Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

"Indurre a credere che i disegni esistano o che la realtà sia solo disegnata. Che è poi la verità". Marco Brancato ci racconta con un suo contributo inedito la lavorazione di Fragments, nuovo bellissimo tassello della sua videografia realizzato per i Mòn e condiviso con Michele Manca. Tra realtà e animazione, sogno ed esperienza, Fragments è davvero un video unico 

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La principessa Cloe è alla scoperta del mondo e delle forze che lo governano.
Fragments è la metafora di un percorso comune ad ogni uomo venuto alla luce. Un cammino scandito da fasi, energie ed equilibri tanto più in armonia quanto più delicati e vulnerabili. È la celebrazione della guida, del faro che illumina questa strada e fornisce gli strumenti per mantenere l’equilibrio. Nel bel mezzo del cammino qualcosa interrompe il percorso della principessa, qualcosa di oscuro, che stranamente le somiglia e che sembra nascere da lei. Qualcosa che deve sconfiggere per incontrare l’ultimo frammento e diventare Donna

“What should I fear now that there’s the tempest inside, there’s no place to hide. Why should I feel safe now that I’m finally at home, that the tempest is gone.” 

Mòn su Facebook

I video e l’arte di Marco Brancato, l’intervista di Michele Faggi

Fragments è tratto da “Zama” l’album dei Mòn pubblicato da Urtovox Records

Non solo un videoclip, magari fatto da un susseguirsi di interessanti suggestioni visive unite da un fil rouge più o meno dichiarato, ma un vero e proprio corto con relativa storia che sposi bene le eclettiche sonorità del brano. Il tutto servendosi di un linguaggio ibrido tra animazione e girato.

Questo è ciò che io e Michele Manca, che scrive e dirige con me il clip, vogliamo ottenere da Fragments. Tempo? Ovviamente poco. Dato che l’esigenza è appunto quella di arrivare ad una trama relativamente complessa, la prima fase, quella della scrittura, è il cardine dell’intero progetto. Il seme della storia è una breve sinossi del brano inviataci dagli stessi Mòn, dove si accenna l’intento di raccontare il complesso e delicato rapporto tra due figure: una d’esperienza e di guida; l’altra inesperta e alla scoperta del mondo.

Mentre iniziamo a buttare giù delle bozze, provo a guardare da un altro punto di vista ciò che stiamo sviluppando, inserendo a gamba tesa una delle passioni che ho da sempre: la fotografia macro e il mondo microscopico. L’idea è quella di ambientare la storia in un microcosmo ripreso con ottiche specifiche sfruttando così le infinite possibilità che ne derivano. 

L’idea è quella di ambientare la storia in un microcosmo ripreso con ottiche specifiche

L’aggiunta del segno per personaggi e trasformazione degli scenari. La proposta è istantaneamente abbracciata da Michele, che a sorpresa condivide con me questa fissazione. Si può dire che la vera e propria scintilla di intesa tra noi due scatta così. Da quel momento iniziamo infatti a pensare e ad apportare le nostre idee sotto un’unica visione, che sappiamo tacitamente di condividere anche se non ce lo siamo ancora spiegati.

Le ambientazioni in macro, oltre a liberarci da problematiche dovute a tempi, spazi, budget extra e via dicendo, ci apre soluzioni creative a non finire e nella sua semplicità è addirittura potenzialmente più seducente in termini di originalità e caratterizzazione.

Non è quindi solo una soluzione tecnica, inevitabilmente la narrazione prende una piega ben precisa. Tutti gli elementi e le svolte che la costituiscono si immergono o nascono nello stesso immaginario scaturito appunto da questa intuizione.

Il racconto, come nei più classici dei racconti, si serve della metafora. Il percorso della Principessa Cloe, protagonista della storia, è una collezione di frammenti (Fragments), quattro per l’esattezza. Quattro incontri in quattro momenti precisi della sua vita con quattro entità. Eteree, misteriose e a volte buffe, i 4 elementi: terra, fuoco, acqua e aria. È un cammino simbolico, scandito da fasi, energie ed equilibri.

Tanto più in armonia quanto più delicati e vulnerabili. È la celebrazione della guida, del faro che illumina questa strada e fornisce gli strumenti per mantenere l’equilibrio.

Non si può ritardare né anticipare quasi niente se non è attentamente rivisto nell’insieme.

Nel bel mezzo del cammino qualcosa però interrompe il percorso della principessa. Qualcosa di oscuro, che stranamente le somiglia e che sembra nascere da lei. Qualcosa che deve sconfiggere da sola per giungere all’ultimo frammento e diventare Donna. La differenza più grande con i miei precedenti lavori, oltre al naturale evolvere della cifra stilistica, sta forse proprio nella tipologia di storia e, di conseguenza, nel modo di sceneggiarla.

Essendo la story-line ben definita, è necessario strutturare in modo molto rigoroso lo storyboard e lasciare alla possibilità di improvvisazione meno margine e comunque facilmente gestibile nel flusso narrativo. Non si può ritardare né anticipare quasi niente se non è attentamente rivisto nell’insieme. A richiedere ancor più precisione in tal senso, c’è il fatto di non poter verificare immediatamente l’efficacia di una scena o di un’intera sequenza. Tutto il video, infatti, viene prima girato e montato senza disegni, vale a dire senza niente che faccia intendere la storia in nessuno dei suoi aspetti.

Per far sì che la coordinazione tra disegno e girato sia impeccabile, il lavoro di regia viene studiato e realizzato insieme. Riprendere attori e scenografie fantasma non è la cosa più facile del mondo, è quindi compito dell’animatore dare le giuste indicazioni a chi gira verificando i risultati in tempo reale. Tutto viene immaginato e ripreso, secondo dopo secondo, e solo successivamente concretizzato dall’animazione. Nessun margine d’errore.

Quella delle riprese è una fase molto strana di questo progetto. Tre giorni di puntualissima avversità del meteo passati in un’incredibile location che, esclusa la volpe che ci ruba i biscotti nel cuore della notte, è invece nostra alleata.  

Per far sì che la coordinazione tra disegno e girato sia impeccabile, il lavoro di regia viene studiato e realizzato insieme. Nessun Margine di Errore

Una tenuta in collina dove Liguria, Piemonte e Lombardia si incontrano, che ci sostiene fornendoci tantissimi elementi su cui lavorare, spunti nuovi da seguire e soluzioni da trovare anche quando non le stiamo cercando. Quasi ci spaventa. Visti da un occhio esterno sembriamo dei bambini che giocano piuttosto che professionisti a lavoro. Ho circa 12 anni. L’energia creativa è costante e curiamo ogni piccolo set su cui poi giriamo le scene con zelante entusiasmo. Nonostante la stanchezza, nonostante la pioggia, il buio che cala prestissimo, il freddo (tanto) e il sonno (forse anche più del freddo). Nonostante tutto emergono due cose: cuore e divertimento.

Selezionate le sequenze e realizzato il montaggio manca “solo” il disegno.

Sorvolando sulle molteplici considerazioni tecniche da fare affinché girato e animato non litighino: non ho più un compagno. 

Indurre a credere che i disegni esistano o che la realtà sia solo disegnata

Tra me e la disperazione di dover animare frame by frame a passo 3 un video di 5 minuti e mezzo in troppo poco tempo, si frappone solo l’emozione di dar finalmente vita a tutto ciò che ho già visto nitido solo nella mia testa, e scoprire quanto invece non ho ancora neanche immaginato. Man mano che scalo i frame, l’immaginario magico e fiabesco che abbiamo studiato viene fuori da quegli oggetti fino ad ora immobili.

Proprio come previsto, forse anche di più. Tutto sembra funzionare: connubio tra girato e animato, immagine e suono, tipologia di narrazione e mood del brano.

Ma se sei solo a un quarto del clip, sai che la principessa Cloe non lascerà la tua scrivania ancora per parecchio, e devi stare attento a non litigarci. Vorrei far quasi scordare a chi osserva che ha davanti due registri. Il disegno deve abitare in modo naturale le riprese. Questo è il mio obiettivo durante tutta la fase di animazione. Ogni cosa, seppur nel mio linguaggio, dev’essere credibile, verosimile, in stretta relazione con ciò che la circonda. Indurre a credere che i disegni esistano o che la realtà sia solo disegnata. Che è poi la verità.

Marco Brancato in rete

Michele Manca su Facebook

 

 

Marco Brancato
È un illustratore e animatore italiano con base a Bologna. Diplomato presso l’ISIA di Urbino, dal 2014 lavora come autore freelance per editori italiani e internazionali, magazine e per il settore discografico con video animati e artwork.