videoclip ad inizio Marzo, nei giorni di poco antecedenti al primo lockdown, momenti in cui risultava difficile persino concentrarsi per fare la spesa, figuriamoci per costruire un simile viaggio onirico. Nel nostro studio, la The Factory improvvisamente impregnata di alcool ed amuchina, ci ritrovammo io, Marco Anselmi (il nostro tuttofare) e Gianpaolo in compagnia di una 50ina tra iPhone ed iPad ed una scena da allestire (le mani presenti nel video sono le loro). Fu un primissimo esperimento di set con mascherine ffp2, complesso e surreale.

L’estetica del video mi ricorda alcune espansioni tattili del mondo visuale che spesso sono affidate alle motion graphics ma anche la capacità di sfondare gli schermi che era tipica della pubblicità splendida degli anni novanta, quella di Godley and Creme tanto per intenderci. A cosa vi siete maggiormente ispirati per raggiungere questo grado di libertà creativa?

A testa e cuore.
Nel tempo avevo già visto video similari, con dispositivi e animazioni a sync. Però non ritengo ci sia stata una vera e propria ispirazione, come del resto non sono solito fare mai. Per poter raccontare attraverso le mie immagini devo dapprima incamerare per poi scomporre e attraverso una nuova sintesi riformulare a modo mio. Ritengo che la fedeltà al sentimento sia sempre il miglior ingrediente, la giusta base con cui poter svolazzare in piena fantasia. Accadde una comune fascinazione simile quando realizzai anni fa L’arte ti somiglia, celebre campagna del Mibact. Si trattava di una trovata a mio avviso già vista, ma probabilmente il focus e l’attenzione utilizzati in essa hanno saputo creare il transfert emotivo necessario, al punto da trasformarla nella “più efficace campagna ministeriale degli ultimi anni“, ma non sono parole mie…

Le finestre dei dispositivi ricordano quelle del mondo isolato e allo stesso tempo Always connected dei social media. C’era l’intenzione di sollecitare quel mondo ad aprirsi verso la sofferenza quotidiana dei popoli, sfondando e rompendo gli schermi dell’isolamento?

L’attuale dilemma social, per citare una recente produzione Netflix, rappresenta una delle grandi sfide dell’uomo odierno. Riuscire a vivere in tale meccanismo senza perdersi, senza esser risucchiati dagli algoritmi e dalla dipendenza che suscitano, credo sia complesso e molto difficile. La rivoluzione della mia generazione è frutto di quelle tante scoperte fatte da imprenditori brillanti, e per la stessa natura delle loro creazioni sospinte dal business, ne diventa ogni giorno più schiava, perdendo sempre di più il contatto col mondo fatto di terra e sangue. Sono tali meccanismi ad imporre le tematiche da seguire e gli argomenti di cui parlare. Prestare attenzione a ciò che non ingaggia il flusso richiede parecchio sforzo. Mantenere memoria richiede sforzo. “Vivere” aprendosi al mondo d’oggi richiede sforzo.

Il video mi sembra sia una risposta formidabile, sia tematicamente che a livello creativo, alla stasi che stiamo vivendo. Secondo voi si può leggere come un tentativo di sollecitare le coscienze anche e soprattutto quando i corpi sono costretti a stare a casa? Allargare gli orizzonti insomma…

È stata dura ma essenziale. Proprio l’universo hi-tech, in parte rappresentato nel video, ci ha permesso di proseguire il nostro confronto, di osservarci in video call mattutine condividendo spunti creativi e rallegrandoci in un momento tanto triste. Un esperimento bizzarro, in cui tre persone hanno lavorato in parallelo mettendo a sistema idee e suggestioni. Andrea Di Berardino da Zurigo, a curare il tracking 3D, Gianpaolo a disegnare ogni santa animazione ed io ad orchestrare, rompendo ed assemblando con aggiunte dell’ultimo minuto. In fin dei conti credo che la clausura forzata sia stata l’ingrediente fondamentale per dar sfogo alla nostra immaginazione, il videoclip un’ancora di salvezza, un viaggio dell’anima in cui il piacere della scoperta e l’amore hanno saputo alternarsi in una pulsione creativa costante.

Farete altre cose insieme? Noi speriamo di sì

Ovviamente si. Gianpaolo è un componente attivo della The Factory, un perno fondamentale senza cui probabilmente oggi sarei altrove, magari all’estero. Ma la famiglia dei #factoryni è molto più ampia e giorno dopo giorno ci poniamo nuove sfide cercando di metterci alla prova, stimolando costantemente le nostre menti e la nostra pazienza. Operare in un ambito in cui il senso di precarietà diventa leitmotiv nudo e crudo, richiede costante meditazione e continuo allenamento. Farlo assieme a belle persone, persone a cui si vuole bene, salva.

Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.

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Scritto e diretto da PAOLO SANTAMARIA
Animazioni GIANPAOLO CALABRESE
Supervisione effetti visivi ANDREA DI BERARDINO
Assistenti alla fotografia MARCO ANSELMI e LUCA ELEUTERI
Montaggio e color grading MARCO CAMILLI
Direzione artistica MUSEX
Produzione esecutiva THE FACTORY

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